SIMEONE, santo. - «Uomo giusto e pio, che aspettava la consolazione d'Israele, e lo Spirito Santo era sopra di lui» (Lc. 2, 25). Aveva avuto la promessa di non morire prima d'aver visto «il Cristo del Signore». Lo riconobbe nel bambino Gesù presentato al Tempio, Nunc dimittis (v.), e ne predisse le sorti (Lc. 2, 25-35).
Secondo l'apocrifo Protovangelo di Giacomo (cap. 24) sarebbe stato sacerdote, anzi, secondo il leggendario Vangelo di Nicodemo, sarebbe stato sacerdos magnus, padre di Carino e Leucio che sarebbero stati poi risuscitati da Gesù. Ma dal contesto di s. Luca non risulta che S. fosse sacerdote. Secondo lo Pseudo Matteo (15, 2), S. avrebbe avuto 112 anni quando ricevette il bambino Gesù «sul suo pallio»; secondo il codice Laurenziano di questo apocrifo, il vecchio, che stentava a reggersi, appena ricevette il Bambino «corse fino all'altare del Tempio del Signore», perché «senex puerum portabat, puer autem senem regebat». Alcuni, con Wettstein, Zahn, Plummer, identificano S. nel rabbân S., figlio di Hillèl e padre di Gamaliele I (cf. Act. 5, 34). Siccome però questo rabbân era ancora vivo nel 13 d. C., mentre il S. di Lc. 2 sembra sia morto poco dopo la presentazione di Gesù al Tempio, l'identificazione è assai discutibile. H. L. Strack e P. Billerbeck (Komm., II, Monaco 1924, p. 124) escludono questa ed altre identificazioni. Nel Martirologio romano s. S. è commemorato l'8 ott., nella liturgia bizantina il 13 febbr. Le sue reliquie sarebbero state trasportate nel sec. vi a Costantinopoli e nel 1243 a Zara, ove si venerano in un prezioso reliquario d'argento (cf. Illustrazione vatic., 1932, pp. 107-10).