RAGUSA, DIOCESI di. - Eretta il 6 maggio 1950, smembrando sette comuni dall'arcidiocesi di Siracusa ed uno dalla diocesi di Noto. È unita «acque principaliter» a Siracusa. Comprende un territorio di 1000 kmq., con una popolazione di 135.000 ab. dei quali 133.000 cattolici, ha 110 sacerdoti diocesani e 22 regolari, 6 comunità religiose maschili e 24 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 381). A partire dal 1952 si dà inizio al «Piccolo Seminario di S. Giovan Battista», limitatamente alle tre classi medie, dipendente dal direttore del Seminario arcivescovile di Siracusa.
Prima della fondazione della diocesi i membri della Chiesa ragusana erano ordinati in cinque vicariati foranei, ordinamento sorto dopo il Concilio di Trento, prima del quale, invece, le chiese dei maggiori comuni costituivano beneficio dei capitolari della Metropolitana di Siracusa.

Il territorio della diocesi di R. era nell'età preistorica popolato dai Siculi, con necropoli scavate nelle pareti rocciose delle valli; alla città di R. appartiene, con molta probabilità, il nome indigeno di Ibla. In età greca il territorio è ellenizzato dalla colonia di Camarina. Nell'epoca romana sorgono alcune piccole città nei cui pressi si trovano le principali testimonianze del primitivo criatianesimo, catacombe ed ipogei, generalmente di età costantiniana, ma con qualche elemento più antico. Chiese di età bizantina sono documentate a Caucana, Acrilla e Comiso. Nell'ancoraggio di Caucana si radunò nel 533 la flotta di Belisario, per far vela verso Malta e l'Africa.
Dell'importanza di R. in epoca normanna - essa era stata conquistata dagli Arabi nell'856 - fa fede la geografia di Edrisi, nel suo celebrarne edifici e piazze, territorio da seminare, frequenza di commerci, nobiltà e antica civiltà. In questo periodo essa viene infeudata dal conte Ruggiero ad uno dei commilitoni, e forse suo figlio naturale, Goffredo, che prese il nome a Ragusia; questi contribuì alla dotazione della Chiesa siracusana e in R. costruì l'abbazia di S. Maria la Nuova e donò la chiesa madre di S. Giorgio.
Lo sviluppo di R. risente delle particolari forme del regime feudale siciliano, il quale là dove convergono iniziative personali, fertilità di terre e vitalità di traffici consente la costituzione di un ceto borghese e nobiliare, che culmina nel raggiungimento di istituzioni comunali. R. contava 7827 ab. nel 1583, i quali salgono nel 1714 a 8863 e a 23.500 sul cadere del sec. XVIII.
In R. il portale superstite dell'antica chiesa di S. Giorgio, sorta intorno alla metà del sec. XV, è da considerare uno dei più eleganti esempi dell'architettura siciliana del tempo, fatta di volumi castigliani; il fiore stilizzato con il quale si conclude l'arco è accompagnato da una serie di sculture figurative decili all'ufficio architettonico. A Chiaramonte la parte più antica del santuario di Gulfi risale alla medesima epoca; mentre appartengono al Rinascimento due statue marmoree del Salvatore e della Madonna; a Comiso le fabbriche del Castello, la chiesa di S. Francesco, opera di un estroso artigiano che assommò con eccezionale bravura esperienze architettoniche svariate, sono testimonianze della nobiltà di architettura che segnava il capoluogo e i maggiori centri prima del terremoto che nel 1693 li danneggiò gravemente. Risorgendo dalla distruzione R. si arricchì di un nuovo quartiere, che traendo dal declivio i motivi di una opportuna disposizione urbanistica, attribuita all'animatore della rinascita, il barone Mario Leggio, diveniva il nuovo centro urbano. La chiesa di S. Giorgio Nuovo, nel quartiere antico, cominciata a costruire nel 1739 (arch. R. Gagliardi) e arricchita internamente di pitture e decorazioni, fra cui gli avanzi di una tribuna di fare gagnesco della chiesa precedente, è l'edificio maggiore della città vecchia, coronato da trenta chiese minori (ca. 40 non esistono più), nonché di palazzi tra i quali conviene ricordare quello Sortino, con ricca balaustrata barocca, e quello Donnafugata che ospita una notevole raccolta di dipinti e ceramiche. Nella città nuova la cattedrale di S. Giovanni, di gusto barocco, eretta tra il 1706 e il 1778, contiene notevoli opere d'arte (dipinti del Manno, del Vaccaro, di Paolo Vetri), mentre la chiesa dell'Ecce Homo (1808) è notevole per la sua disposizione scenografica e quella del Collegio rappresenta uno dei più corretti esempi del Settecento siciliano. A queste opere si è aggiunto tutto un complesso di nuovi edifici, in seguito alla erezione di R. a capoluogo della provincia omonima nel 1926.
