PURĀŅA. - I P., « antiche storie », sono opere enciclopediche, le quali, secondo una notizia tra-

I P. sono in versi con qualche tratto in prosa e contengono complessivamente ca. 400.000 strofe scritte in un sanscrito deteriore, non senza solecismi. A tutti è comune il carattere settario, avendo essi lo scopo di glorificare Viṣṇu e Śiva, con inni, initi e leggende (v. INDUISMO). Incerta è la cronologia dei P. che subirono in età diverse vari rifacimenti. Sono generalmente assegnati alla prima metà del sec. VI, ma il Mārkandeya-P., che prende nome dal vate omonimo, è più antico perché invece INDUISMO (v.), celebra Indra e Brahmā Agni (v.) e Sūrya, dei vedici. La «glorificazione della dea» (devimāhātmya), cioè di Durgā, consorte di Śiva, che fa parte del Mārkandeya-P., è una seriore interpolazione. Il Vāyu-P., cosiddetto perché si suppone rivelato dal dio del vento, esalta la potenza di Śiva e porta perciò anche il titolo di Śiva- o Śaiva-P.; descrive la magnificenza della città di Śiva, il paradiso promesso a coloro che praticano lo Yoga facendo oggetto delle loro meditazioni cotesto dio. Il Bhāgavata-P. è il più largamente noto anche in Europa per l'eccellente traduzione francese di E. Burnouf, pubblicata a Parigi nel 1840. Posteriore al Viṣṇu-P., da cui dipende e con il quale spesso letteralmente concorda, lo supera in importanza essendo tuttora il testo sacro dei Bhāgavata i quali venerano Viṣṇu sotto il nome di Bhagavat, il Beato (v. INDUISMO). Questa voluminosa opera di ca. 80.000 strofe, contiene una ampia descrizione delle incarnazioni di Viṣṇu (20 invece delle censuete 10), specialmente di quella sotto forma di cinghiale.
Limitandosi a questo breve cenno sui maggiori P., non si può fare a meno di ricordare che appartengono a questa immensa letteratura anche 18 P. minori (upapurāṇa) che celebrano divinità di secondaria importanza, specialmente femminili. Pochi Upapurāṇa sono stati pubblicati, e tanto i P. maggiori quanto i minori, attendono ancora un'accurata elaborazione critica.