mandata dai P. più importanti, dovrebbero trattare di questi cinque argomenti: 1) cosmogonia; 2) nuova creazione del mondo dopo la sua periodica distruzione; 3) genealogia degli dèi e dei profeti; 4) età cosmiche a ciascuna delle quali presiede un progenitore del genere umano; 5) storia delle antiche dinastie reali. Di fatto, soltanto pochi dei 18 P., i più antichi, rispondono a questo schema. Gli altri hanno un contenuto più ampio di quello compreso nelle cinque caratteristiche (lakṣāṇa), e, anche se accennano, in omaggio alla tradizione, a codesti temi obbligati, passano poi a trattare argomenti affatto diversi. Il Visṇu-P. è quello che rispecchia più fedelmente le 5 caratteristiche. Esalta la grandezza di Visṇu, proclamato Dio unico e supremo, col quale sono identificati anche Brahmā e Śiva.
ezza di Visṇu, proclamato Dio unico e supremo, col quale sono identificati anche Brahmā e Śiva.
I P. sono in versi con qualche tratto in prosa e contengono complessivamente ca. 400.000 strofe scritte in un sanscrito deteriore, non senza solecismi. A tutti è comune il carattere settario, avendo essi lo scopo di glorificare Visṇu e Śiva, con inni, miti e leggende (v. INDUISMO). Incerta è la cronologia dei P. che subirono in età diverse vari rifacimenti. Sono generalmente assegnati alla prima metà del sec. VI, ma il Mārkaṇḍeya-P., che prende nome dal vate omonimo, è più antico perché invece di rendere onore agli dèi dell’INDUISMO (v.), celebra Indra e Brahmā Agni (v.) e Sūrya, dei vedici. La “glorificazione della dea” (devimahātmya), cioè di Durghā, consorte di Śiva, che fa parte del Mārkaṇḍeya-P., è una seriore interpolazione. Il Vāyu-P., cosiddetto perché si suppone rivelato dal dio del vento, esalta la potenza di Śiva e porta perciò anche il titolo di Śiva- o Śaiva-P.; descrive la magnificenza della città di Śiva, il paradiso promesso a coloro che praticano lo Yoga facendo oggetto delle loro meditazioni costose dito. Il Bhāgavata-P. è il più largamente noto anche in Europa per l’eccellente traduzione francese di E. Burnouf, pubblicata a Parigi nel 1840. Posteriore al Visṇu-P., da cui dipende e con il quale spesso letteralmente concorda, lo supera in importanza essendo tuttora il testo sacro dei Bhāgavata i quali venerano Visṇu sotto il nome di Bhagavat, il Beato (v. INDUISMO). Questa voluminosa opera di ca. 80.000 strofe, contiene una ampia descrizione delle incarnazioni di Visṇu (20 invece delle consuete 10), specialmente di quella sotto forma di cinghiale.
Limitandosi a questo breve cenno sui maggiori P., non si può fare a meno di ricordare che appartengono a questa immensa letteratura anche 18 P. minori (upapuraṇa) che celebrano divinità di secondaria importanza, specialmente femminili. Pochi Upapurāṇa sono stati pubblicati, e tanto i P. maggiori quanto i minori, attendono ancora un’accurata elaborazione critica.
