ROMANINO, GIROLAMO DI ROMANO, DETTO IL

ROMANINO, GIROLAMO DI ROMANO, detto il. - Pittore, n. a Brescia fra il 1484 e il 1487, mortovi ca. il 1566.

La sua prima opera datata è la Deposizione della Galleria dell'Accademia di Venezia (dalla chiesa di S. Lorenzo di Brescia), del 1510; in questo, e nei rari dipinti che possono ritenersi vicini di tempo (pala di S. Rocco in Brescia), insieme a caratteri locali e a ricordi del cremonese Boccaccino, l'artista rivela conoscenza dell'arte veneziana; ma il colore ha vibrazioni di intensità già personale. Nel 1513 a Padova gli è commessa dai monaci di S. Giustina la pala per l'altar maggiore della loro chiesa (ora nel Museo di Padova), che mostra quanta influenza abbiano esercitato su di lui gli affreschi che Tiziano aveva eseguito due anni prima per la Scuola del

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(fot. Anderson) ROMANINO, GIROLAMO di ROMANO, detto il - La deposizione - Venezia, Galleria dell'Accademia.
Santo e come dalla conoscenza del Tiziano egli abbia tratto equilibrio compositivo ed abbia appreso a disciplinare, senza diminuirlo, il suo straordinario splendore cromatico. A questo momento, il più felice dell'artista, appartengono anche la pala della chiesa di S. Francesco in Brescia, e probabilmente quella del Museo di Berlino. Queste opere dovettero suscitare grande ammirazione in patria, se poco dopo (fra il 1516 e il 1518) il Moretto, dipingendo le ante d'organo per il Duomo vecchio bresciano, seguiva così da vicino i modi del R. da venire per lungo tempo confuso con lui. Ma il freno esercitato da Tiziano vien meno quando l'artista, chiamato nel 1519 a Cremona a dipingere nel Duomo le Storie della Passione, si trova a lavorare vicino al Pordenone. È come una ventata di barocchismo che affolla e sconvolge le composizioni, nelle quali certo gusto del grottesco rivela influenze nordiche.

Neanche quando, nel 1521, collaborava con il severo e composto Moretto in S. Giovanni Evangelista di Brescia, il R. ritrova l'equilibrio delle prime opere, e affolla gli spazi addensando le figure in un sol piano; ma il colore, fluido e fuso, di intensità e splendori ineguagliati, raggiunge espressioni di appassionato lirismo (Sposalizio della Vergine; S. Matteo). Ricordi del Pordenone (Trittico della Galleria nazionale di Londra; S. Antonio nel duomo di Salò, del 1529) e Savoldo (Cristo portacroce della Galleria Martinengo di Brescia) e anche del Lotto (SS. Faustino e Giovita) si alternano nelle opere successive, senza che mai si spenga l'afflato tizianesco. Nel 1531 lavora per il card. Clesio nel Castello del Buonconsiglio a Trento, dove si trova a contatto per breve tempo con i Dosso, e più a lungo con il Fogolino, la cui vicinanza riacutizza le sue tendenze ad un espressionismo nordico, che appaiono anche nelle ante d'organo per il duomo nuovo di Brescia, dipinte fra il 1539 e il 1541. Dopo questa non si conoscono opere datate del R. fino al 1557, quando l'artista, ormai più che settantenne, dipinge per la chiesa di S. Pietro di Modena La predica del Battista, componendo le immagini in un'enfasi classicheggiante del tutto insolita, dovuta forse alla dilagante influenza di Giulio Romano.

BIBL.: R. Longhi, Cose bresciane del Cinquecento, in Arte, 1917, p. 99 sgg.; G. Nicodemi, G. R., Brescia 1925, Venturi, IX, III, p. 792 sgg.; La pittura bresciana del Rinascimento, catal. della nostra, Brescia 1929, p. 218 sgg.; R. Pallucchini, La pitt. venez. del Cinquecento, I, Novara 1944, p. xxxix sgg.

Emma Zocca

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“ROMANINO, GIROLAMO DI ROMANO, DETTO IL.” Enciclopedia Cattolica, vol. X (1953), p. 780. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/romanino-girolamo-di-romano-detto-il.