RAGUSA (DUBROVNIK), DIOCESI DI

RAGUSA (DUBROVNIK), DIOCESI di. - Città e diocesi in Dalmazia che si estende interamente sul territorio della tramontata Repubblica di R. (incluse le isole). Fino al 1828 R. fu una delle quattro metropoli della Dalmazia.

Su una superficie di 1315 kmq., conta 74.000 ab. dei quali 72.000 cattolici; ha 59 parrocchie servite da 46 sacerdoti diocesani e 40 regolari; nella diocesi vi sono 12 comunità religiose maschili e 18 femminili (Ann. Pont., 1952, p. 333).

La città fu fondata nel sec. VII dai fuggiaschi dall'antica Epidaurus (v. EPIDAURO). Ragusium, la nuova città, fece parte del tema bizantino di Dalmazia. Nel sec. XIII fu annesso a R. un suo sobborgo, Dubrovnik, abitato da slavi. La città, ricinata di belle mura, da allora fu designata con i due nomi (R. e Dubrovnik). L'elemento slavo s'infiltro poco a poco nella città così che nel sec. XIII già alcune famiglie patrizie erano di origine slava.

La storia fa cenno di R. appena verso l'anno 850. La sovranità bizantina, interrotta nel sec. XI da quella dei Normanni, fu per un breve periodo sostituita dalla protezione di Venezia, sotto la quale passò di nuovo nel 1205, e vi rimase fino al 1358. A cominciare dal sec. XII R. divenne grazie ai suoi traffici dei paesi d'Occidente e d'Oriente un importante centro di commercio nell'Adriatico. Nei sec. XIII-XIV furono fissati i limiti del territorio raguseo, il quale, comprendendo le isole Meleda (croato Mijet) e Lagosta (croato Lastovo) e la penisola di Sabbiocello (croato Pelješac) con Stagno (croato Ston), si stendeva dalle foci del Raneta alle Bocche di Cattaro. La sua costituzione aristocratica aveva i suoi organi legislativi nel Consilium Maius di 100 membri e nel Consilium Rogatorum o dei Pregadi (30 membri), con un organo esecutivo, il Consilium Minus, di 12 membri, compreso il conte.

La sovranità dei re d'Ungheria, di fatto soltanto nominale, consisteva nel pagamento di un tributo. Il conte, prima sempre un nobile veneziano, fu sostituito dal Consiglio dei tre, ed in seguito da un solo rettore. Arricchita dai traffici con tanti paesi d'Europa, la città s'imbelliva mano a mano e prese, allora, la sua fisionomia definitiva, urbanistica ed artistica. D'altra parte R. fu impegnata in quest'epoca nelle numerose lotte per proteggere i suoi possessi e i nuovi acquisti di territorio. Con la morte dell'ultimo re d'Ungheria, Lodovico (a Mohacs, nel 1526), R. trovò modo di mettersi sotto la sovranità e la protezione del Sultano, pagandogli un forte annuo tributo; così la Repubblica di R. mantenendo la sua tradizionale autonomia, poco diversa dall'indipendenza vera e propria, e la sua neutralità nelle lotte fra Venezia e la Porta, riuscì a conservare i suoi vecchi mercati nel territorio balcanico (Bosnia, Serbia, ecc.) e ad approfondire le relazioni commerciali con altri paesi dell'Europa e del Mediterraneo, conservando il monopolio del traffico col retroterra, ch'era sotto la sovranità del Sultano. Esso venne però, poco a poco, a diminuire quando la scoperta delle nuove terre diede al grande traffico mondiale ben altre direzioni. D'altra parte anche nell'Impero ottomano si accentuarono nel sec. XVII sintomi di decadenza dal

Article illustration
(fts. Griesbachiknava, Zogabria)
Ragusa (Dubrovnik), diocesi di - Chiostro del Convento Francescano (1317).

punto di vista politico ed economico. Nel 1806 le truppe francesi diedero il colpo finale alla Repubblica di R., che poi al Congresso di Vienna (1815) venne unita alla Dalmazia austriaca; sciolto l'Impero austro-ungarico (1918) R. entrò a far parte del nuovo Regno dei Serbi Croati e Sloveni (dopo Jugoslavia).

