REGGIO EMILIA, DIOCESI di. - Si estende per 1982 kmq. e conta 349.000 cattolici su 349.500 ab.: 450 chiese, 256 parrocchie, 393 sacerdoti diocesani e 63 regolari; ha 3 seminari, 7 comunità religiose maschili e 14 femminili. Confina con le diocesi di Guastalla, Carpi, Modena, Apuania, Pontremoli, Parma ed è suffragana di Modena. Patrono della diocesi: primario, s. Prospero, vescovo di R. tra il sec. iv ed il v, ed aegue principaliter i martiri Crisanto e Daria, le cui reliquie furono traslate a R. nel 947. Compatrono è s. Venerio.
I. STORIA
La fondazione della città è attribuita secondo alcuni ai Liguri o agli Etruschi, secondo altri ai Galli Boj o ai Romani. Il Forum Lepidi Regii ha la stessa origine delle altre città similari, fondate ab imis o romanizzato sull'asse di quella via condotta dal console romano M. Emilio Lepido nel 187 a. C. Dopo la caduta dell'Impero romano (476), R. subì la dominazione di Odoacre e dei Goti; sotto i Longobardi diventò sede di
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Il vescovo di R. ebbe poteri comitali sulla città grazie alle concessioni di Ottone I e di Corrado II (1027); ma questa si costituì ben presto a comune e nel 1137 sono ricordati 7 suoi consoli; aderì alla Lega Lombarda nel 1168 e partecipò alla Pace di Costanza nel 1183. Cominciarono ben presto le contese con le circostanti città e le lotte intestine, nelle quali ebbero larga parte le grandi famiglie e condussero al dominio forestiero. Col 1409 R. passò sotto gli Estensi che la tennero sino al 1796; eccettuati gli anni 1512-23 in cui stette sotto il diretto dominio della S. Sede. Dopo la Rivoluzione gli Estensi tennero R. dal 1814 al 1859.

(fot. Vainini)
II. ISTITUTI DI CULTURA
Ca. il 1040, per opera di Sichelmo, fu aperto uno Studium anche a R. A questo Studio, come a quello di Droco a Parma, accorsero scolari di molte parti d'Italia e dall'estero. In tale scuola si insegnava a comprendere direttamente i capolavori di retorica (v. BIBLICA. della voce SICHELMO). L'evoluzione da Studio tenuto da ecclesiastici a Studio laico, sempre controllato dal vescovo, pare sia stata lenta e sembra che il Comune si accolla l'onere della retribuzione dei maestri. Nell'insegnamento si succedettero magistri o doctores tali da far pensare ad una forte tradizione giuridica locale. Basti ricordare Giuliano da Sesso, Accursio giudice, Bernardo Talenti, Guido da Suzzara, Giovanni del Bondeno, Guido da Baiso e Pangratino, i quali vi insegnarono contemporaneamente. Per il largo benefico influsso della vicina Bologna con la sua scuola, anche la scuola capitolare ed ecclesiastica reggiana divenne un organismo universitario, fondato su una universitas scholarium, con il corrispondente collegio di dottori. Malgrado interruzioni, più o meno brevi, dovute prima a scarsità finanziarie del Comune, poi al tramonto di questo, ed in seguito ad altre circostanze, lo Studium Regiense era sopravvissuto e s'era da poco sistemato nella parte più bassa e meno antica del Palazzo Busetti; ma, nel 1772, il duca Francesco III di Modena, riordinata l'Università di questa città, lo soppresse a favore di essa.La principale Biblioteca di R. è la civica, istituita nel 1796, la quale possiede: 161.925 volumi, 450 incunaboli, 324 edizioni aldine ed oltre 400 manoscritti, di cui numerosi codici umanistici, edizioni ariostee, la quasi totalità dei manoscritti di L. Spallanzani e il preziosissimo codice Ferrarini. Delle altre biblioteche sono da menzionare: la Capitolare, con l'Archivio capitolare, con documenti sulla Chiesa e la diocesi reggiana; del Seminario urbano, con incunaboli e manoscritti. A R. si ha pure
il Museo civico o, meglio, più musei, radunati nel Museo di storia naturale « L. Spallanzani »; la Galleria Fontanesi, con opere di Bartolomeo e Giacomo Maineri, frammenti correggeschi, tele di A. Tiarini e dei pittori reggiani A. Fontanesi, A. Chierici, Luca da R. e d'altri; il Museo di paletnologia « G. Chierici »; un Gabinetto di numismatica, con monete greche, romane e medievali; il Museo dell'arte industriale reggiana antica, specie della serica introdotta a R. nel 1502; la Galleria, ora civica, costituita da Luigi Parmeggiani in un moderno palazzo di stile gotico francese del sec. xv, con un portale in architettura ispano-moresca del '500 ivi portato da Valenza, e che contiene pitture di « primitivi » spagnoli, un Redentore del Greco, quadri italiani e fiamminghi, sculture gotiche, mobili francesi, stoffe, merletti, armi, costumi, argenterie, strumenti musicali, avori e oggetti in bronzo e cristallo.
