Di buona famiglia borghese ed imparentato con il grande intendente napoleonico P. A. Daru (1767-1829), S. ne ebbe facilitato l'accesso all'amministrazione militare (1799) e poi all'esercito (1800) nel quale vedeva incarnati i suoi infantili entusiasmi per i principi rivoluzionari, inutilmente contrastati dal severo conservatorismo del padre. Rimase in Italia come sottotenente dei dragoni dal 1800 al 1802; lasciò il servizio per dedicarsi, a Parigi, a disordinati studi e tentativi letterari, e, a Marsiglia, ad un infelice esperimento commerciale. Rientrato (ott. 1806) nell'amministrazione militare, fu messo a riposo dalla Restaurazione, e trascorse a Milano gli anni da lui definiti i migliori della sua vita, nell'amministrazione dell'arte e delle bellezze d'Italia. Alle Vies de Haydn, de Mozart et de Métastase (1814) scgiurono l'Histoire de la peinture en Italie c Rome, Naples et Florence (1817), quindi, dopo il ritorno nella capitale francese (giugno 1821), il trattato De l'amour (1822), le due parti di Racine et Shakespeare (1823-25), una Vie de Rossini (1824), un primo romanzo, Armance ou quelques scènes d'un salon de Paris en 1827, e nel 1829 le Promenades dans Rome, un nuovo ritratto dell'Italia, dov'era ritornato due volte, fra il 1823 ed il 1828, ostilmente sorvegliato ed infine allontanato dalla polizia austriaca.
Ravvisando nel romanzo l'autentica pittura del vero, S., di sensibilità acutissima sotto un'apparenza di scettica ironia, trovò la strada migliore della propria arte. Un fatto di cronaca nera (il tentato assassino di M. me Michoud da parte del chierico precettore dei suoi figli, Berthet) gli suggerì la trama di Le rouge et le noir (2 voll., 1831), dove l'intenzione di offrire un quadro della società contemporanea pur attraverso i sentimenti più reconditi ed inconfessabili dei protagonisti trova riscontro in una costruzione stilistica aborrente da ogni artificio letterario. Ugualmente avvincente è La chartreuse de Parme, scritta e pubblicata dopo un lungo soggiorno in Italia dello S. inviato come console a Trieste (1830), dove gli fu negato l'exequatur dal governo austriaco, e a Civitavecchia (1831-1836 e 1839-41). Il romanzo, capolavoro dello S., è ambientato in uno staterello italiano retto da un crudele tiranno, nei primi anni della Restaurazione; la sua vicenda d'amore si conclude con l'entrata del protagonista nel chiostro. L'avevano preceduto due opere d'analisi autobiografica, Souvenirs d'égotisme (1832): sul decennio trascorso in Francia fino al 1830) e Vie d'Henri Brûlard (stesa fra il 23 nov. 1835 e il 17 marzo 1836: infanzia e giovinezza), ed altri due tentativi romanzeschi, Une position sociale (1832, rimasta alle prime pagine), e, ugualmente autobiografico ed incompiuto, Lucien Leuven (1834-36); tutti e quattro pubblicati postumi rispettivamente nel 1892, 1890, 1927 e 1894. Accompagnarono e seguirono la stesura della Chartreuse altri racconti, anche essi ispirati da cronache di delitti per lo più cinquecenteschi e d'ambiente romano, dallo S. studiosamente raccolte nel suo soggiorno nello Stato pontificio, riuniti nel 1855 sotto il titolo arbitrario di Chroniques italiennes; il maggiore e più significativo è l'Abbesse de Castro (1839).
Ispirato ad un culto dell'energia e del sentimento individuale vagheggiati o minutamente analizzati (che in lui s'incrocia con quello per gli ideali di eguaglianza e di libertà banditi dalla Rivoluzione ed impersonati da Napoleone, sul quale intraprese un lavoro i cui frammenti furono pubblicati nel 1876), S. si stacca nettamente dalle tendenze prevalenti nel Romanticismo contemporaneo, particolarmente dopo il 1830. La risonanza dell'opera sua ne risultò di conseguenza, per decenni, assai limitata; assurde invece (com' egli stesso aveva previsto) all'importanza di un vero movimento delle idee e del gusto nell'ultimo ventennio del 1800, quale modello di un culto dell'io e perpetuatosi poi in

STENDHAL - Ritratto, dipinto attribuito a J. L. Oncis (sec. XIX) - Firenze, propr. F. Gentile.
varie forme nella letteratura del Novecento, e che ha comunque non poco contribuito a fare intendere appieno lo scrittore, la sua profondità introspettiva, la sua novità stilistica. Le medesime caratteristiche, assai più che l’ostilità all’assetto politico e religioso dell’Italia della Restaurazione (da lui pure appassionatamente amata come riserva inesauribile di anarchica energia) fanno dell’opera sua la più significativa prolusione a certi orientamenti del gusto novecentesco, sostanzialmente anticristiani. I romanzi e racconti d’amore dello S. furono posti all’Indice con decreti del 4 marzo 1828 e del 20 giugno 1864.