Enciclopedia Cattolica vol. IX, 1952 Gerarchia ecclesiastica Patriarcati, arcidiocesi, diocesi, diocesi soppresse

POLICASTRO, DIOCESI DI

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POLICASTRO, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Salerno; ha una superficie di 1200 kmq. con una popolazione di 70.000 ab. tutti cattolici, distribuiti in 41 parrocchie servite da 70 sacerdoti diocesani e 15 regolari; ha un seminario, 4 comunità religiose maschili e 23 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 321). È suffraganea di Salerno; la Cattedrale è dedicata alla B.M.V. Assunta.

Storia. - Si ritiene che P. abbia ereditato la sede episcopale dall'antica Bussento (Buxentum), distrutta dalle invasioni e dalle scorrerie saracene; solo alcuni preferiscono identificare l'antica Buxentum con Pisciotta nella Valle di Novi. Il primo presule noto di Buxentum è Rustico, presente al Concilio romano del 501; quindi un N., per la cui morte (592) Gregorio Magno scrive a Felice, vescovo d'Acropoli, di visitare Bussento insieme a Velia e Blanda, per rimettervi un po' d'ordine, ristabilirvi il culto e provvedere ai vuoti del clero con nuove ordinazioni (Jaffé-Wattenbach, 1195). La preoccupazione che traspare dalla lettera è indice di una situazione grave, cui forse non erano estranee incursioni e razzie di ogni specie, tanto frequenti in quel periodo. Il secondo vescovo conosciuto è Sabbazio, che si sottoscrive « episcopus buxentinus » nel 649 al Concilio Lateranense. Dopo questo presule il nome di Buxentum scompare dalla storia.

Con la conquista bizantina, il rito greco dovette introdursi tra le popolazioni di questa regione, come attestano le comunità greche di Rivello e le collegiate di S. Maria del Poggio e di S. Nicolò, appartenenti alla diocesi. La nascita e lo sviluppo di P. dovettero avvenire dopo il Mille. Sin dalla sua origine, essa fu roccaforte del rito latino e cercò con ogni mezzo di sovrapporsi all'altro. La nomina di Pietro Pappacarboni al vescovato di P. nel 1079 vuol essere insieme continuità e reintegrazione della dignità bussentina e segna l'inizio della serie dei presuli della città. La vita e le virtù di questo primo vescovo, patrizio salernitano, che nello stesso anno abbandonò la sede per ritirarsi nel suo cenobio di Cava, furono tanto singolari da innalzarlo agli onori degli altari. Il successore, Arnaldo, noto da un documento del 1110, non ha lasciato altra memoria di sé, allo stesso modo di tutti gli altri presuli, fino a quel N., arciprete di Saponaria de' Marsi, per la sua elezione; nominato dal Capitolo e confermato nel 1211 dal papa Innocenzo III, egli sostituiva, in seguito all'annullamento papale della nomina, Giacomo, medico di Federico II. Altra elezione contrastata si ebbe alla morte di Guglielmo de Licio, eletto nel 1222, quando l'arciprete scelto dal Capitolo si vide sostituito da N., imposto nel 1237 da Gregorio IX. Con Giovanni Castellomata di Salerno si apre la serie continua dei vescovi senza ulteriori contrasti, essendo lui stesso confermato nel 1254 da Innocenzo IV. Dei successori si ricordano: Pagano, ricordato in due documenti angioini del 1294; Gabriele Attilio, latinista esperto, poeta e precettore del re Ferdinando di Napoli (1471); Girolamo Almena (1485), domenicano di Napoli, creato ambasciatore del Regno presso Alessandro VI; Filippo Spinelli (1603-1605), patrizio napoletano, già nunzio a Vienna presso l'imperatore Rodolfo II, creato cardinale quando era ancora vescovo di P.; Filippo Giacobbi di Messina (1652), restauratore dell'episcopio, e Vincenzo de Sylva, domenicano (1671), che difese strenuamente i possessi di Torre Orsaia contro Fabrizio Carafa e gli lanciò perfino l'interdetto, revocato dal successore Tommaso de Rosa (1679), benemerito restauratore della Cattedrale.

Monumenti. - L'unico di rilievo è la Cattedrale, costruita nel 1177, ma rifatta in gran parte alla fine del sec. XVII, che non presenta alcun interesse. Da segnalare, nella diocesi, le due chiese antiche di S. Maria Greca e S. Maria dei Martiri a Roccagloriosa e la parrocchiale di Maratea superiore con la cappella di S. Biagio, contenente reliquie del Santo omonimo e un ciborio del 1518.

Bibliografia8 opere
BIBL.: Ughelli, VII, pp. 542-60; Moroni, LIV, pp. 26-29; P. B. Gams, Series episcop., Ratisbona 1872, pp. 912-13; Eubel, I, 404; II, 217-18; III, 277; P. Gacani, L'antica Bussento, oggi P. Bussentino e la sua prima sede episc., in Gli studi d'Italia, V, Roma 1882, p. 29; Lanzoni, I, p. 323; O. Pasanisi, I Capitoli di Torre Orsaia concessi dal vescovo di P., in Arch. stor. per la prov. di Salerno, 3 (1935), pp. 32-52.

Pasquale Testini

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Testo originale: Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), coll. 1671–1672.

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vol. 9, coll. 1671–1672

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Testini, Pasquale. “Policastro, diocesi di.” In Enciclopedia Cattolica, vol. IX, coll. 1671–1672. Città del Vaticano: Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952. https://azioneromana.com/it/article/policastro-diocesi-di.

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Testini, Pasquale. “Policastro, diocesi di.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX, Ente per l’Enciclopedia Cattolica e per il Libro Cattolico, 1952, coll. 1671–1672. Azione Romana, https://azioneromana.com/it/article/policastro-diocesi-di.

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