III. MONUMENTI
Ridottissimi sono gli antichi chiostri delle Grazie e del Corpus Domini in città (A. Fulloni [V. BIBLICA.], pp. 23-24, 27-28). La maggiore e più antica chiesa è il Duomo, fondato ca. l'anno 857, totalmente rifatto nella seconda metà del sec. XIII;edificio romanico con facciata vivacemente dipinta in ogni sua parte, come attestano frammenti tuttora visibili, deturpati nel sec. xvi; le cappelle, specie quella del S.mo Sacramento, contengono opere di B. e P. Spani, ai quali spetta la grande statua della Madonna, in rame sbalzato, nel lato facciale del tiburio ottagonale sovrastante alla facciata, e le marmore statue di Adamo ed Eva, sopra la porta maggiore. Al Duomo segue la basilica di S. Prospero (la facciata di G. B. Cattani, tra il 1748-53), opera di L. Corti di Viano e Matteo fiorentino, nella prima metà del sec. xvi sulla Basilica primitiva (più ristretta). A questa Basilica era annesso un monastero dei Benedettini, distrutto nel 1351 o 1356. L'incompiuta torre ottagonale, in pietra, a fianco della facciata, e anch'essa della prima metà del sec. xvi. Sono ancora da ricordare: il santuario della Madonna della Ghiara, in stile del tardo Rinascimento, con affreschi e tele del Guercino, di A. Tiarini, L. Spada, Luca da Reggio ed altri; il tempio dei SS. Pietro e Prospero, fatto ricostruire dai Benedettini, su disegno di Giulio della Torre, negli anni 1586-89; la chiesa di S. Girolamo, opera di G. Vigarani; la chiesa di S. Agostino, ricostruita dallo stesso negli anni 1561-66; in sostituzione di quella eretta in stile lombardo nella prima metà del sec. xv, opera di A. Casotti e di cui resta l'abside ottagonale e la torre conica in cotto: la chiesa di S. Giorgio e l'oratorio del Cristo, la chiesa di S. Giovanni Ev., con affreschi di T. Sandrini, di S. Badalocchio, di P. Guidotti e con una Pietà attribuita a G. Mazzoni. Tra i monumenti sacri più importanti, in provincia, vi sono: la chiesa di S. Maria di Castello a Toano, a tre navate, d'architettura romanica dell'epoca matildica (incendiata nella seconda guerra mondiale e completamente restaurata e riconsacrata il 15 ag. 1951) e la chiesa matildica, pure a tre navate, di S. Maria presso il Seminario di Marola, che fu consacrata dal vescovo Alberio nel 1151; nonché l'oratorio matildico di Belso di Gombio, a 10 km. da Cesina. - Vedi tav. XXXIII.
in Provincia di R., 3 (1927), pp. 239-43, 273-76, 302-306; L. Tondelli, La Studio di Sichelmo a R. nel sec. XI, in Studi e doc. della R. Dep. di stor. patr. per l'Emilia e la Romagna, 1 (1937), pp. 25-33; U. Gualazzini, Ricerche sulle scuole preuniversitarie del medioevo, Milano 1943, pp. 59-62, 265-72, 367-701. Per gli uomini illustri: G. Tiraboschi, Notizie di pittori, scultori, incisori e architetti nati negli Stati del sereniss. signor duca di Modena, Modena 1786; F. Malaguzzi-Valeri, Notizie di artisti reggiani (1300-1600), Reggio Em. 1892. Per i monumenti: F. Malaguzzi-Valeri, La pittura reggiana nel '400, in Rassegna d'arte, 1903, pp. 145-52; G. Ferrari, La Cattedrale di R. Em., ibid., 1904, pp. 165-67; L. Magnani, Pr. Spani, detto il Clemente, in Cron. d'arte, 4 (1927), pp. 59-80, 146-68, 231-33; G. Piccinini, Guida di R. d'Em. e prov., 2ª ed., Reggio Em. [1931]; A. Fulloni, La Gall. Parmeggiani di R. E., in Le vie d'Italia, 1932, p. 357 agg.; N. Mercati, Prescrizioni pel culto divino nella diocesi di R. E. del vescovo card. M. Cervini, Reggio Emilia 1933; A. Fulloni, R. E., Bergamo 1934; F. S. Gatta, Liber grossus antiquus Communi Regii, Reggio E. 1944; N. Campanini, Canossa, 3ª ed., ivi [1951]. Bruno Leoni