PRETI, MATTIA, detto il CAVALIER CALABRESE. - Pittore, n. a Taverna (Catanzaro) il 24 febbr. 1613, m. a Malta il 3 genn. 1699. Poco più che diciassettenne andò a Napoli, e di lì, subito dopo, a Roma alla bottega del fratello pittore Gregorio.
La sua attività giovanile, fra il 1630 e il 1650, è stata chiarita tra due diversi interessi culturali: il luminismo e il gusto neoveneziano. Al primo di essi si riferiscono opere come i Musici e i poeti dell'Albertina di Torino, la Flagellazione di s. Giovanni Calibita e l'affresco con la Carità di s. Carlo Borromeo a S. Carlo ai Catinari a Roma, il Miracolo di s. Pantaleo già nella raccolta Cecconi a Firenze, il Tributo della Galleria Corsini e l'Agar e Ismaele di Palazzo Doria a Roma, la Risurrezione di Lazzaro di Palazzo Bianco e la Clorinda di Palazzo Rosso a Genova, i Giocatori della Collezione Sili a Roma, il Concerto di proprietà Longhi, il S. Giovanni Boccadoro della collezione Gualino a Torino. Del secondo orientamento sono invece più complessa e ancora non completamente chiarita testimonianza, accanto al Baccanale della collezione Raggi a Roma, il Trionfo di Sileno del Museo delle belle arti di Tours, il Mosè sul Sinai del Museo Fabre di Montpellier, il Concertino del Museo di Carcassonne, l'Omero delle Gallerie di Venezia. In quel ventennio il P. viaggiò moltissimo: prima del 1644 fu in Spagna; poi a Cento, a Parma, a Parigi; a Modena lasciò affreschi nella chiesa di S. Biagio, a Bologna dipinse per il card. Pallotta una tela con Olindo e Sofronia, oggi nella collezione Jerace a Napoli.
Le molte esperienze di viaggio gli furono proficue fino a determinargli dal 1650 in poi (son ca. di questo anno gli affreschi in S. Andrea della Valle a Roma) uno stile inconfondibile, vigoroso ed enfatico allo stesso tempo, e una personalità delle più complesse e notevoli della pittura seicentesca. Dal 1656 al 1660 fu a Napoli dove la sua atti-
PRETI, MATTIA, detto il CAVALIER CALABRESE - Martirio di s. Andrea, affresco nella chiesa di S. Andrea della Valle - Roma (Int. Andrena)PRETI DELLE STIMMATE DI N. S. GESÙ CRISTO - Istituto Missionario - G. Bertone - di Ribeirao Prato (S. Paolo)-Brasile.vità ebbe inizio con gli affreschi raffiguranti scene della peste sulle porte della città, oggi consunti dal tempo e dalle intemperie. Nella Pinacoteca restano i due bozzetti delle Porte Capuana e Nolana, insieme ad altri disegni per gli affreschi della cupola di S. Domenico Soriano, anch'essi scomparsi quasi totalmente. Fra le altre opere napoletane sono il Figliuol prodigo di Palazzo reale, l'Ecce Homo già nella collezione Proto-Albaneta, i Conviti di proprietà Gerace e della Pinacoteca. Ma il capolavoro è costituito dalle dieci tele dipinte per il soffitto di S. Pietro a Maiella con storie di s. Pier Celestino e di s. Caterina d'Alessandria. Nel 1660, il P. lasciò la città per recarsi a decorare un salone della villa Pamphily a Valmontone e nel 1661 si trasferì a Malta, ove lasciò opere nella chiesa di S. Giovanni a La Valletta e in altre dell'Isola. Nel 1668 tornò alla nativa Taverna e vi dipinse numerose tele per le maggiori chiese: altre ne inviò ancora da Malta, ove dov'è ritornare, chiamatovi d'urgenza, verso il 1674. Il Cristo fulminante, la S. Barbara, il S. Sebastiano, il Battesimo di Gesù con in basso l'Autoritratto in veste di cavaliere, sono fra le opere migliori conservate a Taverna. Nel secondo periodo maltese il P. inviò inoltre opere a Napoli, a Siena (una Predicazione di s. Bernardino, 1675) per il Duomo e a Roma.
BIBL.: A. Venturi, M. P. il cavalier calabrese, in Grandi artisti italiani, Bologna 1925; A. Frangipane, M. P. il Cavalier calabrese, Milano 1929; V. Mariani, M. P. a Malta, Roma 1925; F. Baumgart, s. V. in Thieme-Becker, XXVII, pp. 384-86 (con bibl.); V. Mariani, s. V. in Enc. Ital., XXVIII, pp. 219-21 (con bibl.); E. Carli, Una scheda per M. P., in Le arti, 3 (1940), pp. 42-44; R. Longhi, Ultimi studi sul Caravaggio e la sua cerchia, in Proporzioni, 1 (1943), pp. 59-63; G. Briganti, M. P., i Seicentofili e gli Snobs, in Paragone, 2 (1951), pp. 45-49.
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“PRETI, MATTIA, DETTO IL CAVALIER CALABRESE.” Enciclopedia Cattolica, vol. IX (1952), p. 1183. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/preti-mattia-detto-il-cavalier-calabrese.