POLICARPO, santo. - Discepolo dell'apostolo S. Giovanni (Eusebio, Hist. ecc., V, 20, 5 sgg.) e da lui ordinato vescovo di Smirne (Tertulliano, De praescr., 32, 2), venne verso il 155 a Roma per discutere con papa Aniceto la questione quartodecimana, senza però raggiungere un accordo. Durante il suo soggiorno romano convertì aderenti delle sette di Marcione e di Valentino. Non si sa se il suo incontro con Marcione, da lui qualificato come «primogenito di Satana» (Ireneo, Haer., 3, 3, 4), avvenne a Roma o ad Efeso. Morì martire l'anno seguente (156).
Secondo Ireneo (presso Eusebio, op. cit., V, 20, 8) scrisse parecchie lettere a singole comunità e persone. Le Chiese che hanno ricevuto lettere si trovano in vicinanza di Smirne. P. vi godeva di una grande autorità (il Martirio di P. [16, 2] lo chiama: «uomo apostolico e profetico») il che spiega una tale attività in Asia Minore. Sorprende però sotto questo aspetto che l'unica sua lettera conservata sia indirizzata a una Chiesa fuori dell'Asia e che questa epistola si sia conservata male, in quanto in testo greco di questa lettera ai Filippesi esiste nei codici greci solo in parte (c. 1-9, 2), mentre la traduzione latina ha conservata interamente (v. ALBANI. Siegmund, Die Überlieferung der griechischen christlichen Literatur in der lateinischen Kirche, Monaco 1909, p. 130). Non si può mettere in dubbio l'autenticità di questa epistola, dato che è stata menzionata già da Ireneo, Haer., 30, 3, 4 e che Eusebio, op. cit., III, 36, 14-16 ne dà citazioni. Se però Girolamo, De vir. illustr., 17, dice che la lettera ai Filippesi era letta «usque hodie in conventu Asiae», la sua affermazione sorprende, perché ci si aspetterebbe piuttosto in un ambiente asiatico la lettura pubblica di lettere, indirizzate a Chiese dell'Asia Minore. Pare che la lettera ai Filippesi facesse parte di una collezione delle epistole ignaziane e un tale collegamento è anche suggerito dal fatto che l'epistola ai Filippesi si presenta nel c. 13 come lettera d'accompagnamento all'invio di una collezione delle lettere di s. Ignazio ai Filippesi. Ma mentre in c. 13, 2 Ignazio è ancora in vita, in 9, 1 è presupposta la sua morte. Questa contraddizione ha suggerito ad Harrison l'ipotesi che l'odierna epistola sia la fusione di due lettere distinte di P. La fusione deve essere però antica, perché Eusebio conosce sia c. 9, sia c. 13. Generalmente
si dice che nella lettera di P. si rivela la conoscenza della I epistola di Clemente, ma questa affermazione non è sicura, perché la coincidenza fra P. e I Clem. si potrebbe spiegare anche con l'ipotesi che i due scrittori dipendano da tradizioni anteriori comuni, specialmente nella parte morale. Una tale ipotesi farebbe comprensibile anche l'uso di frasi giudaiche (primogenito di Satana: 7, 1; debitore del peccato: 6, 1; cf. Enoch, 6, 3) presso P. E forse ingiusto paragonare stile e contenuto presso P. con Ignazio a svantaggio del primo (p. es., ed. Norden, Die antike Kunstprosa, 11, Lipsia 1898, p. 512), perché - e con- cessa la più grande originalità di Ignazio - lo stile letterario è condizionato anche dal diverso genere letterario.
IL MARTIRIO DI P. - Una delle più famose e più antiche tra le Passioni dei martiri. Scritta sotto la forma di una lettera cattolica (enciclica) della comunità di Smirne, poco dopo la morte di P. (data in- precisa ca. 156; 177 invece secondo H. Grégoire-D. Orgels, La véritable date du martyre de Polycarpe (23 février 177) et le «corpus Polycarpianum», in Anal. Bol- land., 69 [1951], pp. 1-38). Caratteristico per il Martirio di P. il tentativo di rilevare la rassomiglianza della passione di P. con quella di Gesù. Sorprendenti sono le molte coincidenze stilistiche con il IV libro dei Maccabei. Importante la preghiera di P. con i suoi accenni liturgici.
Si devono supporre diverse recensioni del testo. Un certo Pionio (non il martire dello stesso nome) aveva inserito il Martirio in un Corpus Polycarpianum, in cui al Martirio era aggiunta una vita di P., quest'ultima del resto senza valore storico. Inoltre Pionio aveva forse pubblicato una nuova recensione del Martirio. Eusebio aveva inserito il Martirio di P. nella sua collezione dei più antichi martiri. Nella sua Hist. ecc., IV, 15 dà un estratto dal Martirio di P. che rivela una recensione differente dal testo dei manoscritti.