« RERUM ECCLESIAE » - Così ha inizio la let-
terna enciclica di Pio XI del 28 febbr. 1926, diretta
a ricordare in scritto gli insegnamenti della Mostra
Missionaria Vaticana dell’Anno Santo 1925 (Syl-
log de Propaganda Fide, Roma 1909, n. 120, pp. 240-
258).
Nell’introduzione, il S. Padre dice che la Chiesa,
pur con diverso successo, ha sempre cercato di guada-
gnare a Gesù Cristo quanti ne erano lontani; ricorda,
poi, i benefici effetti della lettera di Benedetto XV Ma-
xinum illud (v.), la Mostra Missionaria Vaticana e l’isti-
tuzione del Museo Missionario Lateranense e consta-
tando con dolore che ancora molti sono gli infedeli,
ammonisce tutti i cristiani dei loro doveri in materia e
ne chiede l’aiuto generoso. La prima parte dell’enciclica
parla del dovere missionario in genere, che fonda sulla
virtù della carità e del dovere missionario in particolare,
che consiste principalmente nel pregare per le missioni
e nel suscitare e coltivare le vocazioni all’apostolato. Allo
scopo raccomanda che in ogni diocesi siano istituite ed
organizzate l’Unione Missionaria del Clero (v.) MISSIONARIO (v.). La seconda parte ri-
corda ai capi di missione il dovere di formare un clero
indigeno numeroso e capace, fondando seminari, e di
istruire bene i catechisti. Consiglia l’erezione di congre-
gazioni religiose indigene e l’introduzione degli Ordini
contemplativi. Dà, poi, direttive precise sul modo di di-
stribuire le forze missionarie allo scopo di seguire la
tutela di una progressiva conquista del territorio.
Alla fine Pio XI raccomanda agli Ordinari di mis-
sione in caso di penuria di missionari di chiamare nuovi
operai anche di altre famiglie religiose. Alle Congrega-
zioni religiose, poi, ricorda che i territori sono loro affi-
dati a beneplacito della S. Sede, la quale può liberamente
assegnarli ad altri istituti, dividersi e affidarli al clero in-
digeno o ad altre Congregazioni. Per ultimo esorta tutti
i vescovi ad aiutare le missioni con i mezzi suggeriti.
« EVANGELII PRAECONES » - Allo stesso argomento
missionario si riferisce l’encic. Evangelii praecones di
Pio XII del 2 giugno 1951 (AAS, 43 [1951], pp. 497-
558) che può essere divisa in tre parti.
La prima, dopo una breve introduzione, in cui spiega
l’occasione che ha dato luogo alla pubblicazione dell’en-
ciclica, parla dei progressi ottenuti nel venticinquantino
passato quanto al numero delle conversioni, all’organiz-
zazione ecclesiastica dei vari territori e all’ordinamento
della collaborazione missionaria. Quindi ricorda che in
alcuni territori dell’Asia inferisce la persecuzione e quanto