R., cosiddetta «Atene della Croazia», fu la patria di molti uomini illustri, fra i quali eccellono il commerciatore Marin Držić ed il celebre poeta Ivan Gundulić (Gondola). R. ha dato anche il famoso matematico ed astronomo Ruggero Boščković gesuita ([v.] sec. XVIII). È noto anche il pittore Niccolò da R. (N. Božidarević). Considerevoli i monumenti storici ed artistici, prime le mura con le torri, il magnifico palazzo dei rettori, il palazzo della dogana («Divona»), i chiostri dei Francescani e dei Domenicani, le chiese di S. Salvatore e di S. Biagio (Sv. Vlaho, patrono della città), il Duomo dedicato alla Vergine S.ma e le due belle fontane attribuite all'architetto napoletano Onofrio de la Cava. Nelle chiese di R. si trovano quadri di Tiziano (o almeno della sua scuola), di Del Sarto, di Pordenone e di Palma il Vecchio. Fra le sue istituzioni molto antiche vanno ricordate la farmacia presso i Francescani, fondata nel 1317, ed un orfanotrofio per i bambini illegittimi (1432).

La diocesi di R. sembra creata contemporaneamente alla creazione della nuova città, nel sec. VII. E difatti i vescovi di R. si consideravano sempre successori di quelli di Epidaurò. Ma la prima esplicita menzione l'abbiamo negli atti dei Sinodi provinciali di Spalato, nel 925 e 928; quale suffraganza di Spalato, fu allora creata anche la nuova diocesi di Cattaro (croato Kotor). Nel 1022, per concessione di Benedetto VIII, R. divenne sede metropolitana, ma causa le proteste del metropolita di Spalato nel 1060. R. è di nuovo suffraganza di Spalato, e non fu definitivamente metropoli che nel 1120, sotto il papa Callisto II, quando ebbe soggetto con Antivari 10 suffragane, inclusa la Bosnia. Le proteste e lotte continuavano, finché sotto Innocenzo III fu ricostituita la metropoli di Antivari, e si ebbero così in Dalmazia quattro arcivescovi: Spalato, R., Zara e Antivari. Nel 1828 Leone XII creò l'unica metropoli di Zara ma unì a R. le antiche diocesi di Stagno (croato Ston) e di Curzola (croato Korčula). Nel 1932 l'isola di Lagosta (croato Lastovo) veniva sottoposta all'arcivescovo di Zara.

Dei più conosciuti e meritevoli arcivescovi di R. vanno ricordati Giovanni Dominici (1408-19), Gianangelo Medici (1545-49), più tardi papa Pio IV ed il noto studioso e diplomatico pontificio Lodovico Beccadelli (1555-64).

Attualmente la diocesi di R. è tutta compresa nella Repubblica federale croata. Nella città sede sono il Semi-nario vescovile e due scuole filosofico-teologiche, fran-ca-sena e domenicana. - Vedi tav. XX.

Bibl.: fonti: Momum. Ragusina, Libri Reformationum (1301-1390), ed. J. Gelcich, 5 voll., in Momum. spectantia hist. Slavorum meridionalium, Zagabria 1870-07; J. Gelcich - Z. Thallóczy, Diplomatarium relationum Reipubbl. Ragusinae cum regno Hunga-ria (1358-1641), Budapest 1887; V. Makusiev - M. Šufflay, Isprave za odnosaj Dubrovnika prema Veneciji (1225-1629), in Starije Jug. ak., 30 (1902), pp. 335-52 e 31 (1903), pp. 1-257; G. Cremosnik, Istorisk spomenici dubrovackog arhiva, 3a serie, in Kancelariški i notariskih Apisi, 1278-1303, Belgrado, Srp. Kr. 1032; J. Radonić, Acta et diplomata Ragusina, I, 1 e II, ivi (1934; Studi: D. Farlati, Illyricum sacrum, VI, Venezia 1880 (con le Accessiones et correctiones), ed. F. Bulić, Spalato 1910; J. Chr. Engel, Gesch. des Freistaates R., Vienna 1807; G. Gelcich, Delloviluppo civile di R., considerato ne' suoi monum. istor. ed artist., Ragusa 1884; K. Vojnović, Crkva i država u dubrovackoj republici, in Rad. Jug. ak., 119 (1894), pp. 32-142 e 121 (1895), pp. 1-91; Z. Villari, The Republic of R., Londra 1904; S. Stanojević, Borba za samostalnost katoličke crkve u Nemanjičkoj državi, Belgrado 1912; B. Cvjetković, Dubrovacka diplomacija, I, Ragusa 1923; M. Medini, Starije dubrovacke, Ragusa 1935; K. Dragonović, Opći jemalizam Katoličke Crkve u Jugoslaviji, Sarajevo 1939; M. Barada, Dalmata superior, in Rad Jug. ak., 270 (1949), pp. 93-113.

Atanasio Matanić-*