SCHEEBEN, MATHIAS JOSEPH

SCHEEBEN, MATHIAS JOSEPH. - Teologo, n. a Mackenzieim (presso Bonn) il 10 marzo 1835, m. a Colonia il 21 luglio 1888.

Si laureò in filosofia e teologia a Roma nell'Univ. Gregoriana e si formò alla scuola di Liberatore, Kleutgen, Perrone, Passaglia e Franzelin. Sacerdote nel 1858, divenne nel 1860 professore di dogmatica nel Priesterseminar di Colonia e vi rimase fino alla morte. Rivelò subito tempra di speculativo nell'illustrazione e difesa del soprannaturale, in tre opere, che formano un tutto completo: Natur und Gnade (Magonza 1861); Quid est homo, sive controversiae de statu naturae purae (nuova edizione dell'opera di A. Casini [sec. XVIII], ivi 1862): vi sono illustrati i fondamenti positivi della dottrina della Grazia; Die Herrlichkeiten der göttlichen Gnade (Friburgo in Br. 1863; trad. II. Torino 1933): originale rifacimento dell'opera di E. Nierenberg (sec. XVII), destinato a rendere accessibile a tutti la dottrina della Grazia.

Preparata da articoli nella rivista di Magonza Der Katholik, apparve a Friburgo in Br. nel 1865 l'opera più originale: Die Mysteriens des Christentums (trad. II. Brescia 1949). Nell'agitato periodo del Concilio Vaticano lo S. Döllinger (v.) e dello Schulte (v.) nel periodico Das oecumenische Konzil von Jahre 1869, che ebbe la sua continuazione (diretti dallo stesso S. fin dal 1882) nei Periodische Blätter zur wissenschaftlichen Besprechung der grossen theologischen Fragen der Gegenwart. Con articoli vivaci nel Kölner Pastoralblatt diffuse, nel clero e nel popolo, la dottrina dell'infallibilità pontificia. Contemporaneamente pubblicò l'ultima opera, sintesi del suo pensiero: Handbuch der katholischen Dogmatik (4 voll., Friburgo in Br. 1873-87); rimasta incompleta, per la dottrina sacramentaria ed escatologica, fu terminata da L. Atzberger nel 1898 e 1903. Dell'ed. critica delle opere dello S. (Gesamtliche Schriften), pubblicata sotto la direzione di J. Höfer, sono già usciti 4 voll. con notevoli introduzioni e commenti (ivi 1941 e 1944).

Educato nel centro del cattolicesimo, portò in Germania lo spirito di Roma e con le risorse del suo non comune ingegno riuscì a costruire una teologia, antica nella sostanza, ma nuova nel metodo e nell'ispirazione altamente religiosa: egli fu soprattutto il teologo del soprannaturale. Il suo tommo era sincero, ma non chiuso, attingendo anche da s. Anselmo come da s. Bonaventura, da Ugo e Riccardo di S. Vittore come dal Petavio e dal Thommassin; la sua informazione storica fu, per il tempo, ampia e di prima mano: l'esempio dei suoi eruditi maestri (Passaglia, Schrader, Franzelin) e della scuola di Tuscina (Möhler) incise nella sua innata tendenza alla ricerca esegetica e patristica (soprattutto greca, e in particolare alessandrina). Questi elementi furono vivificati mediante la strutturale organicità dell'opera sua, da cui emerge quel nexus mysteriorum inter se, che tanto piacque ad Parigi del Concilio Vaticano. Accennata nella Natur und Gnade, fu largamente svolta nei Mysteriens la teoria delle «comunicazioni soprannaturali», che in tre cicli concentrici, ma sempre più larghi, fanno contemplare il Verbo, che dal seno del Padre scende nel grembo di Maria per darsi a tutta l'umanità in sinu Ecclesiae nel mistero dell'Eucaristia. La centralità del Verbo è in funzione di una più alta teofania della Trinità: l'antropocentrismo dell'umanesimo e della «riforma» s'innalza nel ristocentrismo della scuola scetista, per risolversi nel teocentrismo di s. Tommaso.

Non solo il disegno, ma anche le singole parti della costruzione trassero beneficio dall'opera dello S.; la dottrina della Grazia (deificazione), della Fede, dei Sacramenti (carattere), della Chiesa come corpo mistico, ebbero nuovi e originali sviluppi. Lo S., che in vita non ebbe discepoli (i suoi alunni, che avevano già terminato gli studi teologici, lo udivano solo nell'unico anno che rimanevano nel Priesterseminar), dopo la prematura morte venne sempre più conosciuto e valorizzato. Le sue opere, ristampate e in parte commentate, furono tradotte nelle principali lingue e molti sono oggi gli autori che, soprattutto in maloria ed ecclesiologia, s'ispirano al teologo di Colonia. Sacerdote esemplare, lo S. rimane come una delle migliori figure del cattolicesimo in Germania e uno dei teologi più completi del sec. XIX.

BIBL.: J. Hertkens, Prof. M. J. S. Leben und Wirken eines kath. Gelehrten in Dienste der Kirche, Paderborn 1892; K. Eschweiler, Die zwei Wege der neueren Theol., Georg Hermes, M.-J. S., in Stimmen der Zeit, 6 (1921), pp. 195-207; F. B. König, De M.-J. S., in M.-J. S. alunno suo eximio Collegium Germanicum, Roma 1935, pp. 3-22 (a pp. 3-6 elenco delle opere minori dello S.); H. Schauf, Die Lehre von der Entwöhnung des Hl. Geistes des K. Passaglia und K. Schrader, ibid., pp. 33-70; A. Eröss, Die Herrlichkeiten der göttlichen Gnade, ibid., pp. 71-109; importanti studi: Grabmann, Schumans, Feckes in M.-J. S. Der Erneuerer kath. Glaubenswesen, Magonza 1935; H. Wilms, M.-J. S. Theologus colonien., in Angelicum, 12 (1935), pp. 518-30; H. J. Bross, S. V. in LThK, IX, coll. 325-27; G. Fritz, s. V. in DThC, XIV, coll. 1270-74; J. C. Murray, M. J. Scheeben's Doctrine on supernatural divine Faith, Roma 1938; anon., M.-J. Scheeben, Un rénovatue de la théologie catholique, in Les questions liturgiques et paroissiales, 23 (1938), pp. 181-88; M. Grabmann, Stor. della teol. cattol., 2a ed., trad. it., Milano 1939, pp. 333-34; N. Bussi, I misteri del cristianesimo, in Palestra del clero, 19 (1940, 11), pp. 289-94; A. Kerkvorder, S. et la Grâce, in La vie spirituelle, 59 (1939), p. 65 sgg.; id., Les bases spirituelle, d'une oeuvre théol., in Nouvelle revue théol., 66 (1939), pp. 568 sgg.; id., Le mystère de l'Eglise et des Sacrements de S., in Unam Sanctam, XV, Parigi 1946, pp. 3-75 (importante introduzione); R. Hocedez, Hist. de la théol. au XIXe siècle, III, Bruxelles-Parigi 1947, pp. 377-84 e passim. Antonio Piolanti