RADIESTSIA. - Denominazione di un chiaroveggenza (v.) di-
retta in cui la conoscenza dell'evento o dell'ente ri-
cercato avviene per il rapporto che si stabilisce di-
rettamente tra questo e il soggetto percipiente e con
l'uso di particolari strumenti rivelatori: la bacchetta
o forcina e il pendolo.
La denominazione, usata nella presunzione che i
fenomeni siano da attribuirsi a ipotetiche radiazioni o
movimenti ondulatori emessi indistintamente da ogni
corpo, potrebbe anche addirsi a ogni fenomeno di chiaro-
veggenza; in pratica, però, il termine viene usato limita-
tamente per indicare la suddetta forma di rivelazione di
fatti o cose con la bacchetta (rabdomanzia: pàßßòç =
verga, ìàvveßà = divinazione) o col pendolo.
L'oggetto della ricerca dell'attività rabdomantica o
pendolare (l'uso del pendolo per le ricerche radiestetiche
va sostituendosi a quello della bacchetta, per la maggiore
comodità di uso, varietà ed esattezza d'indicazioni),
è assai vario ed è rappresentato da qualsiasi entità occulta
a qualunque regno di natura appartenga, non esclusa
qualità o quantità o ubicazione, anche nei riguardi del-
l'uomo, per il quale viene applicata anche come teste di
diagnosi di sede e di natura, mezzo per la determinazione
dei rimedi più adatti, per indagare perfino le interne
condizioni psichiche e circostanze biologiche e sociali (sen-
timenti, rapporti di consanguineità, responsabilità, ecc.).
Soggetto della r., può essere più o meno ogni uomo;
si ammette da vari autori che viventi di grado in-
feriore, animali o vegetali, siano capaci di regolare il loro
comportamento in rapporto alle facoltà radiestetiche di
cui sarebbero dotati.
Per uno studio particolareggiato del metodo della
ricerca radiestesica si rimanda alle opere specializzate, da
studiare con spirito critico essendo largamente piene di
precetti empirici, regole e conclusioni non motivate con
severo metodo scientifico, fatti non documentati sufficientemente o di ambigua interpretazione. Gli strumenti comunemente usati sono la bacchetta o verga; ramoscello di nocciolo, olmo, canna d'India (esclusi i legni resinosi o di olivo), stecche di balena, rettilinei o picagati a V o Y, ottenuti con due elementi uniti insieme da un legaccio vegetale; o il pendolo, piccola massa del peso dai 30 ai 70 grammi, di materia varia (legno, osso, sostanze plastiche, metallo, eventualmente anche l'orologio, ecc.) sospesa a una catenella o filo (seta, lino, canapa) della lunghezza di 30-80 centimetri, secondo la particolare sensibilità dello sperimentatore e l'oggetto della ricerca. I movimenti di tali strumenti: innalzarsi o abbassarsi della punta della bacchetta nelle mani dell'operatore; oscillazioni pendolari o circolari, destresse o sinistrese, o ellittiche del pendolo, sarebbero indicative della presenza, la profondità, la natura, le particolari caratteristiche dell'oggetto della ricerca, secondo un codice interpretativo, spesso privo di una razionale giustificazione, empiricamente stabilito e spesso assai vario, nelle risposte più circostanziate, dall'uno all'altro sperimentatore. Le stesse molteplici modalità e previdenze dettate, indispensabili per la buona riuscita degli esperimenti, più che regole scientifiche razionalmente motivate, appaiono precetti empirici e personali.
Circa l'interpretazione dei fenomeni, uno degli esponenti della r., l'abate Mermet (v. BIBLICA), pone come postulati fondamentali che: a) tutti i corpi, senza eccezione, emettono costantemente onde o radiazioni; b) il corpo umano, entrando in questi campi d'influenza, è sede di reazioni nervose, specie di correnti che s'incanalano per la mano destra; c) se si tiene in mano un oggetto adatto, verga o pendolo, il flusso invisibile si manifesta per mezzo dei movimenti ch'esso imprime a tale agio indicatore. Tali postulati, per i cultori di r., vogliono avere anche il significato di ipotesi esplicative dei fenomeni. La causa immediata del muoversi degli strumenti rivelatori durante le ricerche sarebbe rappresentata dalle contrazioni involontarie muscolari del soggetto operante, provocate dallo scaricarsi delle presunte radiazioni sul suo sistema nervoso e non già da spostamenti automatici della bacchetta o del pendolo per una diretta sollecitazione delle forze emananti dall'oggetto della ricerca.
