PRADO, JERÓNIMO DE

PRADO, JERÓNIMO de. - Gesuita, n. a Baeza (Andalusia) nel 1547, m. a Roma il 13 genn. 1595.
PRADO, JERÓNIMO de. - Gesuita, n. a Baeza (Andalusia) nel 1547, m. a Roma il 13 genn. 1595.

Entrato nella Compagnia di Gesù nel 1572, fu per 16 anni professore di esegesi nel collegio di Cordova.

e vi compose i commenti ad *Isaia, Zaccaria, Malachia*, alla lettera agli *Ebrei* (inediti) e il commento ad *Ezechiel* fino al cap. 26. Il p. generale C. Aquaviva lo aveva chiamato a Roma nel 1591, con il suo discepolo J. B. Villapando, per finire questa grande opera, che però non riuscì a compiere. Il Villapando (n. a Cordova nel 1552, gesuita nel 1565, m. a Roma il 22 maggio 1608) l'aiuto spiegando i passi di *Ezechiel* che trattano i pesi e le misure ebraiche; di suo aggiunse il commento ai capp. 27-42 e a passi scelti dei capp. 43-48 e i disegni del Tempio nella grande visione finale (capp. 40-48). Inoltre pubblicò con un larghissimo sussidio di Filippo II l'opera in 3 voll.: *Hieronymi Prati et I. B. Villalpandi a S. I. in Ezechielm explorationes et apparatus urbis et templi Hyerosolymitani commentariis et imaginibus illustratis* (Roma 1596-1604). L'opera, diligentissima, piena di erudizione antica, classica e patristica, è assai importante per la storia della esegesi. I due autori esaminano perfino catene greche e rabbiniche sul Profeta, spiegando specialmente le parole ebraiche. Ma V. Villalpando, eruditissimo in architettura classica, immaginò una meraviglia architettonica senza pari; nonostante i plausi dai suoi contemporanei, si deve dire fantastico il suo tentativo, data la semplicità lineare e rude del vero modello del Tempio Ezechieliano. Egli curò anche una edizione delle *Exploratio* *nes epistolarum b. Pauli Apostoli* (Roma 1598) di Remigio di Auxerre, attribuendole per errore a Remigio di Reims.

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Bibl.:** J. Pailloux, *Monographie du temple de Salomon*, Parigi 1885, pp. 5-9; Sommervogel, VI, coll. 1149-50; Hurter, III, coll. 235-37; J. Astrain, *Hist. de la C. de J. en la asistencia de España*, IV, Madrid 1913, pp. 51-52.

**Pradt, Dominique Dufour de. - Prelato fran- cese, n. il 23 apr. 1759 ad Alianches, m. il 18 mar- zo 1837 a Parigi. Deputato del clero agli Stati Ge- nerali nel 1789, votò contro la Costituzione civile del clero ed abbandonò la Francia nel 1792.**

Pubblicò anonimi due opuscoli contro la politica francese (*Antidote au Congrès de Rastadt*, del 1798, e *La Prusse et sa neutralité*, del 1800). Postosi quindi al seguito di Napoleone, divenne nel 1805 vescovo di Poitiers ed accompagnò l'anno dopo l'Imperatore a Milano, dove l'incoronò re d'Italia. Nel 1808 negoziò a Baiona con i ministri spagnoli e contribuì alla detronizzazione dei Borboni. Nominato nel 1809 da Napoleone arcivescovo di Malines, non fu formalmente riconosciuto dalla S. Sede, perché la bolla papale di nomina, redatta *motu proprio*, fu trattenuta dall'Imperatore; tuttavia amministrò l'arcivescovo di Malines fino al 1813, ad eccezione del secondo semestre del 1812 che passò a Varsavia quale ambasciatore. Nel 1812 fu tra i promotori del Concilio nazionale di Parigi e fece parte della commissione recatasi a Savona per far approvare da Pio VII i decreti del Concilio. Caduto Napoleone, fu dapprima con i Borboni per passare quindi all'opposizione liberale. Riuscì inutili i suoi tentativi di riprendere l'arcivescovo di Malines, si ritirò in una sua proprietà vicino ad Alianches ed iniziò una febbrile attività pubblicistica. Di lui sono all'Indice *Les quatre concordats, suivis de considérations sur le gou- vernement de l'Eglise en général et sur l'Eglise de France en particulier depuis 1515* (decr. 27 nov. 1820); *Concordat de l'Amérique avec Rome* (decr. 11 giugno 1827) e *Congrès de Panama* (decr. 18 ag. 1828).

