ROMANINO, GIROLAMO DI ROMANO, detto il. - Pittore, n. a Brescia fra il 1484 e il 1487, mortovi ca. il 1566.
La sua prima opera datata è la Deposizione della Galleria dell'Accademia di Venezia (dalla chiesa di S. Lorenzo di Brescia), del 1510; in questo, e nei rari dipinti che possono ritenersi vicini di tempo (pala di S. Rocco in Brescia), insieme a caratteri locali e a ricordi del cremonese Boccaccino, l'artista rivela conoscenza dell'arte veneziana; ma il colore ha vibrazioni di intensità già personale. Nel 1513 a Padova gli è commessa dai monaci di S. Giustina la pala per l'altar maggiore della loro chiesa (ora nel Museo di Padova), che mostra quanta influenza abbiano esercitato su di lui gli affreschi che Tiziano aveva eseguito due anni prima per la Scuola del

Neanche quando, nel 1521, collaborava con il severo e composto Moretto in S. Giovanni Evangelista di Brescia, il R. ritrova l'equilibrio delle prime opere, e affolla gli spazi addensando le figure in un sol piano; ma il colore, fluido e fuso, di intensità e splendori ineguagliati, raggiunge espressioni di appassionato lirismo (Sposalizio della Vergine; S. Matteo). Ricordi del Pordenone (Trittico della Galleria nazionale di Londra; S. Antonio nel duomo di Salò, del 1529) e Savoldo (Cristo portacroce della Galleria Martinengo di Brescia) e anche del Lotto (SS. Faustino e Giovita) si alternano nelle opere successive, senza che mai si spenga l'afflato tizianesco. Nel 1531 lavora per il card. Clesio nel Castello del Buonconsiglio a Trento, dove si trova a contatto per breve tempo con i Dosso, e più a lungo con il Fogolino, la cui vicinanza riacutizza le sue tendenze ad un espressionismo nordico, che appaiono anche nelle ante d'organo per il duomo nuovo di Brescia, dipinte fra il 1539 e il 1541. Dopo questa non si conoscono opere datate del R. fino al 1557, quando l'artista, ormai più che settantenne, dipinge per la chiesa di S. Pietro di Modena La predica del Battista, componendo le immagini in un'enfasi classicheggiante del tutto insolita, dovuta forse alla dilagante influenza di Giulio Romano.