Nel campo delle istituzioni religiose R. vanta una costante tradizione di liberalità cittadina. Opere pie e confraternite sono sorte in ogni tempo per iniziativa di personalità e di famiglie; fra queste l'Opera
Ospedale Sammito, la Messa dell'Alba, l'Ospedale Paternò-Arezzò e da ultimo le donazioni Sozzi e Cartia, che hanno costituito la base per l'erezione della diocesi.
Fra le personalità di R. vanno ricordate il gesuita Niccolò Urso, celebrato dall'Aguilera per specchiate virtù; G. B. Odierna (1597-1660) famoso astronomo; il teologo Carlo Bellio della seconda metà del sec. XV; Ascenzo Guerrieri, maestro di papa Urbano VIII, che lo eresse vescovo di Castellaneta nelle Puglie; il poliglotta e orientalista Vincenzo Laurefice, che nel 1623 fu nominato vescovo di Monreale; Giuseppe Miceli Marquez, autore di un lessico ecclesiastico latino-spagnolo; il bibliofilo

Alessandro Gaspano, abate di S. Maria Latina in Messina, che nel 1667 donava la sua biblioteca al convento dei Cappuccini di R. Si ricorderà ancora il p. Anselmo da R., prefetto apostolico del Bengala; in tempi più recenti G. di Stefano, fondatore (1781) d'una cospicua opera di beneficenza; G. B. Marini, creatore (1774) dell'asilo d'infanzia; suor Maria Schininà, fondatrice del fiorente Ordine religioso del S. Cuore.
Tradizioni religiose cospicue vanta qualche comune della diocesi. Chiaramonte ha nel suburbio, sede dell'abitato fino all'età angioina, il frequentatissimo santuario della Madonna di Gulfi, la cui origine si fa risalire all'età bizantina; nella città attuale, fra le dieci chiese, delle quali sei conventuali, S. Maria la Nuova è un buon esempio di strutture provinciali del Seicento, al pari di S. Giovanni Battista, con qualche decorazione di marmi mischi. Chiaramonte ha dato i natali a numerosi cittadini di chiara fama, quali il poeta laureato del sec. XV Tommaso Chaula, G. A. Cannizzo celebre giurista del sec. XVI, gli ecclesiastici Vito Pizza ed Egidio Mancurzio, ambedue filosofi e teologi nel Seicento.
A Comiso, oltre le ricordate chiese medioevali di S. Gregorio al Castello e di S. Francesco, si notano la Chiesa Madre, il più vasto tempio dell'antica arcidiocesi di Siracusa, di origine quattrocentesca, rifatta dal Gagliardi (1706), con soffitto dipinto dal messinese Barbalogna (sec. XVII), sculture del Gagini, del Marabitti e del Villareale, e vari dipinti fra cui la Nascita della Vergine del Maratti; l'Annunziata, insignita del più antico Capitolo della diocesi, insediata su di una chiesa d'età normanna, modificata dopo il terremoto del 1693, in un complesso unitario dell'arch. G. B. Cascione, è per armonia di linee e finezza di decorazioni un capolavoro del tardo Settecento. Fra le altre chiese (10, di cui 5 parrocchiali; altre 15 trasformate o distrutte) va ricordato il santuario di S. Biagio con elegante prospetto del sec. XVII. Già sede di 7 famiglie religiose e di un Collegio di Maria, tutti aboliti, Comiso ha ora un orfanotrofio e una casa di riposo retti dalle suore del S. Cuore, un asilo delle suore Orsoline e numerose altre istituzioni di istruzione, di assistenza e di beneficenza. Fra le personalità cui ha dato i natali, si ricordano p. Pietro Palazzo (sec. XVI) e p. Mansueto Cocigra. - Vedi tav. XIX.
Bibliografia8 opere
Biagio Pace


