PIETRO delle CELLE (Petrus Celensis). - Benedetto, scrittore di spiritualità, n. nella Champagne nel 1115 a. m. a Chartres il 20 febbr. 1183. Fu eletto, verso il 1145, abate di Moëtier-la-Celle (dio cesi di Troyes), nel 1162 ebbe il governo dell'abbazia di S. Remigio a Reims e nel 1181 fu nominato vescovo di Chartres. I suoi scritti, dallo stile facile e immaginoso, frutto d'esperienza, fanno del Cellese un testimone più che un trattatista della spiritualità benedettina.
Tra le sue 177 Epistolae (PL 202, 405-636) emergono quelle scritte agli amici, sparsi in tutta la cristianità. I Sermones (coll. 637-926) rispecchiano lo stato interiore della sua anima devota; i Tractatus sono una spiegazione allegorica di alcuni temi biblici: nel De panibus (coll. 205-1046) tutte le allusioni della S. Scrittura al pane acquistano valore di segno, almeno implicito, dell'Eucaristia; nel De tabernaculo Movis (coll. 1047-84; anche ed. Leclercq [V. BIBLICA.], pp. 147-67) la Chiesa diventa il vestibolo del cielo nel Commentarius in Ruth (di cui il Leclercq, pp. 168-73, ha edito la conclusione), ampia esegesi mistica dei rapporti di Cristo con la Chiesa e la Vergine. Notevoli gli opuscoli monastici: il De puritate animae (ed. Leclercq, pp. 174-92), diretto ai novizi; il De coscientia (id., pp. 193-230), scritto Chiaravalle (v.), è un trattato sul processo d'interiorizzazione dell'anima nell'imitatione di Cristo. Scrisse inoltre: il De afflictione et lectione (id., pp. 231-39) e il De claustrali disciplina (PL 200, coll. 1099-1146).