SAN MARCO ARGENTANO E BISIGNANO, DIOCESI DI

SAN MARCO ARGENTANO e BISIGNANO, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Cosenza (Calabria) dipendente dalla metropolitana di Catanzaro. La popolazione è di 145.000 ab. quasi tutti cattolici, distribuiti in 72 parrocchie servite da 97 sacerdoti diocesani e 20 regolari; ha 4 comunità religiose maschili e 15 femminili (Ann. Pont. 1952, p. 357).

È leggenda che la città di S. M. in Val di Crati presso Cosenza abbia accolto i profughi di Sibari; meno discutibile che sia l'erede dell'antica Argentanum; priva di fondamento l'asserzione dei vecchi storici regionali che abbia ricevuto la fede dall'evangelista S. Marco, da cui avrebbe ereditato il nome; c'è invece del fondamento sull'esistenza e sul martirio dei santi argentanesi Senatore, Cassiodoro, Viatore e della loro madre Dominata, le cui reliquie erano venerate nella Cattedrale, da dove furono trasportate in parte nella chiesa della S.ma Trinità di Venosa. Il Delchaye, seguito dal Lanzoni, ritiene trattarsi di una leggenda originata dall'iscrizione del sarcofago di Cassiodoro. In realtà S. M. si affaccia alla storia verso il 1060, quando Roberto il Guiscardo ne fece il centro delle sue scorrerie in Val di Crati. Egli stesso vi eresse la sede vescovile verso il 1080 e ne ottenne conferma dal Papa. È perciò da escludere che sia l'erede di Tempas, di cui si perdono le memorie alla fine del secc. VIII, Malvito (v.), che continua ad esistere fino alla metà del secc. XIII. È vero però che quando questa diocesi fu soppressa, il suo territorio fu assorbito da S. M.

In diocesi sorgevano le due potentissime abbazie benedettine di Cetraro, data a Montecassino da Siciliana nel 1086, e S. Maria de Matina, fondata dalla stessa Sicelgaita nel 1066 e passata poi ai Cistercensi nel 1185. A S. Sosti era il monastero di S. Ciriaco e nelle montagne il santuario della Madonna del Pettoruto, che sembra di origine basiliana. In città erano poi conventi dei Francescani, dei Minimi e dei Cappuccini, che ebbero anche case a Cetraro, a Belvedere e in altri luoghi.

Tra gli uomini che si distinsero per virtù, oltre ai ricordati martiri argentanesi, sono degni di menzione: S. Ciriaco di Buonvicino, asceta basiliano dei secc. XII-XII; S. Daniele di Belvedere, francescano, che morì martire a Ceuta nel 1227 a capo di una schiera di altri sei francescani calabresi; Albensio Rossi da Cetraro, eremita del secc. XVII, la cui memoria è viva in Roma nella edicola in musica di Porta Angelica; Anselmo da S. M., cappuccino; Matteo da Cetraro, riformato, ecc. Tra i presuli insigni di questa sede si ricordano: Tommaso (1321-48), già abate cistercense di S. Maria de Matina; Goffredo de Castro (1473-84) che da Sisto IV ebbe l'incarico di condurre un'inchiesta su S. Francesco di Paola in vista della conferma apostolica del suo Ordine; Rutilio Zeno (1484-1513) e Luigi de Amato (1513-18), umanisti; Coriolano Martirano di Cosenza (1530-51), poeta, che prese parte al Concilio di Trento; il card. Guglielmo Sirleto (1566-69), uno dei più insigni cardinali del secc. XVI; Matteo Guerra da Cosenza (1576-78), che si distinse al Concilio di Trento; Reginaldo Coppola d'Altonorte, domenicano (1797-1810).

Nel 1818 il papa Pio VII unì S. M. aequo principi di Bisignano; da allora il vescovo risiede sei mesi dell'anno in ciascuna delle diocesi.

BIBL.: G. Pintibona, Nomina antistitum civitatis S. M., ms. del 1675 presso il Capitolo di S. M.; C. Petta, Episcoporum qui Marcopolit. Cathedrae praefuere synopsis histor., ms. del Capitolo; G. Fiore, Calabria illustr., II, Napoli 1743, pp. 356-357; L. Pagan, Bs. Romano e S. M., in Enc. dell'Ecclesia, IV, ivi 1845, pp. 425-432; S. Cristofaro, Cronist. d. S. M. Argentano, Cosenza 1802, 1900, 1932; G. Minasi, Le chiese di Calabria, Napoli 1896, pp. 271-274; P. Fabre-L. Duchesne, Liber Censuum, II, Parigi 1910 (v. indice); anon., La dioc. di S. M. Argentano di Bisignano, Napoli 1910; Eubel, I, 325-326; II, 204; III, 251-252; IV, 231; Cottincau, I, col. 661; F. Russo, I ss. Martiri Argentanesi, Grottaferrata 1952 (cf. le osservazioni di F. Halkin, in Anal. Bolland., 70 [1952], pp. 377-378). Francesco Russo.