PORTICO

PORTICO. - Il tipo classico del p., sviluppatosi nell'arte greco-romana, si presenta come un edificio rettangolare, allungato, aperto in uno dei lati lunghi, chiuso nell'altro, che poteva essere addossato ad un altro edificio, ed i lati minori chiusi od aperti a seconda degli usi, che furono svariatissimi.

Roma ebbe i suoi p. in varie zone della città (« porticus absidata », « Aemilia », « Argonautarum », « Boniventus », « Constantini », « Deorum Consentium », « Europae », « Gallieni », « Gordiani », « Liviae », « Margaritoria », « Maximae », « Mirucia », « Octaviae », « Pompei », « Severi », « Triumphi », « Vipsania », ecc.). Più tardi i papi, per facilitare l'accesso ai santuari dei martiri, costruirono p. che permettevano di andare al coperto dal sole e dalla pioggia, dal Tevere alla basilica di S. Pietro e da questa a S. Paolo e dalla Porta Tiburtina a S. Lorenzo all'Agro Verano (Lib. Pont., I, pp. 396, 401, 507; II, pp. 3, 9, 12, 76, 145, 147, 153, 161). Alcuni cimiteri all'aperto avevano p. sotto i quali venivano disposti sarcofagi o « formae » nel pavimento. Vennero poi eretti davanti alle chiese cimiteriali, per sepolture. Nel p. sul quale si aprivano gli ingressi alla basilica di S. Pietro furono sepolti i papi a cominciare da Leone I (m. nel 461) e tale p. prese poi il nome di porticus pontificum (Lib. Pont., I, p. clv). I p. delle chiese furono compresi nel diritto d'asilo emanato dalla legge del 431 (Cod. Theodos., IX, 45,4). Enrico Josi

Dopo i numerosi esempi del periodo bizantino a Ravenna, il p. scompare quasi del tutto nelle età successive, in relazione con una riduzione al minimo necessario delle forme architettoniche, riscontrabile negli edifici dell'alto

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(fot. Alinari) PORTICO - Parte centrale del p. del Duomo. Opera di Jacopo di Lorenzo e Cosma (1210) - Civita Castellana.
medioevo. Nel periodo romanico la presenza del p., per altro assai rara, è generalmente in relazione con aspirazioni classicheggianti, presenti soprattutto nelle regioni che si affacciano sul Tirreno, come la Toscana e il Lazio (p. del duomo di Lucca e della cattedrale di Civita Castellana). Il p. compare anche in edifici, come la chiesa di S. Angelo in formis, che si rifanno agli armoniosi e semplici schemi delle basiliche paleocristiane. Ad una chiarezza classicheggiante riporta anche il p. abruzzese di S. Clemente di Casauria. I cosiddetti p. chiusi, che precedono le chiese gotiche francesi, sono divisi all'interno da colonne su cui si imposta un complesso sistema di volte. L'architettura cistercense presenta alcuni esempi di p., nell'abbazia di Casamari e nell'abbazia di Fossanova, dove non rimangono però che alcune tracce a testimoniare la presenza del p. Nei palazzi comunali il p. comincia ad acquistare una sua indipendenza e si hanno i primi esempi di organismi architettonici a sé stanti, dette « logge ».

Nel Rinascimento il p. si adatta bene alle nuove concezioni spaziali. Il Brunelleschi ne dà il più personale esempio nella Cappella dei Pazzi. I p. di Bramante (canonica di S. Ambrogio e S. Maria di Abbiategrasso), nella vastità dell'arco centrale e nei contrasti pittorici degli elementi struttivi, annunziano le tendenze dinamiche della architettura cinquecentesca. Nel Palazzo dei Conservatori in Campidoglio, Michelangelo darà una nuova funzione ed autonomia al p., di cui il Bernini intenderà a pieno le possibilità scenografiche, cingendone Piazza S. Pietro. In S. Maria della Pace, Pietro da Cortona adatta il p. all'andamento curvilineo di tutta la struttura. È poi comune nel Seicento il tipo della facciata a p., sia nelle basiliche rimodernate, delle quali si conservò l'atrio medievale, sia in costruzioni del tutto nuove (S. Maria in Via Lata, S. Maria dei Miracoli).

Nel periodo neoclassico il p. compare

assai comunemente, specialmente come ingresso alle numerose rotonde.

Maurizio Calvesi

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“PORTICO.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 1067. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/portico.