RITRATTO

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RITRATTO. —

I. ARCHEOLOGIA

Il r. fu una caratteristica dell'arte romana. I cristiani non ebbero r. né del Salvatore, né della B. Vergine; degli Apostoli solo Pietro (v.), Paolo (v.) e Andrea (v.) ebbero caratteri somatici tipici.

Nelle pitture cimiteriali, eseguite rapidamente, non si riscontrano veri e propri r.; in Domitilla c'è un busto in una specie di trittico (Wilpert, Pitture, tav. 134). In Callisto la proprietaria di un cubicolo fece fissare nella vòlta sopra l'ingresso il suo volto su tela, mentre il busto venne eseguito ad affresco (ibid., tav. 134, 1). Nello stesso cimiterio è un vero r., quello della defunta Dionysias nel cubicolo detto dei cinque santi (ibid., tav. 111). Qualche r. si ha in alcuni affreschi cimiteriali di Napoli (H. Achelis, Die Katakomben von Neapel, Lipsia 1936, passim) e in alcuni vetri Brescia (v.) uno anche nel Museo Sacro della Biblioteca Vaticana (W. De Grüneisen, Le portrait, Roma 1911, p. 76, figg. 87-88). Un buon r. è quello della defunta Turura in abito vedovile, in Commodilla del sec. VII (B. Bagatti, Il cimitero di Commodilla, Città del Vaticano 1936, p. 109, fig. 96). Alcuni santi sono rappresentati assai presto, come S. Agnese dell'aspetto di puella, secondo i testi (v. AGNESE, fig., vol. I, coll. 468); s. Ambrogio (v. fig. vol. I, coll. 985) e S. Agostino (G. Wilpert, Il più antico r. di S. Agostino, in Misc. Agostiniana, II, Roma 1931, pp. 1-3; V. AGOSTINO, fig., vol. I, tav. 39). Mentre sembrano tipi ideali quelli degli altri santi rappresentati negli

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(da R. Delbrück, Antike Porträts, Bonn 1918, ton. 42 B; RITRATTO - R. di Alina, figlia di Erode. Tela dipinta a tempera del sec. II d. C., proveniente da Hawara Payyûm - Berlino, Museo archeologico.

(da R. Delbrück, Antike Porträts, Bonn 1912, tav. 13 B)

RITRATTO. — R. di Alina, figlia di Erode. Tela dipinta a tempera del sec. II d. C., proveniente da Havana Fayyum - Berlino, Museo archeologico.

affreschi cimiteriali, come Cecilia, Sebastiano, Quirino e Policamo, Sisto II, Cornelio, Cipriano e Ottato in Callisto, Marcellino, Pietro, Tiburzio e Gorgonio nel cimitero «inter duas lauros»; Abdon, Sennen, Pollione, Pimenio e Milix in Ponziano; Simplicio, Faustino in Generosa; i ss. Felice, Adautto, Merita, Stefano e Luca in Commodilla, Callisto, Sisto, Lorenzo, Ippolito in vetri dorati, ecc.

Un certo numero di r. veramente artistici sono quelli offertici da alcuni coperchi di mummie del Fayyûm (G. Wilpert, La nimbe carré, in Mélanges d'archéologie et d'histoire, 26 [1906]; W. De Grüneisen, Le portrait, Roma 1911, passim). Più rifinito e più artistico si presenta il r. dei defunti nei sarcofagi cristiani, dove si continuano i modelli in uso sia col tipo della «imago clipeata» nel centro del sarcofago, o dove il busto di uno o più defunti, spesso i due coniugi, sono scolpiti in una superficie circolare connessa come un clipeus, ovvero detta immagine viene scolpita come racchiusa in una valva di conchiglia. Un'altra foggia, pure di tradizione romana, è quella del defunto rappresentato in busto o stante, spesso stringendo il volume della «lex christiana», sullo sfondo di un drappeggio o di un tendaggio distinto col nome di parape-lasma, antipendium, cortina, velum, al quale si è cercato anche di attribuire un valore simbolico, mentre sembra più verosimile riconoscervi un semplice ornamento (G. Bovini, I sarcofagi paleocristiani. Determinazione della loro cronologia mediante l'analisi dei r., Città del Vaticano 1949).

II. ARTE

Durante i secoli del medioevo e quindi del Rinascimento, dell'età barocca e moderna il r. ha subito una evoluzione strettamente connessa a quella dei modi stilistici e dei concetti informativi delle estetiche successive. Così ai modi stilizzati ed espressionistici propri della cultura figurativa medievale, succedono quelli improntati ai vari gradi del naturalismo e del versimo, dal Rinascimento all'età moderna, sino a giungere a quelli propri dell'arte contemporanea. Questa, in alcune sue correnti, talora nega, attraverso la individuale scomposizione della figura umana perseguita dall'artista, la stessa sembianza delle cose. Da ciò deriva come della stessa immagine umana, e in particolare di quella di un determinato individuo, possano essere oggi date rappresentazioni apparentemente del tutto arbitrarie (

V. CUBISMO; ESPRESSIONISMO; FUTURISMO; MODERNA, ARTE)

Vedi tav. LIV.

Emilio Lavagnino