PIETRO CANTORE. - Teologo e predicatore, n. nella prima metà del sec. XII, m. a Longpont il 22 sett. 1197. Maestro a Parigi dal 1171, cantore del Capitolo (cantor Parisiensis) dal 1184, eletto nel 1191 vescovo di Tournai, per l'opposizione del metropolità, Guglielmo di Champagne, arcivescovo di Reims, la sua nomina fu contestata come irregolare. Eletto vescovo di Parigi nel 1196 non accettò; accolse invece l'offerta del decanato di Reims fattagli da Guglielmo di Champagne e appunto nel viaggio a Reims si ammalò nell'abbaia di Longpont, dove morì dopo aver preso l'abito cistercense.
Scrisse opere importanti: Verbum abbreviatum, detto anche Viaticum tendentis in Jerusalem e Summa de vitiis et virtutibus (PL 205, 21-55); una specie di esame di coscienza ad uso degli ecclesiastici, con un prezioso svolgimento della materia penitenziale e con un rapido cenno ai Novissimi; Summa de Sacramentis et animae consiliis (due redazioni: Parigi, Bibl. naz., lat. 9593 e 14521; Bibl. di Troyes, 276); l'opera, nella redazione trecentesca, comprende due libri, di cui il primo è consacrato alla dottrina dogmatica e morale dei Sacramenti, l'altro alla casistica su vari argomenti (voti, simonia, Matrimonio, Battesimo, Eucaristia); Summa Abel (Parigi, Bibl. naz., lat. 455; 613 ecc.) ampio dizionario alfabetico, che comincia con la parola Abel (donde il nome), comprendente 1250 distinctiones su argomenti teologici e liturgici; l'opera godette grande popolarità (alcuni passi sono sparsi, in forma di chiose, nella presunta Clavis Melitonis, ed. da G. B. Pitra, Spicilegium Solemense, III, Parigi 1858, pp. 1-276); De tropis loquendi o De tropis theologicis (Parigi, Bibl. naz., lat. 1455) è detto anche De contrarietatibus Scripturae, perché costituisce un vero tentativo di soluzione delle antinomie bibliche; Glossae super unum ex quatuor: armonia dei quattro Vangeli; scrisse inoltre brevi glosse agli Atti, alle lettere paoline e cattoliche, all'Apocalisse e a diversi libri del Vecchio Testamento (quest'ultima di dubbia autenticità).
P. C. fu anche un eloquente predicatore, a cui s'ispirò il celebre Folco di Neuilly, ma dei suoi discorsi non rimane quasi nulla. Tutta la produzione ubbidisce a preoccupazioni pratiche e pertanto lo stile di P. C. è semplice, aderente alle necessità dell'uditorio, la sua erudizione è ampia, ma usata con parsimonia, la sua esegesi è schiva di trionfali e di questioni superflue.