Recatosi assai giovane a Firenze, fu forse allievo del Cronaca (v.) e certamente suo collaboratore nell'atrio della sagrestia di S. Spirito, ove gli sono attribuiti alcuni capitelli; nella stessa chiesa è suo l'altare del Sacramento eretto per la famiglia Corbinelli, ancora legato alla tradizione di Benedetto da Maiano (1490-91). Nel periodo immediatamente successivo si dovrebbe porre il suo soggiorno in Portogallo, ricordato dal Vasari, ma oggi negato dalla maggior parte degli studiosi. Certo si è che in Portogallo nessuna delle opere attribuite gli considerarsi realmente sua. Ancora più tardi, dopo un breve soggiorno fiorentino, il S. si recò a Roma, ove esplicò grande attività sotto i pontificati di Giulio II e di Leone X. Risalgono a questo periodo i monumenti al card. Manzi in S. Maria in Araceli (1504) e al card. Sforza (1505) e al card. Basso (1507) in S. Maria del Popolo. Nel primo, nonostante il poderoso senso plastico, il S. è ancor legato ai modelli del Bregno nella semplicità della concezione architettonica e nella minuzia degli ornati; ma le tombe di S. Maria del Popolo per la monumentalità dell'architettura, ideata come un arco trionfale, e per la classicità delle sculture, rivelano l'ispirazione dall'antico, dapprima elaborata con freddo intellettualismo, poi penetrata e rivissuta. La cultura classica è sempre più manifesta nelle opere successive, sia di scultore (statue della Vergine con il Bambino sopra le porte di S. Giacomo in Augusta e di S. Maria dell'Anima, del 1509; gruppo della Vergine con il Bambino e S. Anna in S. Agostino, del 1512), sia di architetto (fra le quali è particolarmente da ricordare il portico di S. Maria in Dominica, eretto fra il 1513 e il 1514, già attribuiti a Raffaello o al Peruzzi). Da Leone X venne inviato dopo la morte di Bramante a Loreto, dove ebbe la parte principale nel rivestimento marmoreo della S. Casa, e continuò la costruzione del Palazzo Apostolico e della Basilica, discostandosi, sembra, dai disegni bramanteschi; tanto che nel 1520, a seguito del giudizio sfavorevole dato da Antonio da Sangallo il G. sulla sua opera, venne sostituito nella carica di architetto da Cristoforo di Simone Ressa da Imola. Gli rimase invece affidata la parte scultorea, alla quale attese fino alla morte. Altre opere sicure del S. sono il cortile del Palazzo comunale di Jesi, la scalinata innanzi al duomo di Arezzo e la casa che costruì per se stesso nel paese natio; verosimile è anche l'attribuzione del Palazzo eretto in Roma a Piazza dei Caprettari per Giuliano de' Medici e passato poi a Lante. - Vedi tav. CXVII.
SAN SOVINO, ANDREA CONTUCCI DETTO IL
Bibl.: G. Vasari, *Vite*, ecc., ed. Milanesi, IV, Firenze 1879, pp. 509-27; Venturi, X, 1, pp. 105-74 e XI, 1, pp. 137-76, Milano 1935-38; E. Lavagnino, *Artisti ital. in Portogallo*, Roma 1940; G. Giovannoni, *La chiesa di S. Maria della Navicella in Roma nel Cinquecento*, in *Palladio*, 7 (1943), pp. 152-58.