TABERNACOLO (TABERNACULUM)

TABERNACOLO (Tabernaculum). - Dal latino taberna (=baracca costruita con tavole di legno), indica l'attendimento da campo dell'esercito romano; corrisponde a casetta a doppio spaventoso con chiusura a tendaggi (cf. sculture nelle colonne Traiana e Aurelia), e tenda di magistrati romani in missione.

Nella bassa latinità t. equivale anche ad edicola sacra in forma di casa e di qui passò a significare una forma precisa di tomba; non doveva essere dissimile dalle tet-

toie teg(u)late (donde si spiega come sepolcri si trovino sub teglata) una specie di ciborium con un tetto coperto di tegole. Come dice un'iscrizione del secolo V (scavi 1950) di Concordia Sagittaria (Venezia), la voce t. indica anche sacello, cappella funeraria, piccolo vano rettangolare, a celle, la cui apertura era inquadrata da colonnine a guisa di proprio e nicchie, a tre a tre, allineate sullo sfondo a perimetro esterno rettangolare; questo recinto sepolcral, con copertura a volta, era provvisto di altare con reliquie, posto dinanzi alla tomba di Faustiniana, famula Christi, la quale raccomanda se stessa e la sua sepoltura «Christi tabernaculo» ascrittò un sacristo morto, in questo senso t. ricorre anche a Tipasa; infatti accanto alla chiesa martyrium di S. Salsa, un'iscrizione dice che questo oratorio, in relazione al culto tributario alla Santa, era la memoria iniziale, il breve tabernaculum, dove, secondo la Passione, il corpo della Santa aveva risposto.

Nella liturgia cattolica t. è un'edicola chiusa ed elevata, posta nel centro dell'altare dove si conserva la S. S. Eucaristia. Anticamente le sacre Specie si custodivano nel conditorium (armadio) in loculi speciali a forma di edicola, in sacristia, o sotto la mensa dell'altare, nel muro dell'abside; nel sec. XI cominciarono a conservarsi sull'altare (cf. Admonitio synodalis [PL 96, 1375] e Regiune di Prüm, De synodalibus causis [PL 132, 87]), entrando così nell'uso liturgico le colombe eucaristiche spese sotto il tegurium o ciborium, che richiama ancora il significato primo di t., mentre conditorium richiama il conto del sepolcro. Nel sec. XII la voce assume nome e funzione di t., come edicola praticata presso i muri dell'altare, notevoli sono pure le torri eucaristiche gotiche. Nel sec. XV si ha il vero e proprio t. Per primo il vescovo di Verona; G. Matteo Giberti (1524-43), costruì nella sua Cattedrale l'altare maggiore con nel mezzo un t. eucaristico. Così esso diviene ben presto il centro del culto eucaristico con carattere rattere permanente, cioè anche fuori della Messa; e l'arte lo arricchisce con i più eleganti partiti costruttivi e decorativi. La primitiva edicola assume forme di tempietti rettangolari, ottagoni, rotondi, con colonne, statue, marmi, bronzi, ecc. Sopra il tempietto è posta la Croce e nel centro si apre una porta, quasi sempre cesellata e spesso arricchita di pietre preziose e di figurazioni sacre. Gli schemi artistici classici o barocchi creano una svariata iconografia del t., che, in piccolo, riproduce i partiti della grande architettura. Nel rito bizantino l'ortoforio corrisponde al t. del rito latino (C. Costantini).

Fra i t. più notevoli per valore artistico, elegante struttura e squisita decorazione, vanno ricordati i t. dell'Orcagna in Orsanmichele a Firenze, di Mino da Fiesole nella cappella Medici della chiesa di S. Croce a Firenze, di I. Sansovino nel Museo naz. di Firenze, del Vecchietta sull'altar maggiore della cattedrale di Siena, di A. Riccio nella cappella del S.mo Sacramento della basilica di S. Maria Maggiore a Roma, di G. L. Bernini nella cappella del S.mo Sacramento nella basilica di S. Pietro a Roma (v. liturgia, V. coll. 775-79).

Bibl.: Ch. Darrenberg-E. Saglio, Tabernaculum, in Diction. des Antiq., V. pp. 11-13; G. Jacob, L'arte a servizio della Chiesa, Pavia 1900, passim; E. Diehl, Inseript. lat. christ. vet., Berlino 1931, 2064; C. e G. Costantini, Fede ed arte, II, Roma 1946, passim; P. L. Zovatto, In un'epigr. sepolcr. concordiae, in Epigraphica, 11 (1949), pp. 64-67; id., Antichi monumenti cristiani di I. Concordia Sag., Roma 1950, p. 43 sgr.