Non è possibile dare un assoluto giudizio su: valore della r. in rapporto alla soggettività dei metodi e alla discutibile certezza dei risultati ottenuti. Prassi ai margini dell'occulto e del magico, praticata spesso da persone prive di salda preparazione dottrinale e incapaci di una severa critica obbiettiva, viene spesso inquinata da ignoranza, fantastismo, leggerezza, falsificazione. Un tale giudizio vale particolarmente per le forme più straordinarie e impressionanti di applicazioni della r., quali la ricerca di persone o di loro qualità dall'indagine radiestesica della scrittura o della fotografia, di persone o di cose in rapporto al responso pendolare su carte topografiche, ecc.; attività in cui, a spiegazione dei risultati, non può neppure invocarsi la presunta azione radiante diretta dell'oggetto sul soggetto operante. In tali casi, se i fatti sono realmente documentabili, parrebbe più probabile ammettere l'intervento di fattori di ordine preternaturale, particolarmente dove si tratti della rivelazione di eventi futuri liberi (v. METAPSHICICA). Un contegno più affermativo sembra potersi assumere nei riguardi dei fatti minori e più usuali, quali le ricerche idriche o minerarie del sottosuolo.
Del resto bisogna convenire che esiste tutta una serie di casi pratici in cui può documentarsi la realtà dei fatti asseriti, e abili sperimentatori, di cui non può assolutamente negarsi la perfetta buona fede e correttezza scientifica, riescono realmente nell'assunto pratico delle loro ricerche, sia che si tratti di profonde veste di acqua o di giacimenti minerali o del ritrovamento di cose o persone o anche della diagnosi di condizioni morbose dell'organismo umano. Trattandosi, però, di particolari qualità estranei, sono non ordinarie a tutti gli uomini (extra sensory perception o effetto ESP, secondo la denominazione adottata dalla Duke University di Durham nella Carolina del Nord per il potere conoscitivo cui sono legati in genere i fenomeni di chiaroveggenza), anche se presenti in tutti
in embrione e capaci di esser sviluppate con l'esercizio, si comprende come la verifica e la dimostrazione dei fatti non possa assumere il piano di svolgimento delle comuni esperienze scientifiche e lasci largo adito a dubbi e interpretazioni contraddittorie.
La storia della r. si perde nei tempi più antichi, confondendosi con i riti magici orientali e con le pratiche divinatorie dell'antichità pagana. Uno studio ordinato e con serietà d'intenti sulla rabdomanzia probabilmente non può spingersi anteriormente al sec. XVI, con l'opera dell'abete L. di Valmento: La physique occulte ou traité de la baguette divinatoire, Parigi 1693. Nel 1913 il pendolo riappare ufficialmente sulla scena della r. per opera del Mermet al Congresso radiestesico di Parigi. Attualmente, particolarmente in Germania, Francia, Svizzera, esistono migliaia di radiestesisti riuniti in associazioni nazionali e che si raccolgono in periodici congressi.
La disciplina cattolica non condanna né proibisce la pratica della r. salvo che essa, per la particolare forma con cui venga praticata o i determinati fini cui voglia tendere (p. es., la divinazione del futuro o il raggiungimento di risultati umanamente impossibili), superstizione (v.). Per motivi di decenza o di prestigio o per evitare occasione di scandali, la Chiesa proibisce ai chierici e ai religiosi la pratica di quelle forme di r. che abbiano per oggetto circostanze e qualità di persone umane (diagnosi e cura delle malattie, indagini su doti intellettuali e morali, durata della vita, circostanze e tempo della morte, ecc.; decreto del S. Uffizio, 19 maggio 1942, AAS, 3 [1942], p. 148, e i commenti di A. Willwoll e J. Creusen, in Periodica de re morali canonica et liturgica, 31 [1942], p. 280 e sgg.).
Giuseppe De Ninno