RICCARDO di MEDIAVILLA. - Filosofo e teologo francescano, denominato doctor solidus, n. ca. il 1249, m. ca. il 1307-1308. Scarse e incerte sono le notizie biografiche; si ritiene di origine inglese, però è ancora discussa l'identificazione di Mediavilla con Middletown in Inghilterra, in confronto con Menneville e Moynerville in Francia.
Studiò a Oxford; verso il 1278-80 lo si trova a Parigi. Nel 1283-85 fece parte della commissione costituita per l'esame COLIVI (v.). Nel sett. 1284 ottenne la licenza di magistero, che svolse fino al giugno del 1287. Fu i magister et socius a di s. Lodovico di Tolosa a Napoli (cf. Analecta franciscana, 7 [1951], p. 14). Il 20 sett. 1295 fu eletto superiore della provincia di Parigi. È poco probabile che sia ritornato in Inghilterra.
Le opere autentiche di R. sono: il commento ai libri delle Sentenze (il l. I separato, Venezia 1479; i 4 II. insieme, in due voll., ivi 1307-1309), svolto negli aa. 1282-84, ma redatto nel 1295; 45 quaestiones disputatae, a cui R. rimanda spesso negli altri scritti,

Tradizionalista rispetto alla scuola francescana, si rese spesso indipendente, riallacciandosi a posizioni tomiste o ammettendole semplicemente come probabili. Diede particolare rilievo alle scienze e al diritto canonico. In teologia R. fu fedele a s. Bonaventura in varie tesi: la teologia è scienza pratica, la Grazia e la carità non si distinguono realmente; la volontà è la base delle virtù soprannaturali; composizione di materia e forma negli Angeli e loro moltiplicazione nella medesima specie; dualità di filiazione in Cristo ecc. Si orientò verso il tomismo, senza accertarlo in pieno, nella negazione delle ragioni seminali, del peccato degli Angeli nel primo istante, della possibilità dell'Incarnazione del Verbo senza il peccato, e così pure sull'impeccabilità di Cristo, ecc.
Più indipendente dal tomismo e dall'aristotelismo si mostrò in filosofia, ove, pur mantenendosi generalmente sulla scia di s. Bonaventura, assunse posizioni proprie e diede particolare valore all'esperienza, orientando volentieri lo studio verso la natura. In psicologia la realista moderato nella questione degli universali; negò l'univocità dell'ente in Dio e nella creatura, combatté la possibilità della creazione eterna. In psicologia ammise la pluralità delle forme; il principio di individuazione è dato dall'incomunicabilità dell'essenza e non dalla materia signata quantitate; attribuì alla volontà il primato sull'intelli-
genza, ammettendo, come fonte della libertà, l'autodeterminazione dell'atto volitivo.
