NONA

NONA. - È quella parte dell'Ufficio divino che si recita all'ora nona (= ore 15), secondo la divisione greco-romana del giorno. Questa ora di preghiera, usata già nella Sinagoga (cf. Dan. 6, 10; Ps. 54, 18), passò nell'uso cristiano (Act. 3, 1; cf. 2, 15; 10, 9) come preghiera privata per santificare il giorno (Didaché, cap. 8, 3; Tertulliano, De oratione, 23; De ieiunii, cap. 10; Cost. apost., cap. VIII, n. 34, 1); come ora canonica riserbata ai monaci fu in uso nel sec. IV. Durante il sec. v fu introdotta anche nell'Ufficio diurno delle basiliche dell'Urbe.

È composta dell'inno (originariamente mancante nell'Ufficio romano) di tre Salmi (il numero di tre già usato dai monaci dell'Egitto), di una lezione seguita da un responsorio (nell'Ufficio romano), un versetto e l'orazione finale.

Dai primi scrittori (Ippolito, Costitua. apostoliche, Cipriano ed altri) furono stabilite varie relazioni fra le singole ore diurne e taluni momenti della Passione di Cristo e della vita degli Apostoli, ma la Chiesa non le ha accolte, eccetto per l'inno di Terza. Ma c'è una speciale relazione fra le ore diurne e la S. Messa: alle feste e alle domeniche la Messa conventuale si dice dopo Terza, nei giorni feriali dopo Sesta, nei tempi di digiuno e di penitenza (Avvento, Quaresima, Vigilia) dopo N. In questi due ultimi casi, Sesta e N. vengono anticipate prima del mezzogiorno.

BIBL.: C. Callewaert, De Breviarii Romani liturgia, Bruges 1931, p. 112; id., De parvis horis Romanis ante Regulam s. Benedicti, in Sacris Erudiri, Steenbrugge 1940, pp. 119-26; M. Albright, Sacra liturgia, l'Orazione pubblica, Vicenza 1942, pp. 88-90; M. Righetti, Manuale di storia liturgica, II, Milano 1946, pp. 422-23, 584-86; E. Dekkers, Tertullianus en de Geschiedenis der Liturgie, Bruxelles 1947, p. 119. Pietro Siffrin
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“NONA.” Enciclopedia Cattolica, vol. VIII (1952), p. 1126. Azione Romana digital edition, https://azioneromana.com/it/article/nona.