SANTA ALLEANZA

SANTA ALLEANZA. - Nel sett. 1815 lo zar Alessandro I di Russia, di cui è noto il temperamento mistico, redigeva personalmente - sia pure influenzato dalla baronessa von Krüdener - un documento che sottoponeva in Parigi, il giorno 26, alla firma dell’imperatore Francesco I d’Austria e del re Federico Guglielmo III di Prussia. Si trattava di una vera e propria dichiarazione di principi, per la quale i tre Sovrani, riconoscendosi debitori a Dio della vittoria riportata su Napoleone e considerandosi come «delegati della Provvidenza a governare tre rami di una medesima famiglia», si impegnavano a «prendere per regola della loro condotta i precetti de la santa religione cristiana», a governare i loro popoli «quali padri di famiglia», ad assicurarsi inalterabile reciproca amicizia e fraterna collaborazione, al solo scopo di «proteggere la religione, la pace e la giustizia».

Questa iniziativa dei tre firmatari, che si dichiaravano vicari dell’unico Re, il Divino Salvatore Gesù Cristo, doveva essere aperta all’adesione di quante Potenze avessero voluto aderire «a certe St. Alliance». Tale espressione, che si riporta nell’originale francese, ha dato il nome di S. A. alla comunità «cristiana» proposta dal documento, cui aderirono ben presto quasi tutti gli Stati di Europa, con la sola eccezione del Re d’Inghilterra e del Pontefice. Il ministro britannico degli Esteri, Lord Castlereagh, la considerò infatti «un monumento di misticismo e di sciocchezza sublimi», mentre nella Corte di Roma si guardò con diffidenza una simile dichiarazione che poneva sul medesimo piano il cattolicesimo, il protestantesimo e l’ortodossia in un singolare e nebuloso sincretismo cristiano. Se fosse rimasta su questo piano iniziale, la S. A. non avrebbe avuto alcuna pratica conseguenza e rimarrebbe nella storia unicamente come una generosa utopia. Per estensione, si è dato invece l’improprio nome di S. A. al Patto politico stipulato il 20 nov. 1815 fra la Russia, la Prussia, l’Austria e l’Inghilterra per il mantenimento della pace europea attraversò il rispetto dello status quo uscito dal Congresso di Vienna. Sore così il «sistema» della S. A., che si trasformò ben presto in un organismo internazionale rivolto a tutelare l’assolutismo monarchico contro l’insorgente liberalesimo europeo, secondo le direttive dell’onnipotente Cancelliere austriaco, il principe di Metternich. Il grande statista impegnò difatti gli Stati aderenti al «sistema» a consultarsi periodicamente sugli sviluppi della situazione politica internazionale ed a prestarsi reciproco aiuto militare in caso di insurrezioni o di attacchi esterni. Si annoverano così i Congressi di Aquisgrana (1818) per decidere il ritiro delle truppe alleate presidianti la Francia, di Karlsbad (1819) e di Troppau (1820) per concretare le misure da prendere contro i muti- denteschi germanici, di Lubiana (1821) per l’intervento armato dell’Austria contro i movimenti costituzionali di Napoli e del Piemonte, di Verona (1822) per la repressione, ad opera di un esercito francese, della Rivoluzione spagnola. A tali Congressi intervenivano, oltre ai rappresentanti delle quattro Potenze firmatarie, i plenipotenziari di quelle volta a volta interessate ai diversi problemi. La Conferenza di Londra nel 1827, nella quale Inghilterra, Francia e Russia si accordarono per interporre i loro buoni uffici tra il Sultano di Turchia e i Greci che gli si erano ribellati, con l’astensione dell’Austria e della Prussia, inclini invece a sostenere i «legittimi diritti» della Porta, segnò la prima incrinatura del «sistema», destinato a sfaldarsi quando la Gran Bretagna si oppose a un intervento europeo nel Sud America per ricondurre gli Stati americani all’obbedienza spagnola e soprattutto allorché la Rivoluzione Francese del 1830 portò la cosiddetta Monarchia di luglio a sostenere la «politica del non intervento», in appoggio alla Rivoluzione belga contro il Re d’Olanda. Nonostante questa grave crisi, la S. A. pervenne ancora ad arginare i moti liberali del 1831 con gli interventi austriaco in Italia e russo in Polonia, ma negli anni immediatamente successivi Francia ed Inghilterra uscirono di fatto dalla S. A. appoggiando le Regime costituzionali della Spagna e del Portogallo contro i Carlisti e i «Mugilisti» sostenitori del regime assolutistico, mentre Austria, Prussia e Russia rinnovavano a Münchengrätz (sett. del 1833) i patti di alleanza del 1815. Termina a questo punto, attraverso tale «dislocazione» - come fu chiamata - delle Potenze europee, la storia della S. A., di cui sono unicamente

lontana eco le platoniche profferte di aiuto della Confederazione germanica all'Austria impegnata in Lombardia nel 1848 e l'intervento militare russo in Ungheria, a sostegno degli Asburgo, nel 1849. Nei quindici anni del suo massimo splendore (1815-30) la S. A., ben diversamente dalla concezione iniziale dello zar Alessandro, fu pertanto «uno strumento di lotta e di oppressione contro i movimenti liberali e nazionali e produsse spedizioni e repressioni violente: donde il significato odioso che è rimasto legato al suo nome» (Silva). Giova ancora ricordare come la S. Sede, rimasta estranea all'originaria S. A., abbia assunto atteggiamenti diversi nei confronti della politica dell'intervento: contraria, p. es., nel 1821, per bocca del legato card. Spina, alla spedizione austriaca di Napoli, appoggiò invece la campagna di Spagna del 1822; subì, senza averlo provocato, l'intervento austro-francese in Romagna e nelle Marche del 1811-32 e rimproverò energicamente allo Zar le atrocità della repressione polacca dello stesso periodo. Il governo pontificio, anche sotto i papi, ai quali si volle dare la fama di «reazionari» (Leone XII, Pio VIII e Gregorio XVI), non partecipò quindi al «sistema» della S. A., contrariamente all'opinione corrente.

BIBL.: E. Muhlenbeck, Etude sur l'origine de la S. A., Paris 1882; M. H. Weil, Les dessous du Congrès de Vienne, in 1917; R. Capefigue, St. D. Restaurazione, trad. it., III, Milano 1846, p. 118 sgg.; N. Bianchi, St. doc. d. diplomazia europea, Torino 1865 sgg., passim; C. K. Webster, The Congress of Vienna, Oxford 1919; Cresson, The Holy Alliance, Nuova York 1922; H. von Srbik, Metternich, 2 voll., Monaco 1925; N. Mikhailovitch, Le tsar Alexandre I, Parigi 1931; J.-H. Pirenne, La Sainte Alliance, 2 voll., Neuchâtel 1946-49; C. K. Webster, The foreign policy of Castlereagh (1812-15), 2ª ed., Londra 1930; id., The foreign policy of Castlereagh (1815-22), 3ª ed., 1931; F. Lemmi, A. (S.), in Enc. Ital., II, 532-33 con ult. bibl.; H. Nicholson, Il Congresso di Vienna, vers. it., Firenze 1952, pp. 245-50. Per altra bibl. cf. RESTAURAZIONE Renzo U. Montini