SCANDERBEG, GIORGIO CASTRIOTA detto. - Eroe nazionale albanese, n. ca. il 1404, m. il 17 genn. 1468, più volte qualificato dai Papi del suo tempo con il titolo di athleta Christi. Figlio di Giovanni, signore dell'Arbano e di parte della Valle del Matja, trascorse la fanciullezza e la gioventù come ostaggio alla corte del Sultano turco in Adriano, vi venne fatto musulmano e avviato alla carriera militare nella quale ottenne eccellenti successi, donde il soprannome turco S. : « Iskander-Beg : principe Alessandro ».
Ma nel 1443, mortogli il padre e occupatine i possedimenti dai Turchi, egli approfittò dell'occasione offragli dalla battaglia ingaggiata a Kunovica presso Nis in Serbia, abbandonò il campo con i suoi, determinandovi panico e sconfitta, rientrò nei possessi paterni aggiungendovi come roccaforte la sovrastante Croja, e ritornò al cristianesimo (28 nov. 1443). Subito si impose alla attenzione degli altri signori albanesi e ottenne di concludere con loro una lega antinca nel convegno tenutosi in Alessio in territorio veneto (19 marzo 1444). Da allora in poi fu tutto un susseguirsi di battaglie, anche campali, con gli eserciti turchi, tra le quali memorabili i due assedi di Croja (1450, sotto il comando personale di Murād II, e 1466 con Maometto II) entrambi sostenuti vittoriosamente. Non sempre egli fu così fortunato, a volte sopraffatto da forze nemiche travolgenti, a volte tradito e non soccorso; ma complessivamente egli poté mantenere la sua posizione e il più spesso riuscire vittorioso grazie alla sua tattica mobile e ardita di cavalleria e all'altissimo valore e ascendente personale. Anche ammetto che i suoi biografi esagerassero le cifre, rimane sempre meraviglioso il suo successo per un quarto di secolo, di fronte a eserciti agguerriti e certo superiori in numero e ad un Impero disponente di rifornimenti inesauribili. È quindi comprensibile la risonanza ottenuta in Europa dalle sue gesta, l'entusiasmo enfatico dei suoi biografi, la fortuna ottenuta dalle loro opere (numerosissime le edizioni e traduzioni di quella del Barlezio), la ricchezza e continuità dell'epoca popolare presso gli Albanesi rifugiati in Italia e in qualche grado anche presso gli Albanesi rimasti cattolici in Albania. In realtà occorre fare la sua parte allo stile panegiristico dei biografi e alla necessità in cui si sono trovati di tradurre in termini latini cose per loro familiari.
Tre questioni vanno quindi risolte per ritrovare l'esatta figura del Castriota : la sua posizione giuridica interna in Albania, le sue esatte relazioni con Venezia e con Napoli, la sua posizione religiosa.

I. POSIZIONE GIURIDICA
Risulta che i suoi antenati, all'epoca dell'impero serbo in Albania, tenevano governatorati o capitanie nell'Albania meridionale, e che suo padre era signore dell'Arbano e di parte della Matya nell'Albania centro-settentrionale con una vaga dipendenza feudale da Venezia allora dominante; Croja fu conquista personale di S.; non risulta che né suo padre né lui portassero mai al-cun titolo principe-so e feudale bizantino o serbo o altro relativo ai loro territori albanesi; croati e biografi gli sarebbe stata fatta da Pio II, non è attestata da documenti, né si sarebbe potuta fare senza offesa di Venezia e di Napoli, in un momento in cui occorreva avere il concorso, desiderato da Pio e invocato dal Castriota, per la Crociata; va piuttosto ricordato che è nella tradizione storica e popolare albanese attribuire scarsa importanza ai titoli.II. RELAZIONI FEUDALI
All'epoca di S. la potenza che per via di compiere si era insediata in buona parte della costa albanese era Venezia; ma antecedentemente gli Hohenstaufen re di Napoli ne avevano avuta la parte centro-meridionale come dote della sposa di Manfredi, figlia del despota d'Epiro; gli Angio l'avevano conservata per qualche tempo, gli Aragonesi la lasciarono in mano dei loro feudatari o di altri signori di origine bizantina e praticamente se ne disinteressarono all'epoca delle prime invasioni turche (fine del sec. XIV e principio del XV); soltanto Alfonso V riprese la vecchia politica orientale napoletana e tornò ad interessarsene attivamente ed effettivamente non senza gelosia di Venezia. S. al suo rientro in Albania tenne un contegno, ossequente verso Venezia, poi, per ragioni di possessi non ancora ben chiarite, entrò in conflitto con essa e in guerra guerreggiata (1447-48); riappacificato, benché non ottenesse quanto richiedeva, ne ebbe nuovo riconoscimento, ma rimase legato a Napoli, riconoscendone la sovranità e accettando presidio in Croja; morto Alfonso egli passò nel Regno con un piccolo esercito a sostenere i diritti di Ferdinando, ma, sdebitatosi così con Aragona e ottentutine feudi nel Regno, non si sentì più né obbligato né garantito dalla corona napoletana e rientrò in pieno nelle originarie relazioni con Venezia, di cui era nobile del Gran Consiglio e comandante in suo nome delle truppe di cui poteva disporre; in morte, affidò il figlio alla protezione della Repubblica.III. SITUAZIONE RELIGIOSA
Secondo la maggiore probabilità, l'Albania centrale fino al Matja al nord, e forse anche un po' oltre, fu ancora per tutto il medioevo di rito greco, anche se non sempre scismatica; Venezia, che aveva fondato un arcivescovato latino in Durazzo, nel breve dominio del 1204, ve lo ripristinò al suo rientro alla fine del sec. XV, ma si può calcolare che la regione dell'Arbano conservasse in buona parte il vecchio rito, benché retta da vescovati latini e unità con Roma; Giovanni Castriota figura cattolico; è quindi naturale pensare, che, rientrando in patria e nei possessi e tradizioni di famiglia, S. sia rientrato nel cattolicesimo, pur rimanendo qualche dubbio circa il rito da lui seguito; del resto l'idea politica che lo dominava, la difesa antinca dell'Albania, non gli poteva suggerire altro, dato che il15 SCANDERBEG GIORGIO - SCARAMELLI GIOV. BATTISTA
massimo appoggio, se non bellico, almeno morale, egli lo poteva ottenere e lo ottenne dalla S. Sede. Venne infatti a Roma nel dic. 1466 e Paolo II gli concesse nel 1467 un discreto aiuto in denaro. Rimane ora la questione della sua origine etnica, essendo questa stata varie volte rivendicata dai Serbi; effettivamente nulla si sa dell'origine della famiglia Castriota; la questione non viene risolta dal fatto che i primi di essa che son noti furono alle dipendenze dell'Impero serbo, né da quello di nomi slavi ricorrenti nella famiglia e venuti dall'andazzo corrente e da imparentamenti con dinasti slavi o di coltura slava (p. es., la madre di S. era di una famiglia di dinasti del Polo, ai confini tra l'attuale Albania e la Serbia); sta di fatto che sia Giovanni che Giorgio Castriota si sentirono sempre albanesi.