SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia scritta nel 511 da suo discepolo Eupippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriosi gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Maurem sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliori accoglienza. Dopo una breve parentesi ermitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolato di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbolento per le continue incursioni degli Alamanni, Rugi, Eruli, Goti, Turingi, S. seppe dire a tutti le parole del Vangelo addolcendo i fieri barbari, mitigando le tribolazioni delle devastazioni. Gli stessi barbari ariani non disdegnavano di ricorrere a lui nelle loro controversie, per chiedergli grazie e benedizioni, per ascoltare gli insegnamenti. Il Signore l'arricchi con il dono dei miracoli e della profezia. Prossimo a morire chiamò intorno al suo letto i discepoli e li esortò ancora una volta alla penitenza ed alla pietà, e dopo aver ricevuti i Sacramenti morì l'8 genn. 482. Fu sepolto nella chiesa del suo monastero, ma nel 488, quando Odoacre trasferì in Italia i popoli del Norico, i monaci portarono secoli al corpo di S. Durante il pontificato di Gelasio (492-96) per intervento della nobile Barbara il corpo fu trasferito nel Castrum Lucullanum presso Napoli dove fu edificato in suo onore un monastero. Finalmente nel 909, per sottrarlo alle profanazioni dei Saraceni che assalivano le coste dell'Italia meridionale, fu trasferito a Napoli.
SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia scritta nel 511 da suo discepolo Eupippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriosi gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Maurem sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliori accoglienza. Dopo una breve parentesi ermitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolato di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbolento per le continue incursioni degli Alamanni, Rugi, Eruli, Goti, Turingi, S. seppe dire a tutti le parole del Vangelo addolcendo i fieri barbari, mitigando le tribolazioni delle devastazioni. Gli stessi barbari ariani non disdegnavano di ricorrere a lui nelle loro controversie, per chiedergli grazie e benedizioni, per ascoltare gli insegnamenti. Il Signore l'arricchi con il dono dei miracoli e della profezia. Prossimo a morire chiamò intorno al suo letto i discepoli e li esortò ancora una volta alla penitenza ed alla pietà, e dopo aver ricevuti i Sacramenti morì l'8 genn. 482. Fu sepolto nella chiesa del suo monastero, ma nel 488, quando Odoacre trasferì in Italia i popoli del Norico, i monaci portarono secoli al corpo di S. Durante il pontificato di Gelasio (492-96) per intervento della nobile Barbara il corpo fu trasferito nel Castrum Lucullanum presso Napoli dove fu edificato in suo onore un monastero. Finalmente nel 909, per sottrarlo alle profanazioni dei Saraceni che assalivano le coste dell'Italia meridionale, fu trasferito a Napoli.
SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia scritta nel 511 da suo discepolo Eupippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriosi gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Maurem sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliori accoglienza. Dopo una breve parentesi ermitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolato di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbolento per le continue incursioni degli Alamanni, Rugi, Eruli, Goti, Turingi, S. seppe dire a tutti le parole del Vangelo addolcendo i fieri barbari, mitigando le tribolazioni delle devastazioni. Gli stessi barbari ariani non disdegnavano di ricorrere a lui nelle loro controversie, per chiedergli grazie e benedizioni, per ascoltare gli insegnamenti. Il Signore l'arricchi con il dono dei miracoli e della profezia. Prossimo a morire chiamò intorno al suo letto i discepoli e li esortò ancora una volta alla penitenza ed alla pietà, e dopo aver ricevuti i Sacramenti morì l'8 genn. 482. Fu sepolto nella chiesa del suo monastero, ma nel 488, quando Odoacre trasferì in Italia i popoli del Norico, i monaci portarono secoli al corpo di S. Durante il pontificato di Gelasio (492-96) per intervento della nobile Barbara il corpo fu trasferito nel Castrum Lucullanum presso Napoli dove fu edificato in suo onore un monastero. Finalmente nel 909, per sottrarlo alle profanazioni dei Saraceni che assalivano le coste dell'Italia meridionale, fu trasferito a Napoli.
SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia scritta nel 511 da suo discepolo Eupippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriosi gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Maurem sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliori accoglienza. Dopo una breve parentesi ermitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolato di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbolento per le continue incursioni degli Alamanni, Rugi, Eruli, Goti, Turingi, S. seppe dire a tutti le parole del Vangelo addolcendo i fieri barbari, mitigando le tribolazioni delle devastazioni. Gli stessi barbari ariani non disdegnavano di ricorrere a lui nelle loro controversie, per chiedergli grazie e benedizioni, per ascoltare gli insegnamenti. Il Signore l'arricchi con il dono dei miracoli e della profezia. Prossimo a morire chiamò intorno al suo letto i discepoli e li esortò ancora una volta alla penitenza ed alla pietà, e dopo aver ricevuti i Sacramenti morì l'8 genn. 482. Fu sepolto nella chiesa del suo monastero, ma nel 488, quando Odoacre trasferì in Italia i popoli del Norico, i monaci portarono secoli al corpo di S. Durante il pontificato di Gelasio (492-96) per intervento della nobile Barbara il corpo fu trasferito nel Castrum Lucullanum presso Napoli dove fu edificato in suo onore un monastero. Finalmente nel 909, per sottrarlo alle profanazioni dei Saraceni che assalivano le coste dell'Italia meridionale, fu trasferito a Napoli.
SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia scritta nel 511 da suo discepolo Eupippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriosi gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Maurem sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliori accoglienza. Dopo una breve parentesi ermitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolato di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbolento per le continue incursioni degli Alamanni, Rugi, Eruli, Goti, Turingi, S. seppe dire a tutti le parole del Vangelo addolcendo i fieri barbari, mitigando le tribolazioni delle devastazioni. Gli stessi barbari ariani non disdegnavano di ricorrere a lui nelle loro controversie, per chiedergli grazie e benedizioni, per ascoltare gli insegnamenti. Il Signore l'arricchi con il dono dei miracoli e della profezia. Prossimo a morire chiamò intorno al suo letto i discepoli e li esortò ancora una volta alla penitenza ed alla pietà, e dopo aver ricevuti i Sacramenti morì l'8 genn. 482. Fu sepolto nella chiesa del suo monastero, ma nel 488, quando Odoacre trasferì in Italia i popoli del Norico, i monaci portarono secoli al corpo di S. Durante il pontificato di Gelasio (492-96) per intervento della nobile Barbara il corpo fu trasferito nel Castrum Lucullanum presso Napoli dove fu edificato in suo onore un monastero. Finalmente nel 909, per sottrarlo alle profanazioni dei Saraceni che assalivano le coste dell'Italia meridionale, fu trasferito a Napoli.
SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia scritta nel 511 da suo discepolo Eupippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriosi gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Maurem sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliori accoglienza. Dopo una breve parentesi ermitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolato di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbolento per le continue incursioni degli Alamanni, Rugi, Eruli, Goti, Turingi, S. seppe dire a tutti le parole del Vangelo addolcendo i fieri barbari, mitigando le tribolazioni delle devastazioni. Gli stessi barbari ariani non disdegnavano di ricorrere a lui nelle loro controversie, per chiedergli grazie e benedizioni, per ascoltare gli insegnamenti. Il Signore l'arricchi con il dono dei miracoli e della profezia. Prossimo a morire chiamò intorno al suo letto i discepoli e li esortò ancora una volta alla penitenza ed alla pietà, e dopo aver ricevuti i Sacramenti morì l'8 genn. 482. Fu sepolto nella chiesa del suo monastero, ma nel 488, quando Odoacre trasferì in Italia i popoli del Norico, i monaci portarono secoli al corpo di S. Durante il pontificato di Gelasio (492-96) per intervento della nobile Barbara il corpo fu trasferito nel Castrum Lucullanum presso Napoli dove fu edificato in suo onore un monastero. Finalmente nel 909, per sottrarlo alle profanazioni dei Saraceni che assalivano le coste dell'Italia meridionale, fu trasferito a Napoli.
SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia scritta nel 511 da suo discepolo Eupippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriosi gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Maurem sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliori accoglienza. Dopo una breve parentesi ermitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolato di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbolento per le continue incursioni degli Alamanni, Rugi, Eruli, Goti, Turingi, S. seppe dire a tutti le parole del Vangelo addolcendo i fieri barbari, mitigando le tribolazioni delle devastazioni. Gli stessi barbari ariani non disdegnavano di ricorrere a lui nelle loro controversie, per chiedergli grazie e benedizioni, per ascoltare gli insegnamenti. Il Signore l'arricchi con il dono dei miracoli e della profezia. Prossimo a morire chiamò intorno al suo letto i discepoli e li esortò ancora una volta alla penitenza ed alla pietà, e dopo aver ricevuti i Sacramenti morì l'8 genn. 482. Fu sepolto nella chiesa del suo monastero, ma nel 488, quando Odoacre trasferì in Italia i popoli del Norico, i monaci portarono secoli al corpo di S. Durante il pontificato di Gelasio (492-96) per intervento della nobile Barbara il corpo fu trasferito nel Castrum Lucullanum presso Napoli dove fu edificato in suo onore un monastero. Finalmente nel 909, per sottrarlo alle profanazioni dei Saraceni che assalivano le coste dell'Italia meridionale, fu trasferito a Napoli.
SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia scritta nel 511 da suo discepolo Eupippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriosi gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Maurem sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliori accoglienza. Dopo una breve parentesi ermitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolato di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbolento per le continue incursioni degli Alamanni, Rugi, Eruli, Goti, Turingi, S. seppe dire a tutti le parole del Vangelo addolcendo i fieri barbari, mitigando le tribolazioni delle devastazioni. Gli stessi barbari ariani non disdegnavano di ricorrere a lui nelle loro controversie, per chiedergli grazie e benedizioni, per ascoltare gli insegnamenti. Il Signore l'arricchi con il dono dei miracoli e della profezia. Prossimo a morire chiamò intorno al suo letto i discepoli e li esortò ancora una volta alla penitenza ed alla pietà, e dopo aver ricevuti i Sacramenti morì l'8 genn. 482. Fu sepolto nella chiesa del suo monastero, ma nel 488, quando Odoacre trasferì in Italia i popoli del Norico, i monaci portarono secoli al corpo di S. Durante il pontificato di Gelasio (492-96) per intervento della nobile Barbara il corpo fu trasferito nel Castrum Lucullanum presso Napoli dove fu edificato in suo onore un monastero. Finalmente nel 909, per sottrarlo alle profanazioni dei Saraceni che assalivano le coste dell'Italia meridionale, fu trasferito a Napoli.
SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia scritta nel 511 da suo discepolo Eupippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriosi gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Maurem sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliori accoglienza. Dopo una breve parentesi ermitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolato di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbolento per le continue incursioni degli Alamanni, Rugi, Eruli, Goti, Turingi, S. seppe dire a tutti le parole del Vangelo addolcendo i fieri barbari, mitigando le tribolazioni delle devastazioni. Gli stessi barbari ariani non disdegnavano di ricorrere a lui nelle loro controversie, per chiedergli grazie e benedizioni, per ascoltare gli insegnamenti. Il Signore l'arricchi con il dono dei miracoli e della profezia. Prossimo a morire chiamò intorno al suo letto i discepoli e li esortò ancora una volta alla penitenza ed alla pietà, e dopo aver ricevuti i Sacramenti morì l'8 genn. 482. Fu sepolto nella chiesa del suo monastero, ma nel 488, quando Odoacre trasferì in Italia i popoli del Norico, i monaci portarono secoli al corpo di S. Durante il pontificato di Gelasio (492-96) per intervento della nobile Barbara il corpo fu trasferito nel Castrum Lucullanum presso Napoli dove fu edificato in suo onore un monastero. Finalmente nel 909, per sottrarlo alle profanazioni dei Saraceni che assalivano le coste dell'Italia meridionale, fu trasferito a Napoli.
SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia scritta nel 511 da suo discepolo Eupippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriosi gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Maurem sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliori accoglienza. Dopo una breve parentesi ermitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolato di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbolento per le continue incursioni degli Alamanni, Rugi, Eruli, Goti, Turingi, S. seppe dire a tutti le parole del Vangelo addolcendo i fieri barbari, mitigando le tribolazioni delle devastazioni. Gli stessi barbari ariani non disdegnavano di ricorrere a lui nelle loro controversie, per chiedergli grazie e benedizioni, per ascoltare gli insegnamenti. Il Signore l'arricchi con il dono dei miracoli e della profezia. Prossimo a morire chiamò intorno al suo letto i discepoli e li esortò ancora una volta alla penitenza ed alla pietà, e dopo aver ricevuti i Sacramenti morì l'8 genn. 482. Fu sepolto nella chiesa del suo monastero, ma nel 488, quando Odoacre trasferì in Italia i popoli del Norico, i monaci portarono secoli al corpo di S. Durante il pontificato di Gelasio (492-96) per intervento della nobile Barbara il corpo fu trasferito nel Castrum Lucullanum presso Napoli dove fu edificato in suo onore un monastero. Finalmente nel 909, per sottrarlo alle profanazioni dei Saraceni che assalivano le coste dell'Italia meridionale, fu trasferito a Napoli.
SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
Dalla biografia scritta nel 511 da suo discepolo Eupippo, che si fondò sui ricordi personali e sulle testimonianze di coloro che erano stati i più vicini testimoni delle sue gloriosi gesta, si sa soltanto che, ancor giovane, attratto dal desiderio della perfezione si recò in Oriente per vivervi in solitudine. In seguito ad un avviso soprannaturale, verso il 455 si recò nel Norico del quale divenne l'apostolo, il benefattore, il taumaturgo, da tutti, romani e barbari, ascoltato, ubbidito, venerato. Messosi alle dipendenze di un vecchio eremita cominciò a predicare esortando tutti a vivere cristianamente ed a far penitenza. Non essendo però sacerdote, la sua attività suscitò invidie e gelosie tra il clero locale; si recò perciò a Favianis (presso l'odierno Maurem sul Danubio) dove la sua predicazione ebbe migliori accoglienza. Dopo una breve parentesi ermitica fondò a Favianis un monastero ben presto popolato di numerosi discepoli e collaboratori del suo apostolato. Uomo di intensa pietà, austero, premuroso per il bene delle anime, per i poveri ed i prigionieri, fece di Favianis il centro della sua predicazione e del suo apostolato. In quel secolo turbol

SEVERINO, santo. - Grande apostolo del Norico Ripense per ca. 30 anni. Incerto è il luogo e il tempo della nascita.
i monofisiti estremisti e i calcedoniani; causa di accese risse tra i monaci. Quando Giustino, divenuto imperatore nel 518, si adoperò a ristabilire la pace religiosa S. fu costretto a fuggire in Egitto, dove organizzò la resistenza alla politica imperiale, rimanendo fino alla morte l'anima di tale resistenza. Contemporaneamente combatté un altro monofisita, Giuliano di Alicarnasso (v.). Morto Giustino (527) S. ritornò in auge sostenuto segretamente dall'imperatrice Teodora. Invitato a Costantinopoli nel 535, riuscì a trarre il novello patriarca Antimo fra gli oppositori al Concilio di Calcedonia. Ma per intervento di papa Agapito fu nuovamente condannato nel 536, e proscritte anche le opere. Si ritirò nel deserto egiziano. Asceta di gran fama, versatissimo nella Scrittura e nei Padri, fecondo scrittore, è onorato nella Chiesa copta come santo e martire.
Delle numerose opere di S., scritte originariamente in greco, rimangono alcune traduzioni siriache antiche, pubblicate recentemente: Filiale, esame di 24 capitoli tratti da S. Cirillo, pubblicato con una traduzione latina da A. Sandra, Beyruth 1928. Mons. J. Lebon ha pubblicato a Lovainio il Liber contra impium grammaticum (cioè contro il calcedoniano Giovanni): contiene una discussione sull'interpretazione dei testi patristici (Corpus Script. Orient., Scriptores Syri, IV, 4, 5, 6; Lovainio 1929-33 e 1938); Orationes ad Nefahium e la corrispondenza con il monofisita Sergio (ibid., fasc. 7, ivi 1949). S. è impegnato su due fronti; combatte con lo stesso ardore gli eutichiani ed i calcedonesi. Contro Giuliano di Alicarnasso la Critica del tomo di Giuliano e Critica delle proposizioni, edite con il titolo di Antijulianistica da A. Sandra, Beyruth 1931. Le altre opere di questa serie sono: Contro le addizioni al tomo; Contro l'Apologia di Giuliano; Apologia del Filiale, che sono inedite. R. Draguet ha pubblicato una Pastorale antigulianista, risalente a ca. il 530, in Le Muséon, 40 (1947). Esiste inoltre, in siriaco, una serie di 125 Homiliae cathedrales, tenute da S. quale patriarca di Antiochia. La prima, il suo discorso per l'intronizzazione, è stata pubblicata da M. A. Kugener, in Oriens christianus, 2 (1902), p. 265 sgg.; le altre, che comprendono i frammenti greci e le edizioni parziali del Mai e del Rahmani, sono in corso di pubblicazione in PO 4; 8; 12; 16; 20; 22; 23; 25; 26 (Lovainio 1908-48), nella versione siriaca di Giacomo di Edessa. Delle Lettere, in numero di quattromila, fu data una selezione; E. W. Brooks ha pubblicato The sixth Book of the select Letters of Severus (Londra 1902-1904) e una seconda Collection of Letters in PO 12 e 14. Da ricordare inoltre alcuni scritti liturgici e un certo numero di poemetti (ibid., 6 e 7) e le antiche biografie del patriarca (ibid., 2). A S. si vollero attribuire le opere dello pseudo Dionigi (v. DIONIGI L'AREOPAGITA) ma senza solido fondamento.
La dottrina di S. è di grande importanza per comprendere la posizione delle chiese giacobite. Esse professano, dietro il suo insegnamento, un monofisismo assai più verbale che reale (v. MONOFISITI) ma respingono come lui il Concilio di Calcedonia.