RICCARDO DI SAN VITTORE

RICCARDO di SAN VITTORE - Rittrato. Dipinto del secc. XVI. Lucca, chiesa di S. Frediano.

Sottoporre dell'abbazia prima del 1159, nel 1162 divenne priore, ritenendo l'ufficio fino alla morte. Nel 1164 ospitò a S. Vittore il papa Alessandro III e nel 1170 s. Tommaso Becket; si provò con successo in quasi tutti i campi della teologia. Tra le numerose opere, quelle sete-getiche (*Expositio difficultatum suborientium in expositione tabernaculi foederis*; *In visionem Ezechielis*; *In Apocaflypsim*; *De Emmanuele*, ecc.), sono di minor valore; invece i saggi dogmatici lo rivelano pensatore robusto e personale, soprattutto il *De Trinitate* in 6 II. Dopo aver indi-cato il metodo, più sollecito della «profunda et subtilissima indagatio» che dei testi patristici (I, I), tratta prima della natura intima di Dio, mostrando il nesso intimo dei suoi attributi (I, II), poi della trinità delle Persone Divine (I, III), inoltrandosi in acute specula-zioni per dimostrare la non contraddizione con l'unita della natura (I, IV); da ultimo tocca il problema delle processioni divine (I, V) e ne illustra la differenza (I, VI).

Questo trattato è una delle sintesi più originali e più sorprendenti del sec. XII, che per la sua spinta ricerca delle «rationes necessariae», per mostrare la non ripu-gianza intrinseca dell'alto mistero, fece sorgere in tempi più recenti (Pohle, Heitz) il sospetto di una tinta razio-nalistica della teologia riccardiana; oggi la critica gli è più favorevole, ma nell'età aurea della scolastica la sua speculazione, di tendenza greca, fu più ammirata che se-guita (cf. A.-M. Ethier, *Le «De Trinitate» de Richard de Saint-Victor*, Parigi-Ottawa 1939); infatti, accolta da Alessandro di Hales, venne trascurata da s. Bonaventura e da s. Tommaso.

Ispirate allo stesso metodo delle *rationes necessariae*, alla maniera di s. Anselmo e senza tinta razionalistica sono: *De tribus appropriatis personis in Trinitate*; *Liber de Verbo Incarnato*; *Quomodo Spiritus Sanctus est amor Patris et Filii*; *De superexcellenti Baptismo Christi*; *De potestate ligandi atque solvendi*; *Tractatus de Spiritus blas-fhemia*; *De differentia peccati mortalis et venialis*. Ma R. si affermò soprattutto nella mistica, in cui condivise con s. Bernardo un incontrastato primato in quasi tutto il

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(per cortesia di mass. Pialanti)

RICCARDO RUFO di CORNOVAGLIA. - Teologo francescano, n. in Inghilterra, m. a Oxford nel 1260 ca.

Entrò nell'Ordine francescano, già magister artium, a Parigi ca. il 1238, ma nel 1239 si trasferì in Inghilterra. Ottenuto il baccellierato in teologia, commentò le Senneze prima a Oxford (1250), poi a Parigi (1253), finché nel 1256 divenne maestro reggente dello Studio francescano di Oxford. Ruggero Bacone, forse per motivi personali, gli attribuisce parecchi errori, ma altri contemporanei, come Adamo Marisco e Tommaso Eccleston, ne parlano come di uomo pio e filosofo di grande fama. Gli scritti di R. confermano questo giudizio. A Oxford scrisse un commentario sui primi tre libri delle Sentenze, nel quale, con stile personale, critica gli scritti di Alessandro d'Haes (v.), Ugo di S. Caro e Riccardo Fishacre; a Parigi invece fece una abbreviazione critica del commentario di S. Bonaventura alle Sentenze. Scrisse inoltre varie Quaestiones.

BIBL.: F. Pelster, Die älteste Abkürzung und Kritik vom Sentenzentkommentar des hl. Bonaventura. Ein Werk des Rich. Rufus de Cornubia, in Gregorianum, 17 (1936), pp. 195-223; F. Hennequin, Autour des écrits d'Alexandre de Haes et Richard Rufus, in L'Antiquarium, 11 (1936), pp. 187-218; V. Doucet, Prolegomena ad Summum Halesianam, i. e. Alexandri de Haes Summa theologica, I. II, 1, t. IV, Quaracchi 1948, pp. cclxli-ccxliv (con bibl. completa fino al 1948); F. Pelster, Richardus Rufus Anglicus c. 1250, ein Vorläufer des Duns Scotus in der Lehre von der Wirkung der priesterlichen Lossprechung, in Scholastik, 25 (1950), pp. 549-552; G. Gal, C. C. C. C. C. C. C. C. C. C. C. C. C. C. C. C., Summa in Metaphysicam, Aristotelici cod. Vat. lat. 153, fons doctrinae Richardi Rufi, in Arch. Franc. hist., 43 (1950), pp. 1-34.