Paolo Lino Zovatto

NORME LITURGICHE. - L'uso, introdotto dal vescovo di Verona, fu appoggiato dai Papi e nel 1614 Paolo V nella edizione del Rituale romanum lo rese obbligatorio per tutta Roma e ne raccomandò l'uso anche ad altre diocesi. Fuori d'Italia tardò ad introdursi, nonostante che il Sinodo provinciale di Tolosa del 1590 lo avesse imposto. Il Sinodo provinciale di Costanza del 1609 invece lasciava libertà per la conservazione della S.ma Eucaristia «e il peso altari secundum morem romanum vel in latere sinistro chori prope altare» (F. Raible, Der Tabernakel einst u. jetzt, Friburgo in Br. 1908, p. 422). Si continuò così fino al 21 ag. 1863, quando la S. Congregazione dei Riti impose l'adozione del t. sull'altare, vietando ogni altra forma di custodia della S.ma Eucaristia. L'obbligo è stato ribadito dal can. 1269 del CIC. La Congregazione dei Sacramento, poi, in data 26 maggio 1938 ha emanato un'Istruzione che dà norme precise in materia (AAS 30 [1938], pp. 198-207). Nell'attuale disciplina della Chiesa la S.ma Eucaristia deve esser

dunque conservata unicamente nel t. fisso e inamovibile posto nel mezzo dell'altare. Esso è obbligatorio per tutte le chiese cattedrali e parrocchiali. Nelle cattedrali e collegiate a motivo dell'ufficio corale il t. non deve stare sull'altare maggiore ma in altro altare laterale o in una cappella destinata appositamente a questo fine. Nelle chiese parrocchiali invece il t. deve stare sull'altare maggiore; niente tuttavia proibisce che possa stare in altro altare conveniente mentre ornato. L'Eucaristia non può essere conservata che in un solo t. (S. Congr. dei riti, decr. 3449, ad 1).

Non vi sono norme riguardanti la forma del t.: essa è lasciata al genio dell'artista; ma è

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TABERNACOLO - T. di Giovanni della Robbia - Firenze, Museo nazionale.

sempre necessario che abbia una sola apertura e che lo sguardo non penetri nel suo interno. È proibito collocarvi dentro delle lampadine elettriche. L'interno deve essere dorato o ricoperto almeno di seta bianca (S. Congr. dei Riti, decr. 3150, 3254, 3709, 4035). Il t. non deve servire per base a statue, immagini o reliquie (decr. 2613, 2740); vi può esser collocata sopra la Croce per la Messa, quando non si può provvedere altrimenti (decr. 4136). Il tronetto per la esposizione vi può esser collocato soltanto durante l'esposizione solenne del S.mo Sacramento. Oltre la S.ma Eucaristia niente altro può essere custodito nel t., il quale deve sempre essere coperto da un conoeco di stoffa bianca o dei colori liturgici del giorno. L'uso del conoeco è tassativo (decr. 3520, 4137), ma in caso di t. gran-diosi o artistici la legittima autorità può dispensare dal conoeco. La chiave del t. deve essere d'oro o d'argento, e, se di ferro, argentata o dorata, deve essere gelosamente custodita dal parroco o da persona addetta alla chiesa che riscuota la sua piena fiducia. Davanti al t. deve avere giorno e notte almeno una lampada alimentata con olio o cera di api, o, in mancanza di cesso, su parere dell'Ordinario del luogo, con altri olii vegetali (can. 1271). - Vedi tav. CXIX.

Dan, che all'uopo furono ripieni di spirito di Dio (Ex. 31, 1-11; 36-38). Dio ne mostrò il modello a Mosè sul Sinai. Vi contribuì il popolo con offerte spontanee e vi si impiegarono 29 talenti d'oro (kg. 1400) e 730 sicli, 100 talenti di argento (kg. 4300) e 1775 sicli. Si componeva dell'atrio e del t. o tenda e relative suppellettili.

L'atrio era rettangolare (cubiti 100, ai lati nord-sud, per 50 est-ovest) delimitato da tendaggi di bisso ritorto agganciati a colonne (20 x 10 per lato, alte 5 cub.), acacia (v.) e rivestimento in argento e basi

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(da 2. Roethge, A Dictionary of the Bible, IF, Edinburgo 1609, p. 661) Tabernacolo (Tenda) di riunione - In alto; Piante del T. di riunione: A sirio; $B$ Santo; $C$ Santissimo; a altare degli olocauati; $b$ conca di rame; $c$ altare dei profumi; $d$ candelabro d'oro; e mensa dei pani di proposizion
in bronzo scaglionate alla distanza di 5 cub., e tesi con corde agganciate a pioli. L'ingresso era sul lato est, largo 20 cub., costituito da un tendaggio ricamato con violetto, porpora, scarlatto e bisso ritorto pendente da quattro colonne come sopra, sollevabile. Le tende erano infilate a listelli ed appese ai ganci delle colonne; all'atrio potevano accedere tutti gli Israeliti.

Il t. propriamente detto era la sede di Dio, da dove si manifestava ad Israele. Situato al centro dell'atrio con l'ingresso ad est, era un rettangolo lungo 30 cubiti, alto e largo 10 (mq. 75), e diviso da un velo in due parti: 1) il Santo, di cubiti 20 lung. X 10 alt. X 10 larg.; 2) il Santo dei Santi, o Santissimo, cubo perfetto (cubiti 10 X 10 X 10), avvolto in mistica oscurità.

Risultava di un'armatura in legno di acacia rivestito in oro, sostenente un tendaggio prezioso all'interno e protetta da coperte all'esterno. L'armatura si componeva di 48 tavoloni, di cubi. 10 alt. X 10 larg., poggiati ciascuno su 2 basi d'argento e con 2 incastri per l'agganciamento: disposti 20 X 20 ai lati sud-nord, 6 ad ovest, 2 rinforzati e forse sporgenti agli angoli di fondo ovest: fasciati tutt'interno con 15 traverse (di acacia rivestita d'oro), 5 per lato (la sola mediana fasciante tutta la parete), infilate in anelli d'oro infissi ai tavoloni. All'interno si appendevano due pezze tessute come il tendaggio dell'atrio, ma con figure di cherubini, di 5 cubiti ciascuna, ottenute con dieci teli cuciti tra loro (cub. 28 lung. X 4 larg.), allacciate con 50 legacci e 50 fermagli d'oro al di sopra del velo che separava il Santo dal Santissimo.

Le coperte esteriori erano tre. La 1a era un tessuto di peli di capra di cub. 30 X 4 (diviso in due pezze, una di 5, l'altra di 6 teli, = 11) ed unito con legacci e fermagli (di bronzo) come il telo di sopra. Essendo più lungo ed ampio dell'altro (di 4 e 2 cub.), i suoi lembi ricadevano in terra coprendo il velo interno e si ripiegavano sul davanti. La 2a copertura era di pelle di montone tinta in rosso, e la 3a di pelli di tabak (tasso, delfino, dugong 2). Il velo di separazione del Santo dal Santo si fissò a cera come il velo interno: appeso a 4 colonne di acacia rivestite d'oro e uncini d'oro e con basi d'argento. Una cortina pendeva all'ingresso del Santo ed era come la precedente: lavoro di intreccio, ma senza cherubini; appesa a 5 colonne come sopra.

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TABERNACOLO (TENDA) DI RIUNIONE (ebr. 'ôhel, per lo più seguito da mô'ôdh: «t. da convegno»). - Santuario smontabile e trasportabile (Settanta: σκηνή τοῦ μαστόπλου; Volg. Tabernaculum testimoni o foederis) costruito su ordine divino da Mosè per il culto del popolo d'Israele e officiato fino alla costruzione del Tempio di Gerusalemme.

Fu preceduto probabilmente da una tenda sacra (Ex. 33, 7-11), santuario provvisorio, trasportato da Mosè fuori dell'accampamento in punizione dell'adorazione del vitello d'oro. Quando vi si recava Mosè la nuvola sostava al suo ingresso ed il popolo si prostrava agli ingressi delle tende. In Ex. 16, 33-34, ricorre un luogo «davanti a Jahweh» detto ha-ôdhuth («precetto», indicante forse le tavole della legge), dove si conservò un 'ômer di manna; non risulta se si debba identificare con il detto t. provvisorio o con il T.

La descrizione del T. è in Ex. 25-27; l'esecuzione ibid., 36-38; l'erezione e la consacrazione ibid. 40 (cf. Fl. Giuseppe, Antig. Jud., III, 6). Il principale artefice ne fu Beseleel (v.), figlio di Hur, della tribù di Giuda, coadiuvato da Ooliab, figlio di Achisamech della tribù di