SESTO AL RÉGHENA, ABBAZIA DI

SESTO AL RÉGHENA, ABBAZIA di. - S. al R. è una cittadina (3500 ab.) in provincia di Udine, diocesi di Concordia, da cui dista sei miglia, donde la denominazione originaria di Sextus in silvi.

L'origine romana del luogo è testimoniata da vari ritrovamenti, come lacerti musivi, elementi fittili, monete, iscrizioni. Vi passa il fiume Réghena e sulla sua sponda occidentale i fratelli Erfo, Anto e Marco, longobardi, figli di Pietro, duca dei Friuli, e di Piltrude, fondarono l'abbazia benedettina (atto di fond. 3 maggio dell'anno 762). Sono ancora vive le tracce del lavoro benedettino per trasformare il terreno paludoso a cultura e ridurre le selve, erigere nuovi nuclei di vita. Fin dall'inizio l'abbazia fu dotata di ricco patrimonio ed ebbe donazioni da Carlomagno, da Lotario, Berengario, da altri principi e fedeli; raggiunse il maggior splendore dal sec. XI al XIV, quando da essa dipendevano 50 tra ville e castelli, sparsi nel Friuli, nelle marche di Treviso, Verona, Vicenza, Belluno, Ancona, Trieste ed Istria. Durante il sec. X insieme con il vescovato di Concordia era passata sotto il dominio feudale del patriarca d'Aquileia, e come esso dal sec. XIII ebbe voce nel Parlamento della Patria del Friuli, nel gruppo dei prelati e ne condivise le sorti. La sua vita andò lentamente decadendo, finché nel 1441 fu data in commenda al card. Pietro Barbo.

Ora dell'antico monastero rimangono parti di edifici rimaneggiati e adattati a municipio, canonica, asilo, un torrione (sec. XV) d'ingresso alla cinta monastica.

MONUMENTI. - Della Basilica, riferibile alla seconda metà del sec. VIII, si conservano vari frammenti di scul-

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SESTO AL RÉGHENA, ABBAZIA di - Incoronazione della Vergine, affresco della 1ª metà del sec. XIV. Abside centrale della chiesa abbaziale.
tura; la Basilica dopo la ricostruzione nei secc. XII-XIII ha subito restauri: di stile romanico con accentuazioni proprie dell'architettura dell'Italia centrale, è preceduta da un lungo ingresso-ambulacro ben decorato e da un atrio-quadriportico coperto e caratteristico, quasi un unicum nel suo genere; è a tre navate, con pilastri e colonne alternate, a tre absidi con protezione esterna, con cripta ripristinata (1912), che conserva resti di sedili lapidei, decorazione, pavimento e il cosiddetto sarcofago con reliquie di s. Anastasia (sec. VII-VIII); l'ampio e quadrato presbiterio si alza a modo di alta torre, richiamando certamente sistemi costruttivi altomedievali. Dinanzi alla Basilica il campanile romanico, privo di cuspide.

Ora, a fianco dell'ingresso sono stati ripristinati e si vanno restaurando locali pertinenti alla chiesa e al chiostro con affreschi di varie epoche, anche dei secc. X-XII (scene di Crociate). Sopra l'ingresso-atro, una sala accoglie sculture e frammenti antichi e sulle pareti ha tracce di affreschi (secc. XIII-XIV) che fanno pensare ad una cappella dedicata forse a s. Michele.

Tutta la Basilica era decorata con affreschi che vanno dal sec. XII al XIV. Nell'abside centrale l'Incoronazione della Vergine, con scene dell'annuncio della Natività, della lavanda del Bambino e sotto, in nicchie e quadrilobi, figure e busti di santi: colore, linea, effetto chiaroscurale e figurazioni ricordano moduli giotteschi con influsso della scuola romagnola bolognese (prima metà del sec. XIV). Nell'alta torre, episodi della Vergine, di s. Giuseppe, s. Giovanni Evangelista, s. Benedetto e s. Scolastica; nella parete della navata destra, accanto al presbiterio, scene di s. Pietro e s. Paolo e l'albero della Croce, sui cui rami si inseriscono santi della Chiesa e dell'Ordine benedettino: affreschi che riflettono gusto e caratteristiche della scuola giottesca.

Sulla parete della facciata della Basilica, scena dei Tre vivi e dei tre morti che richiama analogo affresco del camposanto di Pisa (primordi del sec. XIV) e affreschi rinascimentali (influssi ferraresi e di Pellegrino da S. Daniele) con i SS. Pietro e Paolo e Tommaso. Sulla parete

destra dell'ingresso, il Paradiso, grandioso e candido affresco da attribuire ad artista narratore che risente i modi toscani di Benozzo e dell'Angelico (seconda metà del sec. XV); sull'altra parete, l'Inferno, con il dramma dei dannati nei più vari atteggiamenti e divisi in settori, che richiamano l'inferno dantesco; nella parete di fronte, l'Arcangelo Gabriele, che con la bilancia pesa le anime mentre altri angeli le introducono in paradiso; schemi e scene che ridanno il gusto e il candore dei pittori primitivi. Degna di menzione è la scultura dell'Annunciazione gotica, su schema romanico-bizantino (sec. XIII).

BIBL.: A. M. Cortinovis, Sopra le antichità di S. al R., Udine 1801; E. Degani, L'Abbazia benedett. di S. Maria di Sesto in silvii nella Patria del Friuli, in Nuovo arch. veneto, 13 (1908); P. Toesca, St. dell'arte it., Torino 1927, pp. 541, 897, n. 39; M. Salmi, in Riv. del R. Ist. di arch. e st. dell'arte, 3 (1932), pp. 250-52; P. Paschini, St. del Friuli, I. Udine 1934; E. Schaffran, L'Abbazia benedett. di S. al R., in Mem. stor. forogini, 38 (1942), pp. 27-38.
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“SESTO AL RÉGHENA, ABBAZIA DI.” Enciclopedia Cattolica, vol. XI (1953), p. 271. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/sesto-al-reghena-abbazia-di.