SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia, scritta nel 511 dal suo discepolo Eugippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriose gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Mautern sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliore accoglienza. Dopo una breve parentesi eremitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolatosi di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbolento per le continue incursioni degli Alamanni, Rugi, Eruli, Goti, Turingi, S. seppe dire a tutti le parole del Vangelo addolcendo i fieri barbari, mitigando le tribolazioni delle devastazioni. Gli stessi barbari ariani non disdegnavano di ricorrere a lui nelle loro controversie, per chiedergli grazie e benedizioni, per ascoltarne gli insegnamenti. Il Signore l'arricchi con il dono dei miracoli e della profezia. Prossimo a morire chiamò intorno al suo letto i discepoli e li esortò ancora una volta alla penitenza ed alla pietà, e dopo aver ricevuti i Sacramenti morì l'8 genn. 482. Fu sepolto nella chiesa del suo monastero, ma nel 488, quando Odoacre trasferì in Italia i popoli del Norico, i monaci portarono seco il corpo di S. Durante il pontificato di Gelasio (492-96) per intervento della nobile Barbaria il corpo fu trasferito nel Castrum Lucullanum presso Napoli dove fu edificato in suo onore un monastero. Finalmente nel 909, per sottrarlo alle profanazioni dei Saraceni che assalivano le coste dell'Italia meridionale, fu trasferito a Napoli.
Bibliografia7 opere
Agostino Amore