documenti del Mar Morto (Dupont-Sommer), o lo ritengono un'allegoria come quella del figliol prodigo.
Altri interpretano il s. di J. secondo il contesto della
2ª parte di Js. altri lo staccano, altri danno una certa
fluidità al significato del s. di J. Qualcuno distingue due
servi: Israele in 41, 29-42, 4 e 41, 1-4, 9 e 49, 1-7, poi il
Messia in 52, 13-53 (Kissane); oppure Iocahin per i
primi tre carmi e Sedecia come figura del Messia nel quarto
(Coppens). Per altri il s. di J. è polivalente, cioè indica
Israele come servo che si sviluppa nell'idea di un servo
individuale per eccellenza senza abbandonare l'idea di
un Israele ancora servo (H. H. Rowley) oppure è una
personificazione ideale del Messia con i tratti del profeta
di Deut. 18, 15, del dottore e del salvatore provenienti
da Is. 9 e 11, da Geremia ed Ezechiele.
L'interpretazione messianica è ancora la più solida.
Ha in favore la tradizione ebraica (Settanta, Targum,
Talmud), la testimonianza esplicita degli scrittori sacri
del Nuovo Testamento e la tradizione cristiana indiscusia
fino, almeno, al tempo di Grozio (cf. J. Knabenbauer,
Comment. in Is. prophet., p. 347 sgg.). Per gli scrittori del
Nuovo Testamento basta confrontare Mt. 12, 18-21 con
Is. 42, 1-4; Rom. 15, 21 con Is. 52, 15; Io. 12, 38 con
Is. 52, 1; Mt. 8, 17 con Is. 53, 4; Act. 8, 32-35 con Is. 53,
7-8; Lc. 22, 37 con Is. 53, 12. Nei quali si rileva adempito
in Cristo quanto è detto del S. di J. (cf. anche Lc. 2, 32,
Is. 42, 6; Mt. 11, 5-8, 42, 7; Apoc. 19, 13-15-Is. 49, 2;
Mt. 26, 67-Is. 50, 6). Gesù applica a sé Is. 53, 12 (Mc. 1, 18;
28; Lc. 22, 37). Nessuno può dubitare che la figura e la
missione del S. di J. convengano in pieno solo a Cristo,
anzi che gli convengano così chiaramente da far procla-
mare Isaia evangelista della passione. Le obiezioni (il
S. di J. deve ricondurre Israele dall'esilio in patria [49, 5];
perciò sarebbe vissuto durante l'esilio; la sua passione
è proiettata nel passato, la glorificazione nel futuro; il
Messia paziente è concetto ignoto nel Vecchio Testa-
mento; la voce «servo» è usata più volte per Israele)
si risolvono con una certa facilità. Nessuna delle altre
ipotesi regge al vaglio rigoroso della critica.
1939; A. Vaccari, I carmi del S. di J., in Miscellanea Biblica,
II, Roma 1934, pp. 216-44; J. S. van Der Ploeg, Les chants
du Serv. de J., Parigi 1936; H. Kruse, Carmina Servi 7, in Verbum
Domini, 29 (1951), pp. 93-205, 286-95, 334-40; id., De carminibus
S. J. nova quadam interpretatione, ibid., 30 (1952), pp. 341-47
(cuella di J. Lindblom, The Servant Song in Deutero Isaiah,
Lund 1951) con nota di P. Nober, p. 347 sgg.; R. J. Tournay,
Les chants du Serviteur, in Revue biblique, 50 (1952), pp. 355-84,
481-512; b) acatolici: Chr. R. North, The suffering Servant
in Deutero Isaiah, Oxford 1948; N. H. Snaith, The Servant of
the Lord in Deutero Isaiah, in Studies in Old Test. Prophecy,
ed. H. H. Rowley, Edimburgo 1950, pp. 187-200; C. Lindhagen,
The Servant motif in the Old. Test., Uppsala 1950; H. H. Rowley,
The Servant of the Lord, Londra 1952, pp. 1-88. Bonaventura Mariani