SOVANA-PITIGLIANO, DIOCESI di. - In provincia di Grosseto, ha una superficie di 2000 kmq. e una popolazione di 60.000 ab. dei quali 59.000 cattolici, distribuiti in 51 parrocchie servite da 69 sacerdoti diocesani e 12 regolari; ha un seminario, 4 comunità religiose maschili e 17 femminili (*Ann. Pont. 1953*, p. 407).
La diocesi di S.-P. suffraganea di Siena ha il Seminario minore in P.; per il corso filosofico e teologico provvede il P. Seminario regionale S. Maria della Quercia (Viterbo); ha 9 comuni dei quali 8 in provincia di Grosseto: Pitigliano, Castell'Azzara, Manciano, Portercole, Roccalbegna, Samprugnano, Scansano; uno è in provincia di Siena: Piancastagnato.
S. (frazione del comune di Sorano), in provincia di Grosseto, a m. 289 sul mare: ab. 729 (censimento 4 dic. 1951), nome originario etrusco, la *Siana* romana, fu importante centro etrusco nei secc. VII-VI a. C.; subì poi un periodo di decadenza, da cui si riebbe nel sec. III a. C. essendo passata, come municipio, sotto il dominio di Roma. Fu assediata e distrutta dai Longobardi; ma il fatto che già, nel sec. VII, ebbe i suoi vescovi fa pensare che la città fosse risorta dalle rovine. Successe un'epoca di splendore con gli Aldobrandeschi, famiglia quasi certo di origine longobarda, che pretese discendere dal re Ildeprando (736-44) e che già verso il 1000 aveva ampi possedimenti nella regione dell'Amiana e di S. Fiora. Alla fine del sec. XIII passò, per matrimonio di discendenza femminile, agli Orsini, che ne conservarono il possesso fino al 1410, perduto definitivamente nel 1431 dopo breve periodo di dominio senese. Tornata sotto Siena, venne, in seguito alle vicende della Toscana, sotto la granducchio, che cercarono di arrestare la decadenza, causata specialmente dalla malaria. S. fu detta la «città di Geremia», appunto per lo stato di abbandono e di rovina, che determinò nel 1672 il trasporto della residenza del vescovo a P. È interessante e caratteristica la circoscrizione delle diocesi, che si trovano nel territorio, non omogeneo, degli antichi possedimenti degli Aldobrandeschi, in cui verso il 1000 avevano giurisdizione i vescovi di Castro (la diocesi passò in seguito ad Acquapendente), di Massa Marittima, Volterra, Siena, Tuscanica, Chiusi, e delle più recenti di Grosseto, Montefiascone, Corneto (Tarquinia), Montalcino, Pienza, Città della Pieve.
Primo vescovo di S., secondo l'Ughelli, è Tadino: ma secondo altri Maurizio, che nel 680 sottoscrisse il sesto Concilio ecumenico costantinopolitano III.
S. conserva pochi avanzi etruschi: notevole una necropoli che presenta varietà di tombe, quasi tutte a camera. La Cattedrale (SS. Pietro e Paolo) ebbe restaurati nei secc. XI, XII, XIV, mantenendo tuttavia l'organismo romanico; la facciata è coperta dalla canonica; l'interno a tre navate, grandioso ma spoglio: vi si conserva la tomba di S. Mamiliano, settimo vescovo di Palermo, esiliato al tempo dell'invasione dei Vandali di Genserico nel 445, morto a S. nel 460; al Santo fu dedicata anche una antica chiesa, di cui rimangono i ruderi, costruita in origine sopra i resti di un tempio romano. Protettori di S. i ss. Mamiliano e Gregorio VII (Ildebrando, figlio di Bonizone), n. presso S.
P., comune in provincia di Grosseto, da cui dista km. 85, a 919 m. sul mare: popolazione presente ab. 5760, legale 5565 (censimento 4 nov. 1951); sorge in posizione molto pittoresca, sull'orlo delle rupi. Scarsissime sono le notizie di P. etrusca e romana, sulle cui rovine sorge la odierna città, che, con il suo territorio, salvata dalle incursioni barbariche, appartiene poi agli Aldobrandeschi, a cui successero gli Orsini, che, perduta S., si intitolarono conti di P. Sotto di essi P. divenne il centro più importante e la capitale della contea maremmana. Nel sec. XVI coniunziò la rapida decadenza di questa famiglia; e P. dopo varie signorie e vicende passò nel 1604 definitivamente sotto i granduchi di Toscana. Fin dal '400 si stabilì in P. una numerosa colonia di Ebrei, che vi ebbero la propria sinagoga; in seguito molti di essi si trasferirono a Firenze e Livorno. Nel 1590, l'antica chiesa di S. Maria fu eretta a collegiata, ricostruita dalle fondamenta dal conte Niccolò III; Gregorio XVI, poi, aderendo alle istanze del granduca Leopoldo II, dichiarando P. città, con bolla dell'11 genn. 1844, innalzò la collegiata in cattedrale di S. trasferendovi il suo Capitolo. L'ultimo vescovo di S., Barzellotti (700 della serie), fu il primo ad intitolarsi vescovo di S. e P.
Tra i monumenti di P. eccelle il Palazzo degli Orsini, del '300, con rifacimento del '400; danneggiato nella rivolta del popolo contro gli Orsini del genn. 1561. La Cattedrale (oggi SS. Pietro e Paolo) presenta la facciata barocca, con al lato sinistro un caratteristico campanile a tre piani digradanti verso l'alto: interno rinnovato nel '500.

con al lato sinistro un caratteristico campanile a tre piani digradanti verso l'alto: interno rinnovato nel '500.
(do Toscana, T.O.I.. VI, Milano 1811, fig. 162; Sovana-Pittigliano, diocesi di - Interno del Duomo (secc. xI-xII) con ciborio del sec. Ie - Sevana.