**RAMPOLLA DEL TINDARO,** Mariano. - Cardinale, n. il 17 ag. 1843 a Polizzi (Cefalù, Sicilia), m. il 16 dic. 1913 a Roma. Entrato nel Seminario Vaticano nel 1856, passò nel nov. 1861 al Collegio Capranica; sacerdote nel 1866, frequentò poi la Pontificia accademia dei nobili ecclesiastici. Laureatosi in utroque iure nel 1870, fu addetto alla Congregazione degli Affari Ecclesiastici straordinari, ove per la conoscenza delle lingue orientali diede dimostrazione di vasta cultura e di attitudine alla carriera diplomatica.
Nel 1875 Pio IX lo inviò in Spagna consigliere di quella nunziatura retta da Giovanni Simeoni. Nominato quest'ultimo, alla morte dell'Antonelli, cardinale segretario di Stato, R. rimase in nunziatura come incaricato d'affari sino al 1877, in un periodo oltremodo difficile per la Chiesa cattolica. Richiamato a Roma, fu segretario alla Congregazione di Propaganda per il rito orientale. Posto termine allo scisma armeno, fu preconizzato nel dic. 1882 arcivescovo titolare di Eraclea e ritornò a Madrid quale nunzio fino al 1887, quando Leone XIII, il 27 maggio, lo creò cardinale ed il 3 giugno lo nominò suo segretario di Stato. Nella lettera che quello stesso giorno il Pontefice gli indirizzò, si richiamava l'attenzione del R. sul problema della libertà della S. Sede, libertà considerata inscindibile dal riconoscimento di una vera sovranità. Le misurate parole di Leone XIII persuasero R., pur convinto degli immensi ostacoli da parte di determinati ambienti e sfere politiche italiane, a non opporre un esplicito «fin de non recevoir» ad eventuali sondaggi governativi. Nel 1891 egli anzi si mostrò favorevole a contatti, iniziati per il tramite di mons. Della Chiesa e del conte De Bojani, con il Gabinetto del marchese Di Rudinì per risolvere diverse questioni particolari, connesse a nomine episcopali. Tali trattative parvero preludere ad un componimento amichevole tra il Regno d'Italia e la S. Sede, ma un'improvvisa levata di scudi della massoneria, determinata da un inconsulto atto di provocazione di pellegrini francesi i quali avevano apposto sui registri dei visitatori del Pantheon scritte impegnati al Papa, sollevò in tutta Italia un'ondata anticlericale, che soffocava sul nascere ogni tentativo in proposito.
Aggravò i pericoli della situazione l'isolamento politico de

Rampolla del Tindaro, Mariano. Ritratto.
lla S. Sede di frontell'Italia, alleata con l'Austria-Ungheria e con la Germania, ciò che mosse il R., appoggiato dal Pontefice, a normalizzare i rapporti con la Francia e repubblicana ed in particolare ad insegnare l'eroe cattolico nella vita politica della nazione, dalla quale erano rimaste avulse dal 1870, a causa della loro pregiudiziale monarchia. Questo rallentamento, dettato dalla necessità di salvaguardare la S. Sede contro l'anticlericalismo italiano e tendente forse anche a modificare a proprio favore l'indifferenza asburgica verso il papato, fu interpretato invece dalle sfere governative viennesi come una presa di posizione contro le potenze della Triplice Alleanza. E fu appunto il timore di un papa «francese» a determinare Francesco Giuseppe a far porre dal card. Puzyna, vescovo di Cracovia, il veto all'elezione al pontificato di R. nel Conclave dell'ag. 1903.
Sotto il pontificato di Pio X, R., non più segretario di Stato, esplicò il lavoro nelle congregazioni, di cui faceva parte. La crisi nei rapporti franco-vaticani, dopo la «separazione» del 1905, fece di lui nuovamente uno dei candidati più sicuri alla tiara, come si rileva da documenti diplomatici austriaci dell'epoca.
L'attività politica e diplomatica del R. come segretario di Stato è inscindibile da quella del Pontefice. Rimane pertanto difficile definire a chiare linee i limiti della sua azione. Fedele alle direttive di Leone XIII, egli cercò di assicurare l'indipendenza della S. Sede mediante un realistico inserimento del Vaticano nella comunità internazionale con l'intento di salvaguardare i diritti del magistero cattolico nel mondo.
Mente apertissima a seguire gli sviluppi delle scienze sacre, vi contribuì anche con studi critici personali; stima il 1905 (dal cod. Escorial., a. II. 9); Di un catalogo cimiteriale romano, in Atti II congresso intern. Archeol. crist., Roma 1902 (dal cod. Escorial., S. 3,27).
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