Anche autori acatolici (G. Beer, Pseudepigraphen, in Realen. für prot. Theol. und Kirche, XVI, p. 220) riconoscono l'improprietà di tale denominazione, giacché non tutti gli apocrifi si presentano con pseudonimi come opere di antichi patriarchi o profeti.
Il primo a designare con termine analogo uno scritto apocrifo fu forse Cassiodoro (Institutiones, I, 5), il quale afferma che, secondo s. Girolamo, il libro della Sapienza sarebbe pseudographus, in quanto l'autore vero (creduto Filone di Alessandria) l'avrebbe presentato come opera di Salomone.