NUNC DIMITTIS

« NUNC DIMITTIS ». - SIMONE (v.) in occasione della presentazione di Gesù al Tempio (Lc. 2, 29-32). Il vecchio profeta, che aveva ricevuto dallo Spirito la promessa

di sopravvivere fino alla venuta del Messia, mosso dallo Spirito entrò nel Tempio, prese tra le braccia il Bambino e lodò Dio esprimendo la sua gioia (ibid. 2, 29-30) e predicendo le glorie del Salvatore (ibid. 2, 31-32).

Rievocando un'espressione del vecchio Giacobbe (Gen. 46, 30) dice, con umile riconoscenza: « Ora (che si è compiuta la promessa) puoi licenziare il tuo schiavo, Padrone (Βίστατα), secondo la tua parola, in pace (puoi lasciarmi morire tranquillo, come uno schiavo, o un soldato, che ha compiuto il suo dovere) perché videro gli occhi miei la tua salvezza (o: il tuo Salvatore), che hai stabilito a beneficio di tutti i popoli ». L'universalità della salvezza messianica era già stata predetta da Isaia (Is. 2, 1 sg.), da attuarsi specialmente per l'opera illuminatrice del servo di Jahweh (ibid. 42, 6; 49, 6). Simeone, riprendendo questa immagine, loda Dio che ci donò il Salvatore come « luce per illuminare le genti », alle quali farà conoscere la vera dottrina religiosa e morale, e come « gloria del popolo tuo, Israele », perché dai Giudei nacque il Cristo secondo la carne (Rom. 9, 5), e dalla Giudea mossero i suoi Apostoli per ammaestrare e battezzare tutte le genti (Mt. 28, 19-20).

Il « N. d. », canto nostalgico di addio alla vita terrena che si spegne nell'inelito di una luce superma, fu assai presto assunto dalla liturgia nelle preghiere vespertine (Const. apost., VII, 48). Compieta (v.).

Pietro De Ambrogio

Cite this article

“NUNC DIMITTIS.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 1180. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/nunc-dimittis.