SZEPTYCKYJ, ANDREJ. - Metropolita di Galizia, al secolo Romano Alessandro, terzo figlio dei conti de Szeptyci-Szeptyckyj, antica nobile famiglia ucraina, n. a Prylbyci il 29 luglio 1865, m. il 1º nov. 1944. Compiuti gli studi giuridici a Breslavia, coronati dalla laurea in giurisprudenza, abbracciò l'Ordine basiliano il 23 maggio 1888, cambiando il suo nome in Andrea.

di papa Leone XIII fu nominato vescovo di Stanislaopoli
in Galizia (Halicia). Dopo la morte di Giuliano Kuilov-
skyj, metropolita di Leopoli, dal medesimo Papa fu elevato
alla dignità di metropolita e arcivescovo haliciense di
Leopoli il 16 genn. 1901; tale carica esercitò per 45 anni,
sviluppando con grande zelo la sua pastorale ed apostolica
azione, visitando personalmente la sua vastissima diocesi,
predicando, confessando ed istruendo clero e popolo.
Inoltre scrisse più di 150 lettere pastorali su vari temi
riguardanti la vita religiosa, sociale e nazionale dei suoi
fedeli. Non tralasciava neppure la cura premurosa della
gioventù scolastica, degli orfani, degli ammalati e dei
poveri, erigendo a tale scopo convitti, istituti, orfanotrofi
ed ospedali. Promotore degli studi ecclesiastici, eresse
e costruì i Seminari minore e maggiore per la formazione
e l'educazione del clero, prima a Stanislaopoli e poi a
Leopoli, ove fondò il Seminario e l'Accademia ecclesia-
stica; sempre promosse gli studi teologici e le edizioni
scientifiche. Il papa Pio XII nella sua encic. Orientales
omnes del 13 dic. 1945 ne ha tessuto un lusinghiero giu-
dizio. Tradusse in lingua ucraina Opera ascetica s. Basili
Magni (Leopoli 1929) e pubblicò il molto interessante
opuscolo De sapientia Dei (ivi 1932).
Il suo zelo non si limitava solo all'amministrazione
dell'arcidiocesi, ma abbracciava anche quelle dei suoi
fedeli che per gravi condizioni sociali erano costretti a
emigrare oltremare nell'America del nord e del sud. Il
metropolita personalmente visitava questi derelitti, man-
dava sacerdoti e per il suo grande zelo ha meritato di
ottenere dalla Sede Apostolica la gerarchia ecclesiastica
negli Stati Uniti d'America (1907) e nel Canadà (1912).
Abbracciato lo stato monastico, mons. S., anche essendo
metropolita, rimase nondimeno religioso esemplare e pro-
motore della vita monastica.
Cominciando con la restaurazione delle monache di
S. Basilio il Grande, ha rinnovato l'antico monachesimo
orientale secondo la Regola di s. Teodoro Studita (1901-
1902). Poi, visitando i suoi fedeli nel Canadà in occasione
del Congresso eucaristico del 1910-11, trovò alcuni re-
dentoristi che, ottenuta dalla S. Sede la facoltà, si prodi-
gavano nella cura pastorale dei fedeli di rito bizantino-
slavo. Strinse allora convenzione con il p. generale dei
Redentoristi (1913), confermata poi dalla S. Congrega-
zione di Propaganda Fide il 27 apr. 1914, in virtù della
quale i Redentoristi crearono un ramo della Congre-
gazione in rito bizantino-slavo. Oggi questo ramo è di-
ventato già una provincia nella Galizia, purtroppo adesso
soppressa dai bolscevichi; un'altra fiorente viceprovincia
esiste nel Canadà e negli Stati Uniti d'America.
Ma il più nobile proposito, che dominava tutta l'azione
del metropolita, fu la sua brama di promuovere l'unione
dei dissidenti con la S. Sede romana, né lasciò sfuggire
nessuna occasione per poter realizzarla. A tale scopo visitò
i vescovi latini e gli Ordini religiosi, discutendo difficili
problemi dell'Unione ed incoraggiandoli alla collabora-
zione, partecipò spesso ai congressi unionistici, intraprese
viaggi a Mosca (1907), favorì le relazioni con i più impor-
tanti personaggi dissidenti ecclesiastici e civili. Ciò per-
mise al metropolita, liberato dalla prigionia nel 1917 dopo
la rivoluzione in Russia, di poter tenere un Sinodo provin-
ciale dei cattolici con sacerdoti già conosciuti e di conse-
guire la nomina dell'esarca per la Russia nella persona
di Leonide Fedorov (cf. A. Herman, De fontibus iuris
ecclesiastici Russorum, Roma 1936, p. 96 sgg.). A causa di
questa sua zelante attività nel promuovere l'azione unio-
nistica nel 1914, dopo l'occupazione della Galizia da parte
delle truppe russe, egli fu preso «prigioniero dello Zar»
e poi incarcerato nel monastero di Suzdal per più di
due anni. La rivoluzione russa del 1917 liberò il metro-
polita dalla prigione. Nel sett. dello stesso anno egli fece
ritorno alla sua patria devastata e distrutta dalle grandi
battaglie che si erano svolte nella Galizia orientale. Appena
riedificate nei laboriosi anni 1918-39 le chiese bruciate,
rinnovati gli istituti ecclesiastici che erano stati distrutti
e saccheggiati, organizzati i Seminari minore e maggiore,
restaurati gli studi, sopraggiunse la seconda guerra mon-
diale durante la quale il metropolita, quando fu occupata
la sua provincia ecclesiastica, consacrò i suoi ultimi sforzi
a difendere il suo gregge e scrisse lettere pastorali inco-
raggiando sacerdoti e fedeli alla resistenza e perseveranza
nella fede cattolica; il 2 maggio 1940 celebrò un Sinodo
diocesano a Leopoli.