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Bibl.:** F. H. Reusch, *Der Index der verbotenen Bücher*, II, parte 2, Bonn 1885, p. 1075; A. Robert-E. Bourloton-G. Cougny, *Dictionnaire des parlementaires français*, V, Parigi 1891, pp. 40-41; E. Duchesne, s. V. in *Biographie nationale de Belgique*, XVIII, Bruxelles 1905, coll. 136-51, con bibl.: J. Schmidlin, *Papstgeschichte der neuesten Zeit*, I, Monaco di Ba- viera 1933, passim.

**Praecepta de Chartis Perditis: v.**

**Appennes.**

«Praeclara Custos Virginum». - Inno del Mattutino nella festa dell'Immacolata, composto nel sec. XVII e introdotto nel Breviario nel 1845. L'autore è ignoto.

In questa ispirata composizione il poeta si rivolge alla Vergine Immacolata con i titoli più belli perché guidi gli uomini fra gli scogli di questo mare tempestoso.

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Bibl.:** J. K. Hefele, *Beiträge zur Liturgik*, Tubinga 1864, p. 313; C. Albin, *La poésie du Bréviaire*, Lione s. a., pp. 519-21; V. Terreno, *Gli inni dell'Ufficio divino*, Mondovì 1932, p. 168; A. Mirra, *Gli inni del Breviario romano*, Napoli 1947, pp. 162-64.

**PraeDestinatours. - Opera anonima e ane- pigrafa, a cui il primo editore, J. Sirmond, dette questo titolo.**

Il I. combatte 90 eresie, la penultima è *haeresis Praedestinatorum*. L'autore si basa sul libro *De haeresibus* di s. Agostino, aggiungendo notizie false e fantastiche. Il II. vuol essere un trattato sulla predestinazione a torto attribuito a s. Agostino, che l'autore confuta nel III. Il trattato pseudo-agostiniano è anche un falso, fatto da un Pelagiano romano, probabilmente dalla prima metà del sec. V. Esistono affinità linguistiche e teologiche con il *Commentario sui Salmi* di Arnobio il Giovane. Che questo sia l'autore di P. è dubbio.

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Bibl.:** ed. PL 50, 587 s. H. V. SCHUBERT, FRANZ, *Der soge- namte Praedestinatus* (Texte und Untersuchungen, 24, 4), Lipsia 1903; A. Faure, *Die Widerlegung der Häretiker im I. Buch des Praedestinatus* (diss.), Gottinga 1903; E. Amann, DTHC. XII, 2775-80; G. Morin, *Etudes, Textes, Découvertes*, I, Parigi 1913, p. 310 s. G. Mercati, *Opere minori*, I (Studi e testi, 77), Città del Vaticano 1937, p. 389 s. G. de Plinval, *Pélage*, Losanna 1943, p. 377 s. G. Erick Peterson.

**PraeToriUs, Michael. - Compositore e teo- rico della musica, n. il 15 febbr. 1571 a Kreuzburg* (Turingia), m. il 15 febbr. 1621 a Wolfenbüttel (Brunswick). Fu organista (dal 1604), maestro di cap- pella e segretario del duca di Brunswick a Lüneburg ed ebbe il titolo di priore di Ringelheim.

