POLIANDRO. - Dal greco πολύς = molto e ἀνὴρ = uomo, è un termine adoperato dal p. G. Marchi per indicare un sepolcro contenente più corpi umani (Monumenti delle arti cristiane primitive, Roma 1844, p. 118).
Prudenzio narra di aver veduto nei cimiteri cristiani di Roma sepolcri chiusi da marmi su cui non erano incisi i nomi, ma solo un numero, e di avere appreso che in un luogo sotto la stessa pietra erano sepolte le reliquie di sessanta martiri, dei quali solo Cristo conosce i nomi (Peristephanon, XI, 9-16). Forse si tratta del sepolcro dei sessantadue martiri depositi sulla Via Salaria e ai quali Damaso dedicò un carme (A. Ferrua, Epigrammata Damasiana, Città del Vaticano 1942, pp. 184-86). Gli itinerari dei pellegrini del VII sec. ricordano sepolcri di 30, 40, 80, 260, 365 e 800 martiri, le cui cifre possono essere state esagerate dai mansionari o dalle guide che accompagnavano ai santuari. Nei cimiteri sotterranei si trovano sepolcri per più persone, che talvolta furono impiegati per veri ossari, come si verifica, ad es., nei cimiteri inter duas lauros, di Ponziano e di Pretestato, e soprattutto nel grande ossario sotto la cripta dei Papi e la cappella di S. Cecilia in Callisto; ivi, per riadoperare i loculi in prossimità dei detti due santuari, gli scheletri tolti dai sepolcri primitivi furono disposti in più strati, separati tra loro da terra, fino a raggiungere un'altezza di ca. 4 metri. G. Marangoni attesta di aver veduto in un cimitero più corpi dentro singoli sepolcri (Acta s. Victorini, Roma 1740, p. 114). Anche i sepolcri a pozzo in Commodilla possono considerarsi veri p.