RITSCHIL, ALBRECHT

RITSCHIL, ALBRECHT. — Teologo protestante, n. a Berlino nel 1822 e m. a Gottinga il 20 marzo 1889. Tenne cattedra di teologia a Bonn dal 1859, passò a Gottinga nel 1864, dove rimase rifiutando le offerte di Strasburgo e di Berlino.

Opere principali: Die christliche Lehre von der Rechtfertigung und Versöhnung (3 voll., 3a ed., Bonn 1888-89); Geschichte des Pietismus (3 voll., ivi 1886-87); Unterricht in der christlichen Religion (4a ed., ivi 1890); Theologie und Metaphysik (2a ed., ivi 1887); Über das Gewissen (ivi 1887); «Fides implicita», Eine Untersuchung über Köhlerglauben, Wissen und Glauben, Glauben und Kirche (Bonn 1890); Die christliche Vollkommenheit (2a ed., Gottinga 1889).

La teologia di R. subì molteplici influssi che egli cercò di fondere in una concezione del dogma cristiano che elimina ogni carattere strettamente soprannaturale della Rivelazione. Dall'aristotelico A. Trendelenburg egli attinge la dimostrazione rigorosamente scientifica dell'esistenza di Dio in quanto il nostro pensiero è sempre finito ed ha contro di sé sempre il limite della cosa in sé, eppure ciò non impedisce che il nostro pensiero non comunichi con le cose ed in certo qual modo le possieda: questa «fiducia» (Zuversicht) che l'intelletto porta al reale sarebbe una contraddizione se tanto le cose come il pensiero non avessero un medesimo fondamento (Grund), che è Dio, ed è questa l'unica prova scientifica dell'esistenza di Dio. Nell'interpretazione della religione e del cristianesimo egli subì l'influsso convergente di Kant, fautore della «religione naturale», e di Schleiermacher che aveva indicato nel «sentimento di dipendenza» (Abhängigkeitsgefühl) il contenuto di ogni religione ed il criterio per l'accettazione della stessa Rivelazione. In questo senso R. sostiene la necessità di una «filosofia cristiana» e di una dipendenza della teologia dalla meta-fisica o di una collaborazione diretta con quest'ultima: perciò egli respinge la cristologia della Chiesa antica fondata sulla dottrina dell'unione ipostatica, sul dogma del peccato originale, sulla dottrina della Redenzione espia-toria di Cristo e della «unio mystica» dell'anima con Cristo perché Lutero ha insegnato che non c'è unione più intima di quella che il cristiano ottiene con la fede (Theologie und Metaphysik, ed. cit., p. 48 sgg.). La redenzione o riconciliazione (Versöhnung) per R. non è altro che l'ideale etico della vita umana realizzato e consiste in questo: che il cristiano consideri Dio come Padre, gli mostri fiducia filiale e collabori all'avvento del «Regno di Dio» sulla terra. Questo stato costituisce la «cristiana perfezione» che si esaurisce pertanto nella fede nella divina Provvidenza, nella pazienza, nella preghiera e nell'adempimento della propria «vocazione» (Beruf) secondo il precetto di Lutero; soltanto a questo modo l'uomo si redime e ottiene la «giustificazione» (Rechtfertigung): la «redenzione» è un evento che si compie perciò nella «comunità» intesa come «comunità dei fedeli», mentre il peccato è la ricerca di sé e quindi duplicità dei beni inferiori. Conseguenza del peccato è la perdita della «divina filiazione» rispetto a Dio e dell'esercizio stesso della libertà naturale. R. riduce il peccato nella sua radice a «ignoranza» (Unwissenheit), intensificata a contatto dell'agire peccaminoso degli altri uomini, che si contaminano scambievolemente, ed in questa solidarietà sociale di negatività morale consiste, secondo il R., il peccato originale (cf. Rechtfertigung und Versöhnung, cit., III, 99, 41-43). La caratteristica e la superiorità del cristianesimo rispetto alle altre religioni è di considerare Dio come l'«amore» e di essere come tale il proprio fine dell'uomo, il quale vi deve tendere con aspirazione incessante secondo il compito che gli compete nella comunità dei fedeli.

La teologia di R. raccoglie ed esplicita a questo modo la negazione implicita dell'origine soprannaturale della Rivelazione cristiana, ILLUMINAZIONE (v.) e dall'idealismo (v.) ed abbassa il dogma a mera situazione dell'attività pratica orientata dentro la «situazione storica» che il cristianesimo pone all'uomo a seconda dei tempi e delle forme di cultura. La teologia di R. è rigorosamente ostile ad ogni forma di «mistica», cattolica o protestante (pietismo); perciò essa è stata chiamata una forma di «positivismo della Rivelazione» (Offenbarungs-positivismus). Le idee di R. ebbero largo seguito nella «Scuola di Gottinga» da lui fondata alla fine del secolo scorso; ma, col sorgere della «teologia dialettica» (Tilch, Gogarten, K. Barth), si vuol ritornare anche nel potestatensimo ai concetti tradizionali di Rivelazione e Redenzione, che R. aveva polverizzati. Il R. può essere considerato, a distanza, modernismo (v.).

BIBL.: G. Ecke, Die theol. Schule A. Ritschl und die evangel. Kirche der Gegene., Berlino 1904; Fr. Overbeck, Christentum und Kultur, Gedanken und Anmerkungen z. modernen Theol., publ. da C. A. Bernoulli, Basilea 1919, p. 159 sgg.; H. Stephan, V. in Religion in Gesch. und Gegenwart, IV (1930), pp. 2043-46; G. Hök, Die elliptische Theol. A. Ritschl, Uppsala-Lipsia 1942 (monografia completa con vasta bibli., ragionata [pp. XIV-XXXV] che contiene anche gli inediti di R.); K. Barth, Die protestant. Theol. in 19. Jahrh. Ihre Vorgesch. u. ihre Gesch., Zurigo 1947, pp. 508-605; E. Brunner, Religionsphilos. evangelisch. Theol., 2a ed., Monaco 1948, p. 20 sgg.