SABINA e POGGIO MIRTETO, DIOCESI di. - Diocesi suburbicaria in provincia di Rieti. Conta 88.193 ab. dei quali 88.000 cattolici distribuiti in 72 parrocchie, servite da 82 sacerdoti diocesani e 25 regolari; ha un seminario, 6 comunità religiose maschili e 40 femminili (*Ann. Pont. 1952*, p. 344).
Il territorio attuale della diocesi di P. M. contiene anche i tre piccoli antichi vescovati di Cures (Passo Corese), Forum Novum (l'attuale Vescovio) e Nometto (oggi Mentana). Il primo, a 22 miglia della Via Salaria, ebbe la sua Cattedrale dedicata a S. Antimo, ricordata dal *Marirologio geroniano* l'11 maggio (*Martyr. Hieronymianum*, pp. 246-47). M. Boldetti vide i ruderi della Basilichetta con annesso piccolo cimitero (*Osservazioni sopra i cimiteri*, ecc., Roma 1720, p. 577; E. Stevenson, in *Bull. arch. crist.*, 5 [1880], pp. 106 sg.; id., in *Real-Encyclopédie der christlichen Alterthümer*, II, pp. 124-25). Secondo L. Duchesne il territorio della diocesi di Cures comprendeva anche Trebula Mutuesca (oggi Monteleone) a cui appartengono le martiri Anatolia e Vittoria, ricordate nel *Marirologio geroniano* al 9, 10 luglio e 19 dic. (*Martyr. Hie-
Sabina e Poggio Mirteto, Diocesi di - Cartina della diocesi, stampa del 1617.
ronymianum, pp. 360-62, 364, 653); esse figurano nella teoria di martiri in S. Apollinare in Ravenna (P. Paschini, La Passio delle martiri sabine, Vittoria e Anatolia, Roma 1919; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, 2a ed., Bruxelles 1933, pp. 314, 327).
Vescovi noti di Cures sono: Tiberio nel 465, Felicissimo nel 487, Dulcizio nel 501, Bono nel 558-601 da una lettera di Pelagio I; nel 593 Gregorio I unì la sede di Cures con quella di Nomentum di cui era vescovo Grazioso (Gregorio Registr., 1, 3, ep. 20).
Nomentum (oggi Mentana) al xv miglio della Via Nomentana è noto per i suoi vescovi fin dall'inizio del v secolo per la controversia del vescovo Ursus con il vescovo di Cilicio. Ursus dedicò l'altare sul sepolcro di due martiri deputati al viii miglio della Nomentana (G. Belvederi, La Basilica e il cimitero di S. Alessandro al VII miglio della Via Nomentana, in Riv. arch. crist., 14 [1937], pp. 200, 221 e fig. 19) e un'altra epigrafe ivi è detto Christi signifer (ibid., 15 [1938], p. 243 e fig. 68). Si conoscono poi i vescovi Servusdei (465), Cipriano (487), Sereno alla fine del secolo V, Romano, Felice (531), Romolo (551), Redento (553), Grazioso (593), Costanzo (600). Dallo stesso cimitero si hanno le iscrizioni di un vescovo Adeodato senza data quella di un vescovo morto nel 569. La città fu distrutta dai Langobardi (v. teodulo).
Nel Geronimiano al 27, 29 maggio e 11 giugno (Martyr. Hieronymianum, pp. 276-77; 280-81; 314-15) viene indicato un s. Restituto al xvi miglio della Nomentana, come nella Passio (BHL, 7197). A. Bosio vide al suo tempo, al xv miglio della Nomentana, i ruderi d'uomini basilichetta che ritenne PRIMA (v.) e Feliciano (Roma sotterranea, Roma 1632, p. 416). Il castrum Nomentanum con bolla di Innocenzo II del 3 apr. 1139 passò sotto la giurisdizione del monastero di S. Paolo fuori le mura. Forum Novum (oggi Vescovo) nel comune di Torri (l'antica Gabii) ebbe per cattedrale S. Eutimio, poi S. Maria di Vescovo. La chiesa giunta a noi è quella del secc. IX a nave unica con presbiterio rialzato e abside con cripta semianulare, poi ampliata e con resti di pitture del secc. XII; solo il transetto sembra anteriore di un secolo, con avanzi pittorici a pannelli con stoffe stilizzate. Il presbiterio presenta la recinzione con pilastrini e putei. Le due pareti del l'aula contengono ancora cospicui avanzi del ciclo neografico del Vecchio e Nuovo Testamento, mentre la parete d'ingresso interno conteneva, come nelle chiese romane antiche, la rappresentazione del Giudizio Universale (sec. XII). Alla facciata si sovrappose in seguito il campanile, datato da A. Serafini alla fine del secc. X all'inizio dell'XI (Torri campanarie di Roma e del Lazio, Roma 1927, p. 142). Un sarcofago cristiano contiene sul coperchio i busti dei due coniugi con due fanciulli e
