« RERUM NOVARUM ». - Enciclica de conditione opificum di Leone XIII del 15 maggio 1891, così conosciuta dalle parole con cui comincia; è la più popolare delle moderne encicliche sociali.
Problemi politici posti dagli eventi successivi alla Rivoluzione Francese, problemi economici conseguenza del grande industrialismo capitalistico, problemi sociali affioranti sotto molteplici aspetti, dottrine di opposto orientamento, da un estremo liberalismo individualistico ad un estremo socialismo collettivistico, impegnavano nel secolo scorso l'attenzione dei pastori di anime e dei cattolici in generale, ecclesiastici o laici, più sensibili ai propri doveri verso i figli ed i fratelli (per fare appena qualche nome: il vescovo von Ketteler, i cardd. Mermillod e Manning; Le Play, Périn, Lacordaire, Montalambert, Ozanam, Decurtins, Lorin, Pottier, Vogelsang, Hitze, Toniolo ecc.). Sulla questione sociale due correnti si delinearono, l'una tendenzialmente conservatrice, l'altra tendenzialmente riformista, che si consolidò poi nella « democrazia cristiana » (v.).
Leone XIII, che già aveva spianato la via ad un successivo e decisivo intervento, con alcune encicliche (come quelle sui fondamenti della società umana, la famiglia e il Matrimonio [Arcanum, 1880]; sull'origine del potere civile [Diniturum, 1881], sull'ordine delle sue relazioni con la Chiesa [Immortale Dei, 1885]; sui principali doveri del cittadino cristiano [Sapientiae christianae, 1890]; contro gli errori del socialismo [Quod apostolici muneris, 1878] e sulla dottrina dell'umana libertà [Libertas, 1888]) pubblicò nel 1891 la R. n.
La quale tratta di proposito tutta la questione operaia, a fine di mettere in pieno rilievo i principi, con cui, secondo giustizia ed equità, risolvere la questione stessa, della quale il Pontefice non tace la difficoltà e la pericolosità, ed enuncia preliminarmente l'essenza e le cause. Passa
poi alla critica della soluzione socialista, per respingerla come dannosa all'operaio in quanto che lo defrauda del suo diritto al risparmio, viola la proprietà privata che è diritto di natura, altera le naturali competenze della famiglia e dello Stato circa il mantenimento della prole, e porterebbe al disordine sociale. Passando alla soluzione cattolica, prospetta la triplice opera della Chiesa, dello Stato e degli interessati attraverso organismi intermedi. A proposito della Chiesa, si enunciano la necessità ed il carattere del suo intervento nella questione, le dottrine morali insegnate in
ordine ai rapporti sociali, l'azione moderatrice sui singoli e sulla società e la beneficenza da essa operata. Per quel che riguarda lo Stato, si rileva la necessità della sua opera, se ne indicano i compiti generici (persegui-mente del bene comune con particolare riguardo per le classi bisognose) e poi quelli specifici in materia di difesa della proprietà privata, dello sciopero, del riposo festivo, della durata del lavoro specie riguardo alle donne ed ai fanciulli, del giusto salario, del risparmio degli operai e relativo investimento in piccole proprietà. Si insiste infine sull'opera degli interessati medesimi,

(fot. Giardani)
Il magnifico ed incisivo quadro tracciato dal grande Pontefice rimane sempre vivo ed attuale, nelle sue linee generali, per l'immortale dottrina che insegna. Sviluppi ed adeguamenti alle mutevoli condizioni sociali sono stati apportati da manifestazioni ulteriori del Supremo Magistero (v. ANNO) Pio XII (v.).
In verità l'encicl. R. n., mentre vacillavano le massime del liberalismo, che da lungo tempo intralciavano l'opera efficace dei governanti, mosse i popoli stessi a promuovere con più sincerità e più impegno la politica sociale, e indusse i migliori tra i cattolici a prestar in questo il loro utile concorso ai poteri dello Stato; sicché spesso si dimostrarono nelle camere legislative sostenitori illustri di questa nuova politica; anzi le stesse leggi sociali moderne furono non di rado proposte ai voti dei rappresentanti della nazione e la loro esecuzione fu richiesta e caldeggiata da ministri della Chiesa imbevuti degli insegnamenti leoniani. « Che se pur le leggi sul lavoro non si accordano dappertutto e in ogni cosa con le norme di Leone XIII, non si può tuttavia negare che in molti punti si sente un'eco dell'encicl. R. n., alla quale
pertanto è in parte assai notevole da attribuirsi la migliorata condizione dei lavoratori » (cf. Quadragesimo anno : AAS, 23 [1931], pp. 185-86). I lavoratori cristiani quindi a buon diritto sono soliti commemorare come loro festa la data del 15 maggio.