SARSINA, DIOCESI di. - Città e diocesi in provincia di Forlì; suffraganea di Ravenna, nella Romagna. Ha una estensione di 620 kmq. e una popolazione di 26.000 ab. tutti cattolici, con 52 parrocchie, distribuite in 8 vicariati, 62 sacerdoti diocesani e 11 case religiose femminili con 44 professe (Ann. Pont. 1952, p. 369).
S. viene ricordata fra le città dell'antica Umbria; occupata dai Romani nel 266 a. C., conservò una certa autonomia e molto probabilmente appartenne al numero delle città confederate; divenuta «municipium», fu ascritta alla tribù «Pupinia»; al municipio presiedevano i «quattuorviri iure dicundo»; fu di valido aiuto ai Romani fornendo in abbondanza armi e soldati, specie nelle battaglie contro i Galli nel 225 a. C. (Polibio, II,

(da C. Francescon, Chiese e Stato nei consoliti di fra P. S. [pro manuscripto], Vicenza Dif. tav. I)
Da vari indizi sembra che la religione cristiana vi sia stata portata dai discepoli immediati di s. Apollinare, verso la fine del sec. II. Il primo vescovo di cui si ha notizia è s. Vinicio, che resse la diocesi al principio del 300. Nei secoli di passaggio dal dominio romano a quello feudale il territorio di S. prese il nome di Bobbio, appellativo che presso alcuni storici sarà occasione di equivoci con la diocesi omonima lombarda, suffraganea di Genova, eretta nel 1014. Mentre Narsete governava l'Italia a nome dell'Imperatore d'Oriente (553-67), veniva creata la contea di Bobbio e ne fu investito il vescovo. Durante la cattività avignonese S. fu occupata da Neri della Fagiuola, nel 1386 da Pino e Cecco Ordelaffi; nel 1406 era data in feudo ai Malatesta di Cesena; usurpata da Cesare Borgia veniva dai Veneziani restituita a Giulio II; nel 1519 fu data ad Alberto Pio signore di Carpi, poi alla famiglia Aldobrandini e quindi ai Doria-Pamphily; nel 1860 passava definitivamente al Regno d'Italia. La diocesi per vari secoli molto estesa, subì, specie negli ultimi tempi, diverse restrizioni; molte parrocchie le furono tolte a più riprese, dopo la erezione della diocesi di Borgo S. Sepolcro (1515). Nel 1824 da Leone XII fu unita alla diocesi di Bertinoro e nel 1850 altre 17 parrocchie venivano stralciate per formare la nuova diocesi di Modigliana. Pio IX poi nel 1853 ordinò lo smembramento di S. da Bertinoro e Pio X nel 1908 restituì le 17 parrocchie aggregate a Modigliana.
Tra i vescovi, oltre a s. Vinicio, meritano di essere ricordati: Benno (770-815) a cui si attribuisce la costruzione dell'attuale Cattedrale; Uberto I (1025-50) che ottenne vari privilegi e concessioni di terre dall'imperatore Corrado II; Alberico (1176-1221), che ebbe molti possedimenti dall'imperatore Federico II; Carlo Bovio (1635-1646) a cui si deve la prima costruzione del Seminario (1643); Gian Battista Braschi (1699-1718) uomo di profonda e vasta cultura.
Esiste in S. un Museo archeologico che è senza dubbio fra i più importanti della regione; vi si conservano resti del periodo preromano e romano. Da scavi recenti poi (1927-29), in una località vicinissima (Pian di Bezzo), dove si è trovata una necropoli romana, sono venuti alla luce in ottimo stato diversi mausolei con cuspide piramidale curvilinea, scoperta questa di interesse nazionale, poiché in tutto il territorio della penisola solo a S. si è conservato questo tipo di architettura romana, se si eccettua Aquileia dove già da tempo erano stati messi in luce numerosi cippi sepolcrali, di piccole dimensioni però, con coronamento a forma di cuspide a piramide curvilinea. Uno di questi mausolei eretto alla memoria di « Aulus Murcius Obulaceus » è stato ricomposto all'aperto in un bel ripiano all'ingresso della città; risulta di tre corpi struttivi: un imbassamento, una edicola centrale pròstila distila, una cuspide piramidale a spigoli curvi; il tutto raggiunge l'altezza di ca. 9 m. Interessante è pure la Cattedrale a tre navate in stile romanico-bizantino della fine del sec. VIII, che, modificata più volte all'interno, mostra però all'esterno la sua struttura originale. Vi si conserva una parte di ambone, pregevole opera di scultura romanica, altre sculture e dipinti di varie epoche.
L'archivio vescovile ricco di preziosi documenti e manoscritti, conservato un tempo nella rocca di Ciola, ha subito più volte danni, specie nel sec. XVI e ultimamente nel 1944, in seguito al furore delle armi belliche; la stessa cittadina, incendiata per oltre metà da rappresaglia nemica, è stata fra le più provate della « linea gotica ». Quasi a ricordare e valorizzare queste dolorose vicende, è sorta in S. l'« Opera di carità Linea Gotica », iniziativa di carità e di suffragi eretta canonicamente in fondazione di culto il 4 nov. 1948 e riconosciuta dallo Stato come ente morale il 31 ag. 1951.
Fra i santuari va ricordata una cappella della Cattedrale dedicata a s. Vicinio, primo vescovo, venerato come patrono della diocesi; qui sono conservati i resti mortali del Santo e la cosiddetta « catena di s. Vicinio », suo strumento di penitenza.
Vari monasteri, retti dai Camaldolesi, fiorirono un tempo nella diocesi: tra questi sono da ricordare quello di S. Salvatore in Summano, da s. Pio V unito in perpetuo alla mensa vescovile; di S. Ambrogio di Ranchio; di S. Giovanni « inter ambas Para » (cioè fra i due torrenti Para) detto anche « Cella di S. Alberico », dall'eremo del Santo; di S. Maria in Trivio. - Vedi tav. CXXVIII.