TEODORICO di NYEM. - Canonista conciliaria tedesco, n. verso il 1340 a Brakel in Westfalia, m. a Maastricht il 22 marzo 1418.
Dal 1370 notai presso la Curia pontificia ad Avignone, segui Gregorio XI a Roma (1377) e fu testimonio del sorgere del grande scisma, rimanendo però fedele ad Urbano VI. Nel 1395 fu nominato da Bonifacio IX vescovo di Verden ma non fu consacrato, né prese possesso dell'episcopato, e rimase abbreviato e scrittore della Cancelleria papale. Si mise dalla parte di Alessandro V e di Giovanni XXIII con il quale partecipò al Concilio di Costanza ma, dopo la fuga di lui, se ne separò definitivamente e compose un violento libello: Invectiva in fugientem e Concilio Constantieni Joannem XXIII, che contribuì molto alle misure prese dall'Assemblea contro il Papa e, con altri suoi scritti, allo sviluppo delle idee conciliari.
Copiosa è la produzione di T.: Liber Cancellaria apostolicae e Stilus Palatii abbreviatus, raccolte di formulari ad uso della Rota e della Cancelleria pontificia; De schismate libri tres, storia del grande scisma, ricca di particolari importanti, anche se scritta con preoccupazioni partigiane. Sul Concilio e sulla riforma: De modis unendi ac reformandi Ecclesiam e Avisamenta de unione et reformatione membrorum et capitis fienda.
Incontestata è per lui la superiorità del concilio sul pontefice, perché solo il concilio generale rappresenta la Chiesa universale e può emettere decisioni inappellabili. Il concilio è superiore al papa in autorità, in dignità, per la funzione, può eleggere il papa, limitarne i poteri, privarlo del titolo, anzi potrebbe anche deporlo. Originariamente l'autorità dei vescovi era uguale a quella dei papi, e l'attuale primato pontificio dev'essere considerato come una delegazione datagli dalla Chiesa e che potrebbe essere ritirata.