TABITHA

TABITHA - S. Pietro resuscita T., del Guercino (sec. XVII) - Firenze, Galleria Pitti.
TABITHA - S. Pietro resuscita T., del Guercino (sec. XVII) - Firenze, Galleria Pitti.

Il T. racchiudeva gli arredi del culto. Nel « Santissimo» ALLEANZA (v.). Nel « Santo»: 1) proposizione (v.), rettangolare (cub. 2 lung. X 1 larg. X 1 1/2 alt.), di legno di acciaio rivestito d'oro: con un listello d'oro per tenere fermi i piedi-pupe con un bordo d'oro agli orli della mensa; in 4 anelli d'oro s'inflavano le stange; vi si collocavano 12 pani (corrispondenti al numero delle 12 tribù); poi palette, piattelli, coppe e tazze, tutto in oro, per le libazioni; 2) candelabro (v.) a sette bracci al lato sud; 3) l'altare dei profumi (v. ALTARE) tra la mensa e il candelabro. Il profumo era composto di stacce (styrax officinalis), onice (unguis odoratus), galbano, incenso (boswellia thurifera). Nell'atrio, infine, vi era l'altare degli olocausti e la conca (« mare») di rame, con sottocoppa per l'acqua delle abluzioni dei sacerdoti officianti (Ex. 30, 17-21; 38, 8). Il simbolismo del T. è evidente (cf. Hebr. 8-9; Apoc. 13, 6; 15, 5; 21, 3). Ogni oggetto aveva un simbolismo proprio.

In sei mesi furono costruite le singole parti separatamente, ed il 1° giorno di nisán del 2° anno dell'Esodo il T. fu eretto e consacrato da Mosè: la nuvola-gloria di Jahweh l'avvolse prendendone possesso (Ex. 40). Il T. seguì gli Israeliti nelle loro vicende dal deserto alla Terra Santa: in Galgala (Jos. 4, 19; 5, 10; 9, 6; 10, 6 sg. 15; 43; 14, 6); in Silo (ibid. 18, 1; 19, 31; Jud. 18, 31; 21, 19; I Sam. 1-4; 14, 3; Ps. 78, 60); in Nobe (I Sam. 21, 1); in Gabaon (I Par. 16, 39; 21, 29; II Par. 1, 3); sul Sion (I Reg. 3, 4). Costruito il Tempio, fu conservato come una reliquia in una sala superiore di esso. Geremia l'avrebbe nascosto insieme all'arca in una caverna del M. Nebo prima della caduta di Gerusalemme (587); dopo l'esilio non fu più ritrovato (II Mach. 2, 4-5).

La storicità del T. fu negata dalla scuola di Weilhausen (proverrebbe dal documento P, e riprodurrebbe il modello del Tempio di Gerusalemme). Ma la sua fabbricazione era richiesta dalle esigenze culturali. Oggi si riscontrano tradizioni anteriori al Tempio di Gerusalemme (C. R. North, J. Engnell, ecc.), e si concede l'esistenza dell'anfictioania delle 12 tribù intorno ad un santuario centrale (M. Noth, A. Alt, M. Frank, J. Cross) o ad una tenda sacra (T. H. Robinson).

Bibl.: F. X. Kortleitner, Archaeol. Bibl., Innsbruck 1917, pp. 50-102 (bibl. a p. 50 sg.); M. Noth, Das System der zwölf Stämme Israels, Stoccarda 1930; M. Frank, Staatenbildung der Israeliten in Palästina, Lipsia 1930; E. Kalt, Archeol. Bibl., trad. it., 2ª ed., Torino 1944, pp. 94-102; J. Cross, The tabernacle, in Bibl. archaeologist, 10 (1947), n. 3; W. O. E. Oesterley-T. H. Robinson, Hebrew religion, Londra 1949, p. 162 sg.; G. E. Wright, The Old Test. against its environment, ivi 1950, pp. 24, 25.

T. E. trascrizione dell'aram. jebitá (ebr. sebhiijáh, greco δοσκάς), «gazzella» (considerata dai Semiti e dalla Bibbia come tipo di bellezza; cf. l'ebr. šebhí, «ornamento»); era molto usato come nome di donna a somiglianza di altri nomi di animali (Rachele, Debora, Iemina).

Bibl.: E. Jacquier, Les Actes des Apôtres, Parigi 1926, pp. 307-10; J. Viteau, L'institution des diacres et des veuves, in Revue d'histoire ecclésiastique, 22 (1926), pp. 521-26, 528-34; A. Steinmann, Die Apostelgeschichte, Bonn 1934, p. 101 sq. (con bibl.); G. Ricciotti, Gli Atti degli Apostoli tradotti e commentati, Roma 1951, p. 179 sq.

Archeologia. — In un frammento di sarcofago di Arles è rappresentata la scena del miracolo della resurrezione di T., secondo la narrazione degli Act. 9, 36-42: l'Apostolo si avvicina al letto dove la defunta T. è deposta, le prende il braccio ed essa si solleva; in primo piano sono due vedove velate, dinanzi all'Apostolo due altre figure femminili in ginocchio. Lo stesso soggetto è stato identificato da G. Wilpert in un sarcofago di St-Maximin; esso poi è riprodotto in un avorio del British Museum.

Bibl.: O. M. Dalton, Catalogue of the ivories of the British Museum, Londra 1909, tav. 7, n. 292; Wilpert, Sarcofagi, I, tav. 145, 6-5.