PSELLO (VES. 1266), COSTANTINO (MICHELE)

PSELLO (Ves. 1266), COSTANTINO (Michele). - Uomo politico alla corte di Bisanzio e poligrafo, n. nel 1018 a Costantinopoli, m. nel 1078 (?).
PSELLO (Ves. 1266), COSTANTINO (Michele). - Uomo politico alla corte di Bisanzio e poligrafo, n. nel 1018 a Costantinopoli, m. nel 1078 (?).

Dotato di cultura vastissima, occupò dapprima cariche amministrative e giudiziarie; segretario alla corte di Michele V (1041-42), godé il favore di Costantino Monomaco (1042-54) che nel 1045 lo nominò professore di filosofia all'Accademia di Costantinopoli. Nel corso di nove anni si dedicò al rinnovamento della cultura bizantina e dell'Accademia stessa. In seguito agli avvenimenti politico-religiosi che turbarono le relazioni tra Bisanzio e la Chiesa Romana, negli ultimi anni del Monomaco, cadde in disgrazia e come altri funzionari si fece monaco (assumendo il nome di Michele). Tuttavia l'imperatrice Teodora ebbe a ricorrere più volte ai suoi consigli, e sotto i di lei successori P. tornò alla corte, esercitandovi una parte preponderante. Nel 1071 concorse all'elezione di Michele VII Ducas, già suo alunno, e lo indusse a respingere le proposte di riunione con la Chiesa romana. Caduto di nuovo e definitivamente in disgrazia, morì povero e oscuro (la data del 1078, incerta, da alcuni è protratta di due decenni), vittima egli stesso di quelle arti e raggiri politici di cui aveva largamente usato senza scrupoli.

Ben più che alle sue fortune politiche, il nome di P. è rimasto legato a quel vasto movimento di restaurazione del pensiero platonico, di cui egli, se pure con tendenze eclettiche, fu l'anima in un momento in cui la cultura bizantina OZIO (v.). Con che egli ritornava allo slancio speculativo dei tre Cappadoci e soprattutto di s. Gregorio Nazianzeno (v.), il solo che, a suo giudizio, sia da preferire a Platone (cf. Sathas, Μεσαιωνική Βιβλιοθήκη, IV, p. 111). In ciò egli può dirsi precursore dei grandi platonici bizantini, che nel sec. xv instaurarono nella Firenze medicea, Ficino (v.), il culto di Platone. Fra le opere di P. vanno ricordate: Exposition in Canticum canicorum; De omnifaria doctrina; Dialogus de daemonum energia seu operatione; De anima celebres opiniones; In psychogionam platonicam; Exposition in oracula magica quae a Zoroastro proditae; Exposition in oracula Chalcidica; Compendium in logicam Aristotelis (ove sono riportati i versi mnemonici dei modi del sillogismo).

BIBL.: gli scritti di P. si trovano in PG 122, 477-1186, e nella Μεσαιωνική Βιβλιοθήκη di K. N. Sathas, IV e V, Verzella 1874-1875. Su P. per attenersi agli studi più recenti, V. C. Zervos, Un philosophe néo-platonici en Xe siècle. Sa vie, son oeuvre, ses luttes philosophiques, son influence, Parigi 1920; E. Renauld, Etude de la langue et du style de M. P., 1920. Fonte a cui tutti attengono sono le introduzioni di Sathas, loc. cit. Per una più ampia bibl. V. M. Jugie, Psellos, in DTHC, XIII, 1, coll. 1149-58 Bruno Nardi