l'iscrizione di un «Aurelius Ursacius». Un s. Getulio, poco lungi da Torri, era venerato nel secc. IX; E. Stevenson ritenne riconoscere al xxx miglio avanzi di un cimitero (Bull. arch. crist., 5 [1880], p. 108), le cui reliquie furono trasferite a Farfa (I. Schuster, L'imperiale abbazia di Farfa, Roma 1921, p. 98). Oriundo della S. fu il papa Landone (913-14) che restaurò l'abbattuta cattedrale di Forum Novum. Nel 1341 la Cattedrale era quasi fuori servizio, anche per mancanza di clero; in piena desolazione era nel 1452 per l'abbandono della popolazione. Il papa Alessandro VI il 14 ott. 1495 trasferì la sede vescovile a Magliano; per le controversie sorte il papa Giulio II dette il titolo di antiqua alla chiesa di S. Maria di Vescovo, mentre la chiesa di S. Liberatore ebbe il titolo di «nova cathedralis Sabinorum», il che venne confermato da Leone X il 21 giugno 1521. La sacra visita del 1572 trovò a S. Maria di Vescovo, solo custode, un padre francescano; a quest'Ordine venne concessa alla fine del secc. XIV; dal 1633 al 1674 vi furono i Conventuali; quindi i Mercedari fino al 1751; da allora i canonici della cattedrale di Magliano ebbero l'obbligo dell'ufficiatura a S. Maria di Vescovo due volte l'anno. Il papa Gregorio XVI, con lettera apost. Studium quo impense afficimur del 23 nov. 1841, smembrò dalla diocesi suburbicaria di S. la parte del territorio più lontano da Roma, creando la diocesi di P. M., unendovi le parrocchie già soggette all'antica abbazia di S. Salvatore Maggiore. Il vescovo di S. ebbe il titolo di abate perpetuo di Farfa.
Dei vescovi antichi di Forum Novum pochi sono noti, fra questi Paolo nel 465, Asterio nel 487 e Proieto nel 499. Del vescovo di S. si trova per la prima volta menzione nella lettera di Pelagio I (558-60) al vescovo Bono. Giovanni VIII (872-82) scrisse una lettera al vescovo di S., Leone (Jaffé-Wattenbach, 2276); Marino II confermò nel maggio del 944 al vescovo Giovanni l'episcopato di S. (ibid., 2779); una controversia tra il vescovo Giovanni e l'abate di Farfa fu portata nel 1051 a Leone IX. Anastasio IV determina i confini della diocesi nel 1153-1154; Lucio III (1181-85) assegna alla diocesi il monte Tancia occupato dal monastero di Farfa.
Fra i cardinali di S. si ricordano Corrado (1153), poi papa Anastasio IV; Goffredo Castiglione (1239-41), poi papa Celestino IV; Guido Fulcoli (1261-65), poi papa Clemente IV; Bessarione nel 1449; Giuliano della Rovere (1479-83), poi Giulio II; Alessandro Farnese (1523-1524), poi Paolo II; Giovanni Pietro Carafa (1540-50), poi Paolo IV; Scipione Borghese (1629-33); Francesco Barberini (1645-52); Pietro Ottoboni (1681-83), poi Alessandro VIII; Annibale Albani (1730-43); Gaetano De Lai (1917-28), che restaurò la Cattedrale e il Seminario. Il papa Pio XI con la cost. apost. Suburbicaria Sabinae dioecesis del 3 giugno 1925 soppresse la diocesi di P. M., mantenendo il nome della diocesi (Mandelon) col suo Capitolo cattedrale e stabilendo che da allora il vescovo suburbicario di S. fosse detto anche vescovo di P. M.; in pari data, con la cost. apost. In altis Sabinae montibus, uni alla diocesi di Rieti le parrocchie di Pratoianni, Vaccareccia, Longone, Valle Cupola, Rocco Vittiana, Poggio Vittiano e Varco Sabino, che insieme col cenobio e la chiesa di S. Salvatore Maggiore vennero unite alla diocesi di Rieti (AAS, 18 [1926], pp. 34-37).
Al xxx miglio della Via Salaria il Martyr. Hieronymianum, pp. 497-98, indica al 9 sett. il martire Giacinto di cui non si conosce la Passio e che potrebbe essere lo stesso deposito sulla Salaria vetus, che si trova venerato anche a Rieti; forse solo reliquie (non il corpo) furono accolte in quella basilica in Sabinis che ricevette in dono da Leone III una «pulcherrima» stoffa (Lib. Pont., II, p. 13; Lanzoni, I, p. 354; H. Delehaye, Les origines... cit., p. 314).

ronymianum, pp. 360-62, 364, 653); esse figurano nella teoria di martiri in S. Apollinare in Ravenna (P. Paschini, La Passio delle mart