STENDARDO (signum, vexillum; vessillo, gonfalone). - Nell'uso ecclesiastico, accennato nel Rituale romano (tit. X, cap. 1, n. 5), sono vessilli, nei quali il panno pende da un pennone orizzontalmente attaccato all'asta verticale, cui è sovrapposta una croce.

(Int. Alimari)
Il panno è ornato con immagini sante dipinte o ricamate (« sacris imaginibus insignitum », Rit. Rom.), talvolta soltanto con ornamenti ecclesiastici modestamente listati e frangiati; sono esclusi quelli di forma militare o triangolare. Circa la stoffa (seta, tela, velluto), il colore e l'ornamento non vi sono prescrizioni tassative: sono benedetti (Rit. Rom., tit. IX, cap. 8, n. 3) e si usano nella Chiesa come ornamenti, specialmente nelle processioni; seguono la Croce processionale (« Praeferatur Crux, et ubi viget consuetudo, vexillum »; Rit. Rom.).
Hanno origine dalla Croce processionale, portata su un'asta verticale alla quale si metteva un panno ornamentale. Non sono in uso nel primo millennio; figurano per la prima volta in una miniatura del Tropario della Badia di Prüm della fine del sec. X (Parigi, Bibl. naz. lat., 9448), come ornamento dell'altare e in un affresco di s. Clemente in Roma del sec. XI in una processione solenne della traslazione delle s. reliquie. Si trovano poi tante volte accennati dai liturgisti, e gli inventari ecclesiastici medievali ne enumerano molti; ogni confraternita aveva il suo s., spesso riccamente ornato con pittura o ricamo. Lo s. è il simbolo del trionfo del Signore (Onorio, Gemma animae, I, 72; Durando, Rationale, lib. VI, cap. 102); il Cristo disceso nel limbo o risorto vien rappresentato con lo s. in mano; ugualmente l'Agnello dell'Apocalisse. Lo s. è anche l'emblema della Chiesa trionfante, e delle virtù della speranza e della fortezza.
Bibliografia
Pietro Siffrin