quelli dell'Albigese, erano stati sottomessi fin dal 121 a. C.). Sulla sua collina dai fianchi scoscesi, dominanti un anello formato dall'Aveyron, la città occupava un'area perfettamente adatta per un «oppidum». Una volta poco popolata, divenne invece sovrappolata nel sec. XVIII, mentre il dipartimento oggi, ad una ascensione economica sicura, congiunge un'inquietante depopolazione.
RODEZ
diocesi i confini della provincia romana. Con insignifi-canti modificazioni da parte di Quercy (e il distacco del cantone di St-Antonin, unito al Tarn-et-Garonne nel 1808), i confini sono gli stessi di quelli del dipartimento. Ma il potere civile conteso a lungo il capoluogo all'auto-rità ecclesiastica. Il conte di R., successore della contea serrata tra i possedimenti reali e i loro capoluoghi di giu-ridizione, Millau, per l'alta Marca, Villefranche, sede prima del siniscalco, poi presidiale per la bassa Marca, non occupava che il centro dell'antica Rouergue. Dopo il 1607 R. è soltanto una città episcopale ed il vescovo assume il titolo di conte.
Dall'età più antica l'autorità ecclesiastica occupò una posizione molto forte nel Rouergue. Se la troppo grande espansione della diocesi giustificò il suo smembramento sotto Giovanni XXII, che nel 1317 distaccò la parte me-ridionale del Tarn per creare la diocesi di Vabres. R., anche così amputata, costituì una circoscrizione molto estesa con 475 parrocchie e 66 annessi nel 1771. Il Con-ordinato del 1801 riunì le due diocesi a quella di Cahors, ma nel 1817 quella di R. venne riconosciuta. Il papa Pio IX con decreto del 21 maggio 1875 ristabilì l'antico titolo soppresso di Vabres in favore dei vescovi di R.
L'interno della Cattedrale ha il coro fatto eseguire dal vescovo F. d'Estaing; la cappella della Pietà dal can. G. Roux; del Philandrier sono la tribuna e la cappella dell'Agnia; sull'altare maggiore è una Madonna del sec. XIV. La chiesa di S. Amanzio è un edificio romanico, ricostruito nel sec. XVIII, di cui conserva la pianta e i mate-riali antichi; vi fu aggiunta una facciata e un campanile classico; ma terminante a freccia, opera del cappuccino P. Cassagnes. L'interno ha una serie di retablos in legno dorato e policromato dei secc. XVII-XVIII. Nella chiesa del S. Cuore, eretta nel 1808, si è cercato d'imitare la chiesa abbaziale di Conques. L'antico capoluogo di Roux, riattiva religiosa, è la cappella dell'antico Collegio dei Gessuiti, fondato dal card. d'Armagnac nel 1562 (L. Salter, Un témoignage de 1620 sur le Collège des Féuites de R., in Bulletin de littérature ecclés., 39 [1938], pp. 204-27).
RODEZ, DIOCESI di - Interno dell'antica chiesa (sec. XI) di Conques (Aveyron).
Cardinale dal 1338, fu in corrispondenza con Petrarca. I vescovi dei secc. XIV e XV proseguirono i lavori della Cattedrale, rispettando perfettamente la continuità del piano iniziale. Il b. Francesco d'Estaing (1501-20), appar-temente ad una delle più grandi famiglie del Rouergue, compi nella sua diocesi un'opera che ha lasciato durevoli impronte, quali la riforma del Capitolo, del clero, dei monasteri, la revisione del calendario, l'istituzione della festa degli Angeli custodi. Egli fece erigere da A. Salvath il famoso campanile finito nel 1526, mirabile opera di robustezza e di slancio, in cui i pilastri con i loro fregi si collegano armoniosamente con ghirlande d'ovuli e mo-diglioni classici, sorreggendo a 87 m. di altezza la sta-tua della Vergine accompagnata da 4 angeli incensanti. In tutto il Rouergue rimangono opere d'arte che te-stimoniando la sua devozione e il suo gusto artistico che va dal sentimentalismo talvolta tenero, talvolta esa-perato della fine del sec. XV fino ai primi accenti dell'arte nuova conosciuta in Italia (C. Belmont, Le bienheureux François d'Estaing évêque de R., 1460-1529, Rodez 1924).
Il suo successore, Giorgio d'Armagnac, della fa-miglia contabile, fu vescovo di R. dal 1529 al 1622 e di Va-bres dal 1536 al 1477; quindi ambasciatore di Francesco I a Venezia e poi a Roma cardinale nel 1544; egli incoraggìò ancor più l'umanesimo e terminò la Cattedrale; por-tano il suo stemma i pilastri gotici della facciata occiden-tale; curioso piccolo edificio di stile rinascimentale a fron-toni e mensole, precoce lavoro di un iniziatore, il can. architetto G. Philandrier, commentatore di Vitruvio. Pur-troppo però in quel tempo il calvinismo si propagò nella parte meridionale del dipartimento. I vescovi successivi furono tre Corneillan, Giacomo (1562-82), Francesco e Bernardino (1614-15), poi H. de Préfixe, già precettore di Luigi XIV, L. Abelly, G. Le Voyer de Palmy (1666-82) che fondò ospedali e seminari; poi G. M. Champion de Cicé (1776-81) e il card. G. C. E. Bourret (1871-96), amico personale di Leone XIII. Come altrove, i vescovi dovettero prendere la direzione della civitas durante il torbido periodo delle grandi invasioni e dare alle loro
Palese essenzialmente religioso, il Rouergue abbondò in abbazie, nella maggior parte cistercensi, riorganizzate dal card. Bourret, come Bonnecombe, Bonneval, Nonenque. Ancor prima della Rivoluzione erano scomparse o seco-larizzate le antiche abbazie benedettine di Nant, Vabres. Conques e l'abbazia femminile del monastero di S. Sa-turnino sotto R. Essa è stata sostituita da una fioritura di conventi più recenti e da parecchie case madri di nuovi istituti religiosi quali le Suore della S. Famiglia di Villefranche (S. Emilia de Rodat, 1816), suore domeni-cane di Notre-Dame du Rosaire de Montéis (1849), Or-soline di Malet (1866), suore di S. Giuseppe di Clair-vaux (1824), di S. Domenico di Gramont (1843), ecc.
