TABERNACOLO (Tabernaculum). - Dal latino taberna (= baracca costruita con tavole di legno), indica l'attendamento da campo dell'esercito romano; corrisponde a casetta a doppio spiovente con chiusura a tendaggi (cf. sculture nelle colonne Traiana e Aurelia), e tenda di magistrati romani in missione.
Nella bassa latinità t. equivale anche ad edicola sacra in forma di casa e di qui passò a significare una forma precisa di tomba; non doveva essere dissimile dalle tet-


(da Studia Eucharistica, Anversa 1916, tov. 3)
toie teg(u)latae (donde si spiega come sepolcri si trovino sub teglata) una specie di ciborium con un tetto coperto di tegole. Come dice un'iscrizione del sec. v(scavi 1950) di Concordia Sagittaria (Venezia), la voce t. indica anche sacello, cappella funeraria, piccolo vano rettangolare, a celle, la cui apertura era inquadrata da colonnine a guisa di pro-tiro e nicchie, a tre a tre, allineate sullo sfondo a perimetro esterno rettangolare; questo recinto sepolcrale, con copertura a volta, era provvisto di altare con reliquie, posto dinanzi alla tomba di Faustiniana, famula Christi, la quale raccomanda se stessa e la sua sepoltura «Christi tabernaculo ac sanctorum memoriae». In questo senso t. ricorre anche a Tipasa; infatti accanto alla chiesa martyrium di S. Salsa, un'iscrizione dice che questo oratorio, in relazione al culto tributato alla Santa, era la memoria iniziale, il breve tabernaculum, dove, secondo la Passione, il corpo della Santa aveva riposato.
Nella liturgia cattolica t. è un'edicola chiusa ed elevata, posta nel centro dell'altare dove si conserva la S.ma Eucaristia. Antica-
una porta, quasi sempre cesellata e spesso arricchita di pietre preziose e di figurazioni sacre. Gli schemi artistici classici o barocchi creano una svariata iconografia del t., che, in piccolo, riproduce i partiti della grande architettura. Nel rito bizantino l'artoforio corrisponde al t. del rito latino » (C. Costantini).
Fra i t. più notevoli per valore artistico, elegante struttura e squadra decorazione, vanno ricordati i t. dell'Orcagna in Orsanmichele a Firenze, di Mino da Fiesole nella cappella Medici della chiesa di S. Croce a Firenze, di I. Sansovino nel Museo naz. di Firenze, del Vecchietta sull'altar maggiore della cattedrale di Siena, di A. Riccio nella cappella del S.mo Sacramento della basilica di S. Maria Maggiore a Roma, di G. L. Bernini nella cappella del S.mo Sacramento nella basilica di S. Pietro a Roma (v. LITURGIA, V, coll. 775-79).
BIEL.: Ch. Daremberg-E. Saglio, Tabernaculum, in Diction. des Antiq., V, pp. 11-13; G. Jacob, L'arte a servizio della Chiesa, Pavia 1900, passim; E. Diehl, Inscript. lat. christ. vet., Berlino 1931, 2064; C. e G. Costantini, Fede ed arte, II, Roma 1946, passim; P. L. Zovatto, T. in un'epigr. sepolcr. concordiese, in Epigraphica, 11 (1949), pp. 64-67; id., Antichi monumenti cristiani di I. Concordia Sag., Roma 1950, p. 43 sec.
Paolo Lino Zovatto
NORME LITURGICHE. - L'uso, introdotto dal vescovo di Verona, fu appoggiato dai Papi e nel 1614 Paolo V nella edizione del Rituale romanum lo rese obbligatorio per tutta Roma e ne raccomandò l'uso anche ad altre diocesi. Fuori d'Italia tardò ad introdurarsi, nonostante che il Sinodo provinciale di Tolosa del 1590 lo avesse imposto. Il Sinodo provinciale di Costanza del 1609 invece lasciava libertà per la conservazione della S.ma Eucaristia «vel in ipso altari secundum morem romanum vel in latere sinistro chori prope altare» (F. Raible, Der Tabernakel einst u. jetzt, Friburgo in Br. 1908, p. 422). Si continuò così fino al 21 ag. 1863, quando la S. Congregazione dei Riti impose l'adozione del t. sull'altare, vietando ogni altra forma di custodia della S.ma Eucaristia. L'obbligo è stato ribadito dal can. 1269 del CIC. La Congregazione dei Sacramenti, poi, in data 26 maggio 1938 ha emanato un'Istruzione che dà norme precise in materia (AAS 30 [1938], pp. 198-207). Nell'attuale disciplina della Chiesa la S.ma Eu-
caristia deve esser dunque conservata unicamente nel t. fisso e inamovibile posto nel mezzo dell'altare. Esso è obbligatorio per tutte le chiese cattedrali e parrocchiali. Nelle cattedrali e collegiate a motivo dell'ufficio corale il t. non deve stare sull'altare maggiore ma in altro altare laterale o in una cappella destinata appositamente a questo fine. Nelle chiese parrocchiali invece il t. deve stare sull'altare maggiore; niente tuttavia proibisce che possa stare in altro altare convenientemente ornato. L'Eucaristia non può essere conservata che in un solo t. (S. Congr. dei riti, decr. 3449, ad 1).
Non vi sono norme riguardanti la forma del t.: essa è lasciata al genio dell'artista; ma è
(fot. Alinari)
TABERNACOLO - T. di Giovanni della Robbia - Firenze, Museo nazionale.
sempre necessario che abbia una sola apertura e che lo sguardo non penetri nel suo interno. È proibito collocarvi dentro delle lampadine elettriche. L'interno deve essere dorato o ricoperto almeno di seta bianca (S. Congr. dei Riti, decrr. 3150, 3254, 3709, 4035). Il t. non deve servire per base a statue, immagini o reliquie (decr. 2613, 2740); vi può esser collocata sopra la Croce per la Messa, quando non si può provvedere altrimenti (decr. 4136). Il tronetto per la esposizione vi può esser collocato soltanto durante l'esposizione solenne del S.mo Sacramento. Oltre la S.ma Eucaristia niente altro può essere custodito nel t., il quale deve sempre essere coperto da un conopeo di stoffa bianca o dei colori liturgici del giorno. L'uso del conopeo è tassativo (decr. 3520, 4137), ma in caso di t. grandiosi o artistici la legittima autorità può dispensare dal conopeo. La chiave del t. deve essere d'oro o d'argento, e, se di ferro, argentata o dorata, e deve essere gelosamente custodita dal parroco o da persona addetta alla chiesa che riscuota la sua piena fiducia. Davanti al t. deve ardere giorno e notte almeno una lampada alimentata con olio o cera di api, o, in mancanza di caso, su parere dell'Ordinario del luogo, con altri olii vegetali (can. 1271). - Vedi tav. CXIX.