Adriano; ma la notizia di Filippo Sidete sembra una combinazione sulla base di Eusebio con falsa attribuzione a Papia. Il recente tentativo dell'Andriessen di attribuire a Q. Diogneto (v.) non esce dal campo delle ipotesi. Le notizie di S. Girolamo (De vir. ill., 19; Ep. 70 ad Magnum, 4: PL 22, 667) sono nient'altro che combinazioni.
QUADRIPORTICO. - Varrone nel « De Lingua latina » (V, 161) precisa la funzione peculiare dell'atrio o q. per un ambiente « qui esset ad conmunem omnium usum ». Tale in sostanza rimase sempre e ciò spiega la sua adozione nel complesso architettonico della basilica cristiana.
Il q. delle grandi basiliche era chiuso sui quattro lati da portici colonnati; poteva addossarsi direttamente alla facciata, NARTECE (v.), interno del esterno, e serviva, in assenza di quest'ultimo, ad accogliere i penitenti e i catecumeni. Al centro, un'ampia vasca (cantharus), per le abluzioni purificatrici dei fedeli prima di entrare nel tempio; come ci fa fede Eusebio (Hist. eccl., X, 4, 1) per la basilica di Tiro, la fonte fu considerata indispensabile e come nell'antico S. Pietro in Vaticano fu talvolta coperta da una tettoia sostenuta da quattro colonne o protetta da recinzioni. Questa primitiva natura del q. decadde ben presto a quella più umile di ricetto di pellegrini e luogo di sepoltura: di pari passo si ebbe il più nobile appellativo di paradisus. Più tardi, a Roma e altrove (S. Clemente, S. Maria in Cosmedin, S. Prassede; Cimitile presso Nola, ecc.), al posto del solito arco o dell'ingresso a vòlta con cui comunicava con la strada si trova un'edicola sorretta da colonne, il cosiddetto protiro. In Oriente, l'architettura sacra preferì solo il nartec. Col diffondersi del monachesimo, nuovi ambienti si addossarono a tergo della chiesa e per isolare la comunità si preferì al centro del cenobio col pozzo o la fontana, che ricordava la fonte dei q. (v. Chiotoro). L'atrio tuttavia non scomparve del tutto: dal S. Ambrogio di Milano (sec. XI) a S. Maria de' Pazzi a Firenze (sec. XV); da S. Gregorio al Celio in Roma (sec. XVII) alla basilica ostiense di S. Paolo rinata dall'incendio; il q. è sopravvissuto nel gusto dell'arte, forse perché l'accogliente silenzio e le sue penombre invitano l'anima al raccoglimento e alla preghiera.