SERAFINO (ebr. iārāph, plur. iērāphim). - L'unico testo biblico in cui si parla di S. è la visione con cui si inaugura il ministero profetico d'Isaia: dei S. circondano il trono di Dio, cui inneggiano con il triaggio «Santo! Santo! Santo!»; uno di essi purifica simbolicamente il profeta (Is. 6, 2-7). Si tratta di esseri celestiali, rappresentati sotto forma umana con sei ali.
Si è molto discusso circa il significato del nome e circa la qualità di questi esseri misteriosi. Il termine ebraico, secondo l'opinione più probabile, è connesso con la radice iārāph «bruciare, essere ardente». Tale concetto si può applicare anche ai serpenti, che uccidono nel deserto gli Israeliti ribelli (Num. 21, 4-7; Deut. 8, 15); a causa del loro veleno micidiale sarebbero concepiti come «spiranti fuoco». Nessuna allusione di Isaia permette però di supporre che anche gli esseri da lui visti avessero qualche connessione con serpenti o dragoni, o che fossero in parte terioformi, come erano rappresentati
(fot. Anderson)
SERAFINO - Tre cerchi di Angeli attorno a Cristo giudice. Il primo cerchio interno è costituito dai S., dipinti in rosso. Particolare del Giudizio universale di G. di Paolo (sec. XV) - Siena, Pinacoteca.
CHERUBINI, LUIGI (v.) in Babilonia. L'unica interpretazione possibile è quella secondo cui i S. sono creature angeliche, come spiegò già l'antico giudaismo. Secondo il libro di Enoch (61, 10; 71, 7) i S., insieme ai Cherubini ed agli 'Ophannim, sono gli spiriti che vigilano costantemente intorno al trono di Dio.
Lo pseudo-Dionigi (De coelesti hierarchia, 7: PG 3, 205) assegna ai S. il posto più sublime nella gerarchia angelica: sono il primo coro; attribuisce perciò ad uno spirito di ordine inferiore l'atto simbolico sulle labbra del profeta (ibid., 13: PG 3, 299-320). S. Gregorio Magno (In Evangelia hom., XXXIV, 7: PL 76, 1249) presenta il medesimo ordine gerarchico, rimasto tradizionale in seguito (cf. Dante, Paradiso, XXVIII, 99).
Per la parte teologica v.: ANGELI. Per l'arte v.: CHERUBINO. - Vedi tav. XXI.