Numerose le raccolte di sue composizioni stampate (da ricordare soprattutto le nove parti di *Musae Sioniae*, 1244 canti [Wolfenbüttel 1605-10]); ma la sua opera principale è il trattato *Syntagma musicum*, in 3 voll. Il primo, in 2 parti (I, Wolfenbüttel 1614; II, Wittenberg 1615), scritto in latino con interpolazioni di tedesco, contiene un *excursus* storico sulla musica antica, con gli strumenti profani ad essa inerenti, e sulla musica ecclesiastica. Il secondo, pure in 2 parti (I, Wolfenbüttel 1619; II, ivi 1620), scritto in tedesco, è il repertorio più importante per la storia degli strumenti musicali del suo tempo, anche perché arricchito di 42 preziose tavole riproducenti gli strumenti stessi a gruppi e famiglie (fu ristampato in facsimile con introduzione di W. Gurlitt [Kassel 1929] come vol. XIII della *Gesellschaft für Musikforschung*). Il terzo (Wolfenbüttel 1619), contenente teorie ed esempi di composizione musicale, preziose per la storia della salmizazione, della notazione (legature, proporzioni) sul *tactus*, sul basso continuo, ecc. (ristampato da E. Bernoulli nel 1916).

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Bibl.:** W. Gurlitt, *Leben und Werke des M. P.*, Lipsia 1915; F. Blume, *M. P.*, ivi 1920; P. Zimmermann, *Zur Biographie des M. P.*, in *Braunschweigis. Jahrb. 1930*, Luisa Cervelli.

**PragA, Arcidiocesi di. - Città capitale della Cecoslovacchia e arcidiocesi situata nel centro della Boemia sulle rive della Moldavia, eretta su 7 colline. Per la sua posizione e le moltissime chiese è chiamata la «Roma del nord», per le sue numerose torri la «città dalle cento torri», per la sua bellezza naturale e quella d'arte la «città d'oro».»

L'arcidiocesi conta 15.000 kmq. con una popolazione di 2.943.868 ab. dei quali 2.052.154 cattolici, distribuiti in 604 parrocchie, servite da 607 sacerdoti diocesani e 314 regolari; ha 43 comunità religiose maschili e 127 femminili (statistiche del 1949: *Ann. Pont.*, 1952, p. 328).

**P., eretta diocesi nel 973 da Benedetto VI, fu ele- vata ad arcidiocesi nel 1344 da Clemente VI. I patroni principali sono s. Venceslao e s. Giovanni Nepomuceno. Diocesi suffraganee: Hradec Králové, Budějovice e Lito- měřice. Nel 1950 i comunisti confinarono tutti i religiosi**

in conventi di concentramento. Dopo la soppressione di tutti i seminari e facoltà teologiche, nell'ag. del 1950, i comunisti istituirono a P. un seminario generale per la Boemia e Moravia alle proprie dipendenze. L'arcivescovo di P. gode da lungo tempo di privilegi speciali: ha il titolo di Dux et Princeps S. Romani Imperii, di Legato nato della Sede Apostolica nelle illustri diocesi di Bamberga, Misnia e Raitsbona (1365), e cancelliere in perpetuo dell'Università Carlo IV (1384) e godeva del diritto di incoronare il re di Boemia. Il Capitolo metropolitano di S. Vito ha il titolo di «sempre fedele» e i canonici usano abiti pontificali (1390). Illustri vescovi vi furono: s. Adalberto martire (982-97), consigliere dell'imperatore Ottone III e fondatore della prima abbazia benedettina di P. Blevnov (993); Andrea (1214-24), combattente per la libertà del clero contro l'oppressione della nobiltà. Tra gli arcivescovi si distinsero: Ernesto di Pardubice (1343-64), confondatore dell'Università di P., consigliere dell'imperatore Carlo IV e primo arcivescovo di P.; Giovanni Očko di Vlašim (1364-79), nominato primo cardinale ceco per la sua fedeltà alla S. Sede; Giovanni di Jenštejn (1379-1400), difensore dei diritti ecclesiastici del papato; card. Federico Giuseppe Schwarzenberg (1849-85), membro insigne del Concilio Vaticano; Giuseppe Beran eletto nel 1946, difensore dei diritti della Chiesa, espulso nel 1951 dalla sua diocesi ed internato. Centri di vita religiosa sono i santuari mariani di pellegrinaggio Svatá Hora presso Pribram e Stará Boleslav, con il miracoloso quadro della Madonna, chiamato Palladio delle terre ceche, e la chiesa di S. Maria della Vittoria a P. del xvii sec., dove si venera il Bambin Gesù di P.

La città è sorta tra i castelli di Vyšehrad e di P., fondata, secondo la leggenda, nell'viii sec. d. C. dalla principessa Libuša. Il documento più antico su P. risale al 928, quando il principe s. Venceslao, ucciso nel 929 a Boleslav dal fratello Boleslao il Crudele, vi pose la prima pietra della rotonda di S. Vito. Dopo l'unione delle tribù ceche, P. divenne nel x sec. capitale della Boemia e mèta di commercianti, specialmente ebrei, di pellegrini per la tomba di s. Venceslao e di studenti per le sue scuole ecclesiastiche. Nel xiii sec. il re Venceslao I (1230-53) la cinse di mura, vi eresse chiese e vi chiamò coloni tedeschi. La città raggiunse l'apice della potenza ai tempi di Carlo IV e Venceslao IV, essendo assunta a centro del l'Impero romano-tedesco (1346-1400). Carlo IV, imperatore romano, ne ottenne l'erezione ad arcidiocesi (1344), vi fu incoronato re di Boemia (1347) e fondò la città nuova con l'Università (1348), la prima dell'Europa centrale, destinata ai cecchi ed a cittadini di tre nazioni straniere: Sassoni, Bavaresi e Polacchi. Sotto il suo regno fu posta la prima pietra per la nuova cattedrale di S. Vito (1344) e furono erette molte chiese. Durante il dissidio tra Venceslao IV e l'arcivescovo Giovanni di Jenštejn nel 1393, fu annegato nella Moldavia il vicario generale s. Giovanni di Nepomuk per non aver voluto tradire al re il segreto confessionale. A P. ebbe inizio il movimento uscita con le prediche, nella cappella di Betlehem, del maestro Giovanni Hus. Dopo che Hus fu bruciato nel 1415 a Costanza, sorseo a P. agitazioni, che nel 1419 raggiunsero il massimo con l'espulsione dei consiglieri cattolici dal municipio. La popolazione uscita si lanciò quindi sui conventi e sulle chiese, che saccheggio e bruciò, cacciando via i monaci. Nel 1421 si recò dai ribelli l'arcivescovo di P. Corrado di Vechta. Soltanto nel 1436 l'imperatore Sigismondo divenne padrone di P., ma dopo la sua morte, nel 1437, tornò a dominarvi a lungo la confusione. L'opposizione contro il cattolicesimo continuò durante il Regno di Ferdinando I d'Asburgo (1526-64). Nel 1561 fu di nuovo nominato l'arcivescovo, dopo 140 anni di sede vacante, durante i quali l'arcidiocesi era stata governata da amministratori, conservato dalla S. Sede. Usciti e utraquisti avevano un proprio concistoro chiamato basso. I praghesi non cattolici si piegarono verso il luteranesimo e gli Asburgo passarono ad una radicale riforma cattolica. S. Ignazio inviò a P., su richiesta di questi ultimi, i Gesuiti, guidati da s. Pietro Caiusio (1555), e vi convennero molti altri religiosi italiani e spagnoli. Costruttori italiani eressero nel 1573 nella Piccola parte di P. un ospedale italiano ed istituirono nel 1602 la «Fraternità italiana». Rodolfo II (1576-1611) rese P. di nuovo un centro artistico e commerciale, ma nel 1611 i cittadini di Passavia la saccheggiarono. Nel 1618

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(per cortesia di mons. A. P. Fratian)
PRAGA, ARCIDIOCESI di - Chiesa di S. Nicola (sec. xvii), arch. Kilian Ignaz Dientzenhofer.