SERGIO E BACCO, SANTI, MARTIRI

SERGIO e BACCO, santi, martiri.
SERGIO e BACCO, santi, martiri.

- Molto venerati nell'antichità in Oriente; i loro nomi figurano nel Martirologio geronimiano, nei libri liturgici romani compaiono soltanto nel sec. XI. Festa il 7 ott., sia presso i Greci come presso i Latini.

Oriundi romani, erano militari e prestavano servizio nel palazzo di Massimiano. Scoppiata la persecuzione furono invitati ad apostatare, ma poiché si rifiutarono furono degradati e per scherno condotti in giro per la città con vesti muliebri. Affidati al prefetto d'Oriente Antioco, furono sottoposti ad acerbi tormenti durante i quali B. morì. S. fu condotto a Rosáfa ed ivi, riuscite vane tutte le minacce e le lusinghe per farlo sacrificare, fu decapitato. Sul suo sepolcro fu edificata una Basilica che divenne ben presto metà di pellegrinaggi e centro di un agglomerato urbano che dal martire prese il nome di Sergiopoli. Molte altre chiese furono edificate in loro onore sia in Oriente che in Occidente. Nel periodo bizantino i due martiri furono venerati ed invocati come protettori dell'esercito. A Roma sotto il pontificato diaconia (v.) dedicata ai due martiri. La loro Passio è leggendaria.

BIBL.: Acta SS. Octobris, III, Parigi 1868, pp. 833-83; Martyr. Hieronym., p. 545; Martyr. Romanum, p. 439; H. Delehaye, Les origines du culte des martyrs, Bruxelles 1933, pp. 209-211; A. Poidebard-R. Mouterde, A propos de St. S., in Anal. Boll., 67 (1949), pp. 109-16, cf. anche pp. 104-105.

Sergio Paolo. - Proconsule romano a Cipro durante il primo viaggio missionario di S. Paolo (Act. 13, 7-12).

Luca ne loda l'intelligente prudenza. S. chiamò a sé Paolo e Barnaba. Un mago ebreo, BARÙ (v.), cercò di distoglierlo dalla fede; ma un miracolo di Paolo tolse ogni indugio. È la prima autorità romana, di cui si ricorda l'adesione al cristianesimo.

Non è documentata l'identificazione di questo S. P. con il suo omonimo, che fornì a Plinio notizie di storia naturale (cf. Nat. hist., I. De auctoribus), oppure con un Lucio Sergio Paolo soprintendente agli argini del Tevere (cf. CIL, VI, 21.545). Probabilmente falsa è l'ipotesi che l'Apostolo cambiò il nome Saulo in quello di Paolo in seguito alla conversione del proconsolo, sebbene la si legga in scrittori antichi (cf. Gerolamo, Comm. in epist. ad Philem., 1: PL 26, 640-41; Agostino, Confess., VIII, 4: CSEL, 33, p. 177) ed anche in recenti (cf. H. Dessau, Der Name des Apostels Paulus, in Hermes, 45 [1910], pp. 347-68).

BIBL.: Groag, L. Sergius Paulus, in Pauly-Wissowa, II A, coll. 1715-18.