Numerosi sono i santuari, specie dedicati alla B. Vergine, come Notre-Dame di Ceginac, il più rino-mato, e altri come quelli di Fontcourrie presso Mar-cillac, Fraysse presso Bournazel, Treize-Pierre presso Villefranche, Lez près Mur-de-Barrez, Grandvabre e Gironde, Peyrusse e Romette, Estables e Lenne, Orient e La Salvage, Bergounhoux e St-Chély, «Notre-Dame-des-Buis» a St-Geniez, «de-la-Négrette» a Espa-lon, Notre-Dame de l'Espinasse a Millau, della Miseri-cordia a St-Affrique, Notre-Dame de Pitié a R. e a Réquista. Il pellegrinaggio di Sta Tarcissa a Rodelle è ancora molto frequentato, mentre quello di Sta Fede a Conques è divenuto puramente artistico. A R. ebbero i na-tali cardinali arcivescovi di Parigi D. A. Affre, caduto sulle barricate nel 1848, e G. Verdier; lo storico Amant-Alexis Montell (1769-1850) autore della Histoire des Français des divers Etats états aux cinq derniers siècles (1828-1889).
Nella Cappella del Battistero si conserva un sarco-fago cristiano proveniente dalla chiesa della Maddalena; sul fronte è il Signore docente tra otto Apostoli; ai fianchi, da un lato, Cristo docente tra due Apostoli e dall'altro un edificio sormontato dal signum Christi tra due santi, l'uno dei quali fa il gesto di acclamazione (E. Le Blant, Sacrophages chrétiens de la Gaule, Parigi 1886, tav. 22). Il Museo «Maurice Fenaille» ha raccolto numerose vestigia delle notevoli ricchezze artistiche dell'antico Rouergue,

Rodez, diocesi di - Interno dell antica chiesa (sec. xi) di Conques (Aveyron).
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RODI - Il Porto di R. (incisione del sec. XVII).
sfuggite ai vandali coscienti e incoscienti, agli antiquari e agli amatori. Notevoli il Cristo romanico e le colonnette dell'altare di Deusdedit, la cui tavola si conserva nella Cattedrale; il Cristo del sec. XV proveniente da Bonnecombe; la Vergine Annunziata del sec. XVI. La presentazione dell'antica scuola di oreficeria non è proporzionale alla sua importanza. Le collezioni di archeologia preistorica e gallo-romana (terrecotte sigillate della «Grauensengue») sono molto abbondanti. Il Museo dedicato allo scultore Denys Puech conterrà tutte le arti plastiche antiche e moderne.
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I. GEOGRAFIA
La maggiore, dopo Lesbo (1440 kmq.), e la più meridionale delle grandi Sporadi, posta a poca distanza dalla costa della Caria (Asia Minore).È quasi tutta montuosa e il suo rilievo, che culmina nel M. Attiario (m. 1215), si dispone a guisa di una lunga grappa declinante con una certa regolarità verso le due coste occidentali e orientali, delle quali la seconda s'apre in un seguito di più o meno ampie falciature, l'una e l'altra intagliate in terrazze. Mancano vere e proprie pianure. Il clima, di tipo mediterraneo, ricorda quello della Sicilia orientale, con un lungo periodo asciutto (da apr. a ott. 12) ed uno piovoso (media 1000 mm., ma con notevoli variazioni); temperature invernali assai miti e frequenza (e non di rado violenza) di venti.
La popolazione (61.791 ab.; 43 a kmq.) è in grande maggioranza greca, con pochi musulmani ed israeliti; predomina perciò la confessione ortodossa di rito greco. L'economia dell'Isola è tipicamente agricola; tuttavia l'elemento rurale, ancora attaccato a sistemi di conduzione ed a procedimenti tecnici arretrati, supera di poco la metà del totale degli abitanti. L'allevamento ha dimensioni modeste, con prevalenza del bestiame brado (caprini e ovini) di minori pretese. Il suolo dà cereali, patate, legumi e soprattutto olive e uva; abbastanza diffusi anche gli alberi da frutta. L'apicoltura (miele e cera) ha tradizioni lontane; la bachiocultura quasi scomparsa; tutt'altro che trascurabile la pesca. Mancano vere e proprie industrie, mentre si mantiene un discreto artigianato (tappeti a Rodi, ceramiche a Lindo).
Dei centri abitati il maggiore è Rodi (51 mila ab.), nel suo aspetto ancora piuttosto fortezza medioevale che centro di vita moderna, ma che ha visto svilupparsi d'assi il suo commercio durante l'occupazione italiana.