SAN SOVINO, JACOPO TATTI DETTO IL

SAN SOVINO, JACOPO TATTI detto il. - Architetto e scultore, n. a Firenze il 2 luglio 1486, m. a Venezia il 27 sett. 1570. Allievo di Andrea Sanso-

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1823

SAN SOVINO JACOPO - SANTA ALLEANZA

La facciata di S. Giminiano, il progetto della Scala d’oro nel Palazzo Ducale. Quasi ottantenne compi il monumento al doge Venier in S. Salvatore.

Nel clima artistico veneziano, specie a contatto con pittori come Tiziano, il S. poté esprimere appieno il suo temperamento: i rilievi della porta della sacrestia di S. Marco, di impostazione ghibellina, sono pieni di drammatica foga, realizzati con maniera impressionistica e vibranti di luce; mirabili, nella stessa chiesa, le statue degli Evangelisti, condotti a colpi di stecca simili a pen-nellate tintorettese (Venturi), e i rilievi con le storie di S. Marco. L’intensità drammatica, che anima anche la statua del Battista ai Frari, piena di slancio nervoso, diviene composta e solenne dolcezza nelle numerose immagini della Madonna con il Bambino, a rilievo e a tutto tondo (Arsenale, Loggetta, Museo Correr e Ca’ d’oro a Venezia; Vittorio Veneto; Bargello; Berlino; Louvre). Lo sforzo accademico raffredda invece i colossali Giganti delle scala ducale, mentre una grazia manieristica imposta e quattro immagini pagane del fronte della Loggetta. Particolarmente felici numerose sculture a carattere decorativo, o inserite in complessi architettonici: la statua di T. Rangone a S. Giuliano, il camino già a Ponte Casale, le tombe Poccadaro a S. Sebastiano e Venier a S. Salvatore.

Anche nel massiccio e severo edificio della Zecca il S. ricava effetti pittorici dal variare del bagnato, che impiega poi nel pianterreno di Palazzo Corner, i cui piani superiori, con il motivo delle colonne binate e la ricca ornamentazione dei pennacchi delle finestre, mostrano quella ricerca di moto chiaroscura e di fasto solenne che avranno un’altra mirabile realizzazione nel doppio loggiato della Libreria. Quest’ultimo motivo darà vita anche alla massa grandiosa della Villa Garzoni a Ponte Casale ed al Palazzo Dolfin. Architettura e scultura gareggiano nel rendere pittoresca e fastosa la loggia del campanile.

Meno fortunato il S. nelle sue costruzioni religiose: demolite le chiese di S. Giminiano e di S. Spirito in Isola, alterato durante l’esecuzione l’interno di S. Francesco della Vigna, poco felice la facciata di S. Giuliano, ci è rimasto tuttavia un tipico esempio del suo stile pittorico nel completamento di S. Fantino. Tra le numerose altre sue opere si citano: il sepolcro Quignone in S. Croce a Roma, i rilievi con l’Ascensione in S. Marco e al Barbagallo, il rilievo con sacra conversazione a Berlino, i due bronzi di Marte e Nettuno a Detroit. - Vedi tav. CXVIII.

BIBL.: H. R. Weihrauch, Tatti Jacopo d’Antonio, in Thiene-Mecker, XXXII, pp. 465-70 (con bibl. precedente); F. Sansovino, Veneta città nobilissima ecc., Venezia 1581; G. Vasari, Le Vite, ed. Milanesi, VII, Firenze 1906, pp. 485-532; id., Vita di J. T., con introduzione e note di G. Lorenzetti, Firenze 1913; W. Bode, Italienische Bildhauer der Renaissance, Berlino 1897; L. Coggiola, Pittoni, J. S. scultore, Venezia 1909; G. Lorenzetti, Di alcuni basoniferi attri. a J. S., in Arte, 12 (1909), pp. 286-301; L. La loggetta al campanile di S. Marco, ibid., 13 (1910), pp. 108-33; id., J. S. scultore, Venezia 1910; id., La Libreria sansoviniana di Venezia, in Accad. e Biblic., 2 (1928-29) e 3 (1929-30); id., Inferario sansovin. di Venezia, Venezia 1929; G. Giovannoni, Un’op. sconosciuta di J. S. in Roma, in Boll. d’arte del Minuti, pubbl. istruz., 1917, pp. 64-81; L. Planisci, Venetianische Bildhauer der Renaissance, Vienna 1921, pp. 349-86; A. Calegari, Il Pal. Garzoni a Ponte Casale, in Detalo, 6 (1925-26), pp. 569-98; V. Moschini, La villa Garzoni a Ponte Casale, in Arte, 33 (1930), pp. 532-40; A. Venturi, Bronzi di J. S. in Roma, S. Marco a Venezia, ibid., 34 (1931), pp. 30-42; Venturi, X., pp. 175-77; X. II, pp. 610-71; XI, III, pp. 92-174; H. R. Weihrauch, Studien zu bildnerischen Werken d. J. S., Strasburgo 1935; E. P. Richardson, Two bronzes by J. S., in Art Quaterly, 1950, pp. 3-11.