SCHEIDE, PAPIRI di. - I papiri greci che l'americano John H. S. depositò nell'Università di Princeton, consistono di 21 fogli, ossia 42 pagine, intere, eccetto le prime quattro dimezzate, e generalmente ben conservate, di un antico codice. La scrittura è una bella onciale del sec. III, probabilmente della sua prima parte. Vi è contenuto Ex. 19, 12-39, 29 con piccole lacune. I papiri appartengono allo stesso codice che i 16 fogli del pap. Chester Beatty (v.), contenente Ex. 11, 25-17, 21 e Esth. 2, 20-8, 6, e i 13 fogli del pap. X di Chester Beatty con una parte della versione greca di Daniele. Perciò tutti questi papiri sono designati con la medesima sigla Rahlfs 967.
Tutte le pagine dei p. di S. portano ancora la numerazione originale, che va da 39 a 90 del codice integrale, e permettono di calcolare quasi esattamente la primitiva mole e materia del codice. Furono pubblicati nel 1938 in un magnifico volume con una introduzione comprensiva, testo, apparato critico e fotografie di tutte le pagine dei papiri. È questo il migliore testo e il più antico manoscritto dell'Ezechiele greco; conferma il valore del codice vaticano B. Molte lezioni proprie dei p. di S. si ritrovano nei codici lucianei e con ragione si LUCINA (v.) elaborò la sua recensione.
464; A. Vaccari, in Biblica, 19 (1938), pp. 209-13; F. G. Kenyon, in Journal of theological studies, 39 (1938), pp. 275-77; F. L. Cross, in Church quarterly review, 127 (1938-39), pp. 369-70; J. A. Bower, in American journal of philology, 60 (1939), pp. 245-248; J. Reider, in Jewish quarterly review, 29 (1939), pp. 405-407. Ernesto Vogt