SION (SITTEN), DIOCESI di. - Città e diocesi, capitale del cantone del Vallese in Svizzera. La estensione è di kmq. 5235 con una popolazione di 150.000 ab. dei quali 145.000 cattolici; conta 145 parrocchie servite da 251 sacerdoti diocesani e 148 regolari; ha 18 comunità religiose maschili e 33 femminili (Ann. Pont. 1953, p. 402).
La sua origine data dai primi secoli d. C. e fu detta «Sedunum». Il Vallese fu conquistato da Augusto ca. l'8 a. C. Nel 377 sicuramente era già cristiano poiché è di quell'epoca un'antica iscrizione con il monogramma di Cristo. La diocesi attuale si estende su tutto il territorio del Cantone, meno cinque comuni, ed i suoi confini poco variarono attraverso i secoli.
Il primo vescovo noto è Teodoro «episcopus Octodurensis», così si sottoscrive al Concilio di Aquileia (381) e di Milano (390); stabilì la sua sede ad Octodurum (Martigny); fondò la chiesa di S. Maurizio in onore dei Agauno (v.); poi i vescovi Salvio e Protasio; Costanzo fu al Concilio di Epaona (517) e Rufo a quelli di Orléans (541 e 549); Eliodoro probabilmente portò la sede a S. ca. il 585; è certo però che Leudomondo la stabilì ivi definitivamente nel 613. Protasio fu al Concilio di Chalon-sur-Saône (650); Vulcherio, già metropolita di Vienne, fu insieme vescovo di S. e abate di S. Maurizio: nel 771 rese omaggio a Carlomagno; si conserva la sua iscrizione sepolcrale (P. Bourban, L'archevêque et Vultchaire et son inscription funéraire, in Comptes rendus du IV Congrès scientifique international des catholiques, Friburgo 1898, 10e sez., pp. 19-35).
Nel sec. IV S. dipendeva dalla metropoli di Milano, poi passò verso la metà del sec. V sotto quella di Vienne e sul finire del sec. VIII sotto quella di Tarantasia. Le più antiche liste dei vescovi di S. sono del sec. XVI. I primi sette risiedettero ad Octoduro, da Teodoro I (380-91) ad Agricola (565); gli altri 76 a S., da Eliodoro (585) all'ultimo, mons. Bieler (1919-52). L'apogeo del potere vescovile in S. va dal 999 al 1032, quando il vescovo era conte e rappresentante dell'Imperatore, ministro di giustizia dell'armata e principe secolare: l'ultimo vescovo che portò tale titolo fu mons. P. J. de Proux (1843-75): Sacri Romani Imperii princeps. La più grandiosa figura nella storia della
diocesi di S. è il card. Matteo Schiner (n. a Mühlebach, m. a Roma nel 1522 e sepolto nella chiesa dell'Anima). Il card. Schiner dominò veramente la sua epoca anche dal punto di vista internazionale. Introdusse il Vallese nella Confederazione Elvetica ed ebbe il merito di rendere indipendente la sua sede sulla quale era salito nel 1499 e che Giulio II dichiarò immediatamente soggetta alla S. Sede tra il 1510-13.
Dal 1919 l'elezione del vescovo di S. è fatta direttamente dalla S. Sede; la scelta avviene tra il clero diocesano come per tutte le diocesi svizzere in forza di concordati particolari. Il Vallese è bilingue, perciò nelle regioni basse si parla francese, in quelle alte il tedesco: il nuovo vescovo eletto è tolto alternativamente nell'una e nell'altra regione.
La diocesi non ebbe sino al sec. XVIII istituti per la formazione del clero. Fin dal sec. XIII i Vallesani studiavano alla Sorbona di Parigi, a Friburgo in Br., a Bologna, a Roma, a Vienna, a Milano. Nel 1585-1607-1624 furono spedite suppliche alla S. Sede per avere alunnati per studenti di teologia in Roma. Urbano VIII stabilì due borse di studio a Vienna nel 1627. S. Carlo Borromeo fondò a Milano due alunnati per Vallesani; altre fondazioni furono fatte in seguito. Dal 1858 gli studenti lasciarono Vienna per Innsbruck. Ora gli studenti di teologia frequentano Friburgo e Roma. Il primo Seminario episcopale fu fondato nel 1748. La scuola di teologia fu aperta nel 1874 presso la Cattedrale. Nel 1927 fu creato un Seminario minore con ginnasio. Nel municipio di S. si conserva un'iscrizione datata all'anno 377 che costituisce il più antico esempio di epigrafe destinata ad un monumento pubblico con il monogramma di Cristo (E. Le Blant, Inscriptions chrétiennes de la Gaule, I, Parigi 1856, n. 369, pp. 496-97, tav. 231; CIL, XII, 138). - Vedi